8 Ottobre 2020 Sport e Spettacolo

Il Nobel per la letteratura alla poetessa americana Louise Glück

Il premio Nobel per la letteratura 2020 è andato a Louise Glück, poetessa e saggista americana, per “la sua inconfondibile voce poetica, che con austera bellezza rende l’esistenza individuale esperienza universale”, come si legge nelle motivazioni  rese pubbliche dall’Accademia di Svezia. È la sedicesima donna premiata con il Nobel dal 1901. Mats Malm dell’Accademia Svedese ha riferito la sua reazione dopo la telefonata che le annunciava la vittoria: si è dichiarata “sorpresa e contenta” della notizia. La conferenza celebrativa del premio Nobel si terrà negli Stati Uniti per via delle restrizioni ai viaggi imposte dalla pandemia.

Vincitrice in patria di premi letterari importanti, tra cui il Pulitzer (nel 1993) e il National Book Award, nonché “Us Poet laureate” nel 2003, Glück è nata a New York in una famiglia di origine ebraica ungherese ed è cresciuta a Long Island. Vive a Cambridge, in Massachusetts, e insegna alla Yale University di New Haven, in Connecticut.

Il Nobel per la letteratura 2020 a Louise Glück

L’assegnazione del Nobel a Glück, che non era data per favorita dagli scommettitori (tra i nomi femminili più gettonati c’erano quest’anno un’altra poetessa, la canadese Anne Carson, la scrittrice caraibico americana Jamaica Kincaid e la franco caraibica Maryse Condé), ha sparigliato ancora una volta le carte dopo la doppia vittoria dello scorso anno di Olga Tokarczuk e Peter Handke. Glück è la prima poetessa a vincere il Nobel dall’assegnazione, nel 1996, alla polacca Wislawa Szymborska.

Nella sua biografia, l’anoressia di cui ha sofferto durante l’adolescenza e nel corso dei primi anni della vita adulta è stata un’esperienza centrale. Per combattere la malattia, la scrittrice intraprese un percorso psicanalitico, rinunciando a un certo punto a frequentare l’università. La sua prima raccolta di poesie, del 1968, si intitola Firstbornin seguito, dopo alcuni anni di silenzio, ha pubblicato The House on Marshland (1975) e nei primi Ottanta, The Triumph of Achilles (1985), in cui ha trasposto la perdita di tutti i suoi oggetti personali per via dell’incendio della casa in cui viveva, in Vermont.

Sono gli anni Novanta a portarle il vero riconoscimento tra i grandi poeti contemporanei americani. Prima, con la raccolta Ararat (1990), in cui fa i conti con la morte del padre, poi con L’iris selvaggio che la porterà a vincere il Pulitzer. Sono di questi anni anche i saggi raccolti in Proofs & Theories: Essays on Poetry. Dopo l’11 settembre viene edito negli Usa il suo lungo poema October, dedicato al trauma dell’evento:  come nella produzione precedente, Glück si serve dei temi del mito classico tessendoli nella sua visione intima di ciò che accade. A proposito del suo stile, il New York TImesha scritto nel 2003, quando è stata eletta “Us Poet Laureate” che si trattava di una “scelta ispirata”, perché Glück “eccelle nel fare ciò che solo la poesia lirica può fare: imitare la musica peculiare del pensiero stesso”.

La stessa autrice ha ribadito che la poesia non sopravvive “sui contenuti, ma attraverso la voce. Per voce intendo lo stile del pensiero, che lo stile del discorso non può sostituire mai in modo convincente”.