ANCHE MESSINA NELL’OPERAZIONE ‘LABIRINTO’: Frode milionaria nel Torinese, 2 arresti e 16 obblighi di dimora

15 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

“Questi sono fenomeni non nuovi: abbiamo una società all’estero, una in Italia e altre nel mezzo, un meccanismo noto che cerchiamo di combattere. Non è facile perché bisogna ricostruire numerosi passaggi e perché negli ultimi anni questo tipo di criminalità si è affinata”. Così il procuratore aggiunto Marco Gianoglio, dopo l’operazione “Labirinto” condotta dalla Guardia di finanza di Torino, che ha portato all’arresto di due imprenditori torinesi e all’applicazione di 16 obblighi di dimora

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due imprenditori hanno evaso l’Iva per 40 milioni di euro, facendo arrivare in un’azienda di Volvera, con sede legale a Milano, prodotti informatici provenienti dalla Germania e destinati all’e-commerce, coinvolgendo una società di fatturazione olandese e una decina di società fittizie italiane, che hanno permesso di eludere il pagamento dell’imposta sul valore aggiunto. Le ipotesi di reato contestate sono associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, utilizzo ed emissione di fatture false. Tra gli indagati figurano tre persone che hanno richiesto il reddito di cittadinanza, mentre i due imprenditori arrestati, uno con precedenti penali, hanno usufruito del contributo da 600 euro riservato alle imprese in conseguenza all’emergenza Covid-19.

Le indagini sono state condotte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche e hanno permesso di smascherare i due amministratori della società, M.S. 43 anni torinese e G.R., 47enne originario di Novara. In tutto sono 32 i soggetti compiacenti (tra di loro nullatenenti e pregiudicati) che nell’arco degli anni hanno fatto da prestanome in cambio di lauti compensi. Oltre al capoluogo piemontese sono interessate all’operazione le province di Cuneo, Alessandria, Novara, Milano, Modena, Lucca, Roma, Frosinone e Messina, con attività estese anche a Germania e Olanda.

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