Operazione “Ottavo cerchio”. Deciso il giudizio immediato

1 Settembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Le prove raccolte si reputano evidenti», al punto da «rendere superflue l’udienza preliminare». Per queste ragioni il gip Maria Militello ha accolto la richiesta avanzata a fine luglio dal sostituto procuratore Federica Rende e ha disposto il giudizio immediato per i dieci imputati dell’operazione “Ottavo cerchio”. Tutti dovranno comparire davanti al giudice il prossimo 11 novembre, data in cui è stata fissata l’udienza. Anche il Tribunale della Libertà aveva ribadito la solidità dell’indagine della Squadra Mobile. 

L’operazione, condotta a marzo dalla polizia di Stato, ruota tutta attorno ad un presunto giro di mazzette che avrebbe coinvolto imprenditori e funzionari pubblici, dal Genio civile al Comune di Messina. Un’inchiesta con undici arresti, quattordici indagati, nella quale è coinvolto anche un autista giudiziario della Procura, Angelo Parialò, accusato di essere una “talpa” che avrebbe fornito informazioni sugli spostamenti del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, parlandone con uno degli indagati.

Tutto è partito dall’intimidazione subita da un commerciante, Pietro Ferrante, intercettato dopo aver negato di aver subito estorsioni. È così che sono emersi i suoi contatti con un soggetto noto da parecchio tempo alle forze dell’ordine, Marcello Tavilla (foto), reinventatosi imprenditore («architetto», così si presentava). Secondo l’accusa Tavilla, insieme alla compagna Cinzia Fiorentino e a Ferrante, avrebbero corrotto un funzionario del Genio Civile di Messina, l’amministratore del condominio di case popolari “Sottomontagna”, l’ex assessore comunale Giorgio Muscolino (condominio gestito dall’Agenzia per il risanamento) e anche un funzionario del Comune, per ottenere i lavori di manutenzione del mercato Sant’Orsola. Tra gli imprenditori edili coinvolti, Giuseppe Micali, di Messina, e Giovanni Francalanza, di Barcellona. Gli altri imputati sono Felice D’Agostino, Giuseppe Frigione e Giancarlo Teresi. Quest’ultimo è dirigente del Genio civile di Trapani e in questa veste sarebbe stato corrotto da Micali per ottenere un appalto da oltre 800 mila euro al porto-canale di Mazara del Vallo, nel Trapanese. Separatamente si procede anche nei confronti di Salvatore Zaccaro, autore materiale di una perizia suppletiva proprio nell’ambito del presunto accordo tra Micali e Teresi. Accordo che avrebbe comportato un soggiorno gratuito in un albergo del centro di Messina, una cena offerta in un noto ristorante di Milazzo (per Teresi e i suoi cinque ospiti) e un contributo per l’acquisto di un’Alfa Romeo d’epoca. Procedimento a parte anche per Antonino “Ninetta” Bonaffini, recentemente arrestato in un’altra operazione, condotta dai carabinieri.

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