Caso Cucchi, il generale Luongo: ”Non controllai gli atti inviati alla Procura”

23 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Difende l’operato dei suoi uomini il generale dei Carabinieri Salvatore Luongo, sentito ieri al processo per il presunto depistaggio compiuto dai carabinieri a seguito della morte del giovane romano Stefano Cucchi. In aula il generale ha ammesso di non aver controllato “gli atti che inviammo alla Procura, mi fidai della nota redatta dal comandante Lorenzo Sabatino. Quest’ultimo, già comandante del reparto operativo di Roma e attualmente comandante provinciale dei carabinieri a Messina, è imputato con il maggiore Tiziano Testarmata per omessa denuncia e favoreggiamento, perché nel corso delle indagini del 2015, non avrebbe comunicato al pm Giovanni Musarò l’esistenza delle duplici annotazioni di servizio, redatta nel 2009, che si riferivano alle condizioni di salute di Cucchi.  L’incarico a Luongo è affidato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone: “Mi venne consegnata in busta chiusa la richiesta riservata per l’acquisizione documentale di diversi atti legati alla vicenda Cucchi. Penso che Pignatone si sia rivolto a me per galateo istituzionale e per il rapporto personale e fiduciario”. Luongo, quindi, convocò il suo “braccio destro” Sabatino con il quale si coordinò: “Decidemmo di incaricare Testarmata di acquisire gli atti, doveva portare le singole richieste alle compagnie Casilina, Tor Sapienza e gruppo Roma, e sovrintendere all’acquisizione”. Al termine, Sabatino tornò da Luongo. “Mi disse che c’erano quattro annotazioni, con la stessa data, firmate da due carabinieri, quasi identiche, con alcune diversità ma non di forma. Gli risposi che la cosa importante era trasmettere tutto”, ha aggiunto il generale. Nonostante il ruolo gerarchico, il generale non guardò i singoli atti: “Non controllai gli allegati, guardai l’elenco che mi presentò Sabatino, e gli dissi di preparare una nota per me e una a mia firma da inviare alla Procura - ha spiegato in aula il generale -. E quando vennero trasmesse non segnalammo l’esistenza delle doppie annotazioni. Penso che Sabatino si limitò solo a trasmettere gli atti, non eravamo delegati a indagare”. Incalzato dal pm Musarò, Luongo ha ammesso: “Non capivo il peso dell’acquisizione di quegli atti, perché non conoscevo l’indagine della Procura. Non sapevo che le annotazioni fossero dei falsi, pensavo fossero due diverse copie. Solo dopo ho informato i miei superiori”Fonte: Il Fatto Quotidiano

"Mi fidai di Testarmata".

Tra le carte depositate dalla Procura c’è anche il verbale di interrogatorio di Lorenzo Sabatino, indagato per favoreggiamento, e all’epoca dei fatti comandante del reparto operativo di via In Selci. «Mi chiedete – fa mettere a verbale – per quale ragione nella nota del 14 novembre del 2015 indicammo le annotazioni sullo stato di salute di Cucchi a firma Colicchio e Di Sano fra gli allegati senza precisare che avevano contenuto diverso. In quel periodo io ero molto impegnato e mi limitai a fare un controllo sommario, fidandomi del capitano Testarmata (altro ufficiale indagato ndr), nel senso che pensai avesse evidenziato la circostanza nell’annotazione a sua firma. Intendo aggiungere che, per quello che è il mio ricordo, che il 17 novembre del 2015 ci recammo in Procura per consegnare la documentazione acquisita, io e il generale Luongo dicemmo che c’erano due annotazioni con la stessa data, ma diverse, ma evidentemente non ci spiegammo bene. Non parlammo di falso perché a me nessuno aveva parlato di falso», conclude Sabatino.

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