MESSINA: Accusato di aver ceduto all’amico una dose fatale di metadone, 48enne si difende davanti al gip

1 Ottobre 2020 Cronaca di Messina

Si è svolto nella giornata di ieri, davanti al gip Monica Marino Marino, l’interrogatorio di garanzia del quarantottenne Massimo Grimaldi, indagato per la morte di Stefano Garufi, deceduto lo scorso 2 novembre e il cui corpo fu ritrovato sulla scalinata di via Giarre a Messina, ed attualmente sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la Comunità Sentiero Speranza sita in Biancavilla (CT).

Grimaldi ha risposto ampiamente e puntualmente alle contestazioni, permettendo di chiarire taluni aspetti della vicenda.​ In particolare è emerso che la quantità di metadone rinvenuto nel corpo del Garufi era decisamente maggiore di quella che settimanalmente veniva consegnata dal Sert al Grimaldi.​

“Il decesso dell’uomo potrebbe essere stato provocato da fattori estranei alla condotte ascritta al mio assistito”, osserva l’avvocato Nino Cacia, difensore dell’indagato. “Secondo quanto è emerso dall’esame autoptico il povero signor Garufi aveva assunto metadone in orario antecedente all’incontro con il Grimaldi. A ciò – conclude il legale – si aggiunga che il metadone rinvenuto all’esito dell’esame istologico sarebbe superiore a quello nella disponibilità dell’indagato”.

Dall’esame tossicologico alla vittima era risultata sia la presenza di metadone nel sangue con la concentrazione di 803 ng/ml che nelle urine con concentrazione di 1420 ng/ml. Una dose pari almeno al doppio di quella ritenuta efficace e stabilizzante per la sindrome da astinenza da oppiacei.

I FATTI

Lo scorso 3 settembre, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. Monica Marino presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale Procura della Repubblica, i Carabinieri della Compagnia di Messina Centro avevano arrestato il 48enne messinese Massimo Grimaldi, già noto alle forze dell’ordine e difeso dall’avvocato Nino Cacia, gravemente indiziato dei reati di morte come conseguenza di altro delitto e cessione di sostanza stupefacente. 

Il provvedimento restrittivo traeva origine dall’esito delle indagini sviluppate dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Centro, a seguito del decesso del 49enne Stefano Garufi per overdose di metadone, il cui cadavere era stato rinvenuto il 2 novembre 2019 all’esterno dell’abitazione in località Fondo Pistone dove all’epoca l’arrestato dimorava.

Dall’attività investigativa condotta dai militari del Nucleo Operativo, sotto la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Messina, è emerso che i due uomini, amici di vecchia data, quella sera, dopo alcuni anni, si erano incontrati per caso e avevano trascorso insieme la serata consumando una massiccia quantità di alcol, birre e gin, in un locale del centro città. Nella circostanza, Massimo Grimaldi cedeva a Garufi una quantità imprecisata di metadone, il cui consumo si sarebbe rivelato in breve tempo fatale, provocandone la morte per overdose.

 

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