IMMACOLATO BONINA CONDANNATO A 5 ANNI E 3 MESI. ERA ACCUSATO DI ESTORSIONE AI DANNI DEI LAVORATORI

17 Settembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

di Edg – Cinque anni e tre mesi di reclusione (oltre ad una multa di 2.500 euro e al pagamento delle spese processuali), l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante la pena, il risarcimento alle parti civili (determinazione e liquidazione da decidere in separata sede civile), alle quali dovrà pagare una provvisionale immediatamente esecutiva (pari ad euro 5mila). Si chiude quindi con una condanna il processo (iniziato il 14 gennaio 2019) di primo grado per Immacolato Bonina, ex patron dei supermercati e del basket di Barcellona Pozzo di Gotto, accusato di estorsione ai danni di alcuni dipendenti di un supermercato con sede a Messina (ma solo per i fatti relativi al 2008, reato prescritto per gli anni precedenti).

La Corte presieduta da Letteria Silipigni e composta dai giudici Simona Monforte e Giovanni Albanese, ha invece assolto, perché il fatto non sussiste, Giuseppe Di Blasi e Enrico Bertè, due dipendenti accusati di aver dichiarato il falso alla magistratura su come andavano realmente le cose.

Bonina è stato difeso dall’avvocato Antoniele Imbesi. I due dipendenti, invece, erano assistiti dagli avvocati Gianluca Gullotta e Domenico Andrè.

L’INCHIESTA.

I Finanzieri della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotto nel 2018 avevano concluso un’indagine che aveva permesso di denunciare l’imprenditore Immacolato Bonina per l’estorsione ai danni di oltre 80 lavoratori dipendenti oltreché per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Le indagini aveva consentito di dimostrare che l’imprenditore, titolare fino al 2016 di una importante catena di supermercati, abusando del ruolo di datore di lavoro e minacciando i lavoratori di licenziamento, sottoponeva ingiustamente gli stessi a condizioni lavorative svantaggiose.

Nello specifico, i dipendenti venivano costretti a firmare contratti che prevedevano la diminuzione dell’orario di lavoro (c.d. “contratti di collocazione in solidarietà”), con conseguente riduzione della loro retribuzione (salari e stipendi), nonostante, in realtà, lavorassero per un numero di ore settimanali ben superiore a quelle previste (40 ore anziché 28). Inoltre, l’adozione di questi contratti, apparentemente adottati per evitare la riduzione del personale e per agevolare nuove assunzioni, ha consentito al datore di lavoro di ottenere dall’INPS un indebito contributo di solidarietà di circa 30.000 euro. Le indagini, avviate sulla base delle segnalazioni pervenute dai lavoratori dipendenti, hanno consentito di accertare gravi irregolarità nelle modalità di sottoscrizione e attuazione del rapporto di lavoro proposto agli stessi e di rilevare il mancato pagamento di numerose mensilità di salari e stipendi quantificato dai Finanzieri in oltre 1,2 milioni di euro. Bonina, per il quale la Procura della Repubblica di Barcellona P.G. aveva richiesto nell’ottobre del 2018 il rinvio a giudizio, doveva rispondere dei reati di “estorsione” e “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.

La Centro supermercati regioni Sicilia.

La vicenda è legata alle traversie economiche della sua principale società, la C.s.r.s. spa, la Centro supermercati regioni Sicilia, che è stata dichiarata fallita nel novembre del 2016.

La società che curava acquisto merci e logistica per l’intero Gruppo commerciale di Barcellona era stata dichiarata fallita il 30 novembre del 2016, dopo che lo stesso Tribunale di Barcellona aveva respinto l’ammissione al concordato preventivo.

Secondo quanto hanno ricostruito in Procura Bonina, come legale rappresentante della C.s.r.s. spa, nel 2014, quando già si erano verificati i primi problemi di natura economica del gruppo, propose un “accordo” ai suoi dipendenti, minacciando il licenziamento se non avessero accettato.

In pratica ne costrinse un gruppo, parte offesa nel procedimento, a firmare un accordo di solidarietà secondo l’accusa fittizio, di decurtazione del salario – reale -, a fronte di una riduzione dell’orario lavorativo del 30% – falsa -, a 28 ore rispetto alle 40 tradizionali.

Il suddetto “accordo”, scriveva il magistrato nel capo d’imputazione, sottoscritto dai lavoratori prevedeva «… condizioni contrattuali deteriori (in quanto i medesimi lavoratori, pur di non subire il prospettato licenziamento, aderivano a detto “accordo”, sebbene, in realtà , continuassero a prestare la propria attività lavorativa per 40 ore settimanali ed oltre), in tal modo procurandosi l’ingiusto profitto consistente dell’ottenimento della prestazione di attività lavorativa da parte di detti dipendenti».

Oltre all’estorsione veniva contestata all’imprenditore anche l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Questo perché «… mediante l’utilizzo e la presentazione di dichiarazioni o documenti attestanti cose non vere, segnatamente esponendo falsamente all’Inps di avere “collocato in solidarietà” a seguito della sottoscrizione dell’accordo di cui al precedente capo A), i lavoratori dipendenti della predetta società, quando, in realtà, i medesimi lavoratori continuavano a prestare la propria attività lavorativa per 40 ore settimanali ed oltre». Questo gli ha consentito all’epoca di percepire il “contributo di solidarietà” delle mensilità tra giugno e dicembre del 2014, per un importo di quasi 30mila euro.

Secondo l’accusa Bonina, all’epoca prospettò un quadro drammatico: «… “se i supermercati avessero chiuso lui avrebbe potuto vivere di rendita”, mentre se loro non avessero accettato la sottoscrizione dell’accordo imposto “sarebbero rimasti a casa senza lavoro”».

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