Viviana Parisi e Gioele Mondello, la teoria dei legali: «Omicidio-suicidio? No, è salita sul traliccio perché il bimbo era scappato»

21 Agosto 2020 Cronaca di Messina

«Viviana non si è uccisa e non ha ucciso il piccolo Gioele». Ne è convinto Claudio Mondello, legale e cugino di Daniele Mondello, che su Facebook espone una sua teoria su cosa è accaduto a Caronia.

«Il bambino sfugge alla vigilanza della madre — è la sua ricostruzione nel dopo incidente stradale — e si allontana. Forse anche solo di pochi passi. Probabilmente qualcosa, in quello scenario di campagna, attira la sua attenzione oppure lo spaventa. La madre, terrorizzata, cerca disperatamente di trovarlo, ma i suoi tentativi falliscono». «Al fine di meglio orientarsi, quindi, decide di salire sul pilone della corrente e guadagnare una posizione di privilegio rispetto al luogo circostante. È vero che il traliccio è posto più in basso rispetto alla collina adiacente, ma è l’unica tipologia di struttura che consenta di guardarsi intorno a 360 gradi. È compatibile, pertanto, con l’idea di chi voglia perlustrare la zona limitrofa; probabilmente (così ipotizzo) per guadagnare il contatto visivo col bambino».

«Da quella posizione — ipotizza ancora Claudio Mondello — Viviana, finalmente, rintraccia Gioele: si affretta a scendere, ma, probabilmente per evitare di perdere tempo, ritiene preferibile saltare. Questa scelta le è fatale. Da questo punto in poi faccio mia la ricostruzione di chi ha restituito Gioele alla propria famiglia: Giuseppe Di Bello, ex brigadiere dei Carabinieri. È probabile che il bambino abbia vagato tra i boschi fino al momento in cui è incorso in un incontro funesto (forse un suino nero dei nebrodi; in zona ve ne sono molteplici sia da allevamento che allo stato brado). Quanto sopra deve essere vagliato, in modo accurato, e supportato da evidenze tali da rendere impossibile ogni alternativa possibile. Un lavoro — conclude Mondello — che impone pazienza, rispetto e silenzio». Anche i legali del padre di Viviana (Nicodemo Gentile e Antonio Cozza) definiscono «forzata l’ipotesi di omicidio suicidio»: «In certe circostanze, in assenza tra l’altro – scrivono – di una indispensabile quanto completa, valida e professionale relazione psico/ socio/ familiare e di risultati qualificati di natura medico / legale, sarebbe preferibile, da parte di tutti, il silenzio e il rispetto per due morti così dolorose».

In più, i legali della famiglia Mondello (Pietro Venuti e Claudio Mondello) – tramite una nota stampa – smentiscono le ricostruzioni secondo cui Viviana Parisi a giugno abbia tentato il suicidio. «Non c’è stato alcun tentativo di suicidio» da parte di Viviana il 28 giugno scorso, quando è stata portata al Policlinico di Messina, ma soltanto «il dubbio» della donna di «avere assunto un quantitativo leggermente maggiore del farmaco prescrittole». I due penalisti rendono anche nota parte del contenuto del «verbale di pronto soccorso» di quel giorno in cui la donna è stata accolta in «codice giallo» e descritta come «paziente in atto eupnoica (frequenza respiratoria normale, ndr), in atto vigile, orientata, collaborante, cute e mucose rosee». «Circa due ore l’accesso – ricostruiscono gli avvocati – Viviana era a casa. Il giorno seguente: a mare con la propria famiglia. Cosa era accaduto? Nel dubbio, Viviana non ne era certa, che avesse assunto un quantitativo leggermente maggiore del farmaco prescrittole ha parlato di questa circostanza ai familiari, i quali – come sempre solerti, attenti, amorevoli e premurosi – nel dubbio, preferivano accedere a un pubblico nosocomio per i dovuti accertamenti. Quindi – conclude la nota – nessun tentativo di suicidio».

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