Messina, neonato morì a cinque giorni dal parto: il gup rinvia a giudizio i medici Arbuse e Pullia

21 Ottobre 2020 Senza categoria

Il giudice dell’udienza preliminare Fabio Pagana ha rinviato a giudizio due medici con l’ipotesi di reato di omicidio colposo e “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”, all’epoca dei fatti uno in qualità di specialista di famiglia e l’altro in servizio all’ospedale Papardo.

Si tratta - come scrive Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud - del tragico caso del neonato Giovannino Cucinotta, deceduto nel settembre del 2017 a cinque giorni dal parto per un «arresto cardiocircolatorio e respiratorio consecutivo ad encefalopatia ipossico-ischemica prodotta da ipossiemia fetale acuta e verosimilmente aggravatasi in corso di parto distocico (distocia di spalla)».

L’inchiesta fu aperta a suo tempo dal pm Marco Accolla e vedeva coinvolti subito dopo i fatti cinque indagati, ovvero i componenti dell’equipe dell’ospedale Papardo che operarono in quei frangenti. L’esame sul corpicino fu eseguito dal medico legale Maria Francesca Berlich e dalla dottoressa Claudia Giuffrida, specialista in Ginecologia e ostetricia. Erano presenti i medici legali Nino Bondì, per i genitori, e Caterina Fabiano, per gli indagati. Dopo l’esecuzione dell’autopsia e il deposito della consulenza tecnica, lo scenario cambiò.

Scrissero infatti i consulenti: «...passando in rassegna la gestione del
piccolo Giovanni da parte dei sanitari neonatologi presenti al parto e di quelli che lo ebbero in cura presso il Policlinico di Messina, va segnalato come nessuna censura possa essere mossa nei confronti di tali figure professionali; dal momento della nascita fino all’epoca del decesso, infatti, tutti i neonatologi che gestirono il piccolo paziente posero in essere idonei provvedimenti diagnostico- terapeutici che il caso richiedeva. Provvidero a tempestive manovre rianimatorie (grazie alle quali si ottenne
un rapido miglioramento da un punto di vista respiratorio) e disposero il trasferimento presso il Policlinico per l’insorgenza di un peggioramento neurologico».

In ogni caso la Procura decise di andare avanti ed elevare l’imputazione
nei confronti del ginecologo di famiglia, il dott. Silvano Arbuse, e di una sola componente dell’equipe ospedaliera, la dott. Annamaria Pullia. Entrambi i sanitari ieri sono stati rinviati a giudizio e dovranno affrontare il processo, che si aprirà il 19 febbraio prossimo. I due medici ieri mattina sono stati assistiti dagli avvocati Francesco Rizzo, Massimo Marchese e Aurora Notarianni. La parte civile, i genitori del piccolo, sono stati rappresentati in giudizio dagli avvocati Salvatore Silvestro e Carmelo Mobilia.

E con una nota affidata ai propri avvocati di fiducia, il dott. Arbuse «non
senza ribadire sentimenti di profondo dispiacere per l’accaduto, anche in
considerazione dei rapporti di datata amicizia con i familiari delle parti civili», ha anche dichiarato «la propria estraneità rispetto ad una contestazione smentita dagli stessi consulenti della accusa. Il dott. Arbuse - hanno chiarito i suoi legali -, ha prestato l’assistenza richiestagli nel rispetto delle linee guida e secondo le migliori regole dell’Ars medica».

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