MI MANDA FENAPI: Le nomine nelle Partecipate di Cateno De Luca tra doppi incarichi e l’azienda tanto cara al sindaco

25 Ottobre 2020 Politica

Di Sebastiano Caspanello - Adesso il quadro è completo. Ogni tassello del grande mosaico che compone la “galassia” delle società partecipate di Palazzo Zanca è stato messo al proprio posto. Nelle ultime settimane sono stati aggiunti gli ultimi, con le nomine del nuovo componente del Cda di Atm Spa, l'ex assessore in pectore Salvatore Ingegneri - chiamato a sostituire Francesco Gallo, che invece in Giunta c'è finito davvero -, e del collegio sindacale della MessinaServizi.

Un insieme di ben 54 poltrone di sottogoverno - si chiamavano così, ai tempi della Prima Repubblica -, per un costo totale annuo che sfonda il muro del milione di euro: per la precisione 1.019.051 euro. Molte di queste caselle il sindaco Cateno De Luca se l'è trovate già riempite al suo arrivo, altre le ha “svuotate” mandando in pensione società ormai inutili, altre ancora le ha create ex novo, allungando un elenco che in campagna elettorale aveva giurato di voler azzerare.

«Basta col bancomat»

Nella relazione sul secondo anno di mandato (presentata ad agosto ma mai portata, finora, in consiglio comunale), De Luca si esprime così: «A differenza del passato, il nostro approccio con le partecipate non è stato quello del bancomat clientelare e parassitario, bensì abbiamo applicato la ovvia logica del buon governo e della sana amministrazione riducendo drasticamente i “costi politici” delle partecipate: consulenze; incarichi apicali; spese clientelari; costi parassitari». Per De Luca «la prima conseguenza di questa complessiva ed innovativa azione è stata la riduzione dei costi di gestione politica (trattasi di costi dipendenti da scelte politiche gestionali) delle principali partecipate municipali di oltre il 50% (circa 450 mila euro annui)».

Costi davvero ridotti?

Una mezza verità. De Luca, infatti, si limita ad analizzare i costi “politici” di Amam, Atm e MessinaServizi, dove effettivamente il taglio c'è, -51,98% rispetto al 2017, in soldoni, appunto, circa 450 mila euro l'anno. Il punto è che con le nuove partecipate create da De Luca - Arismè, Messina Social City, Patrimonio Spa e Atm Spa, che al momento si “sovrappone”, come costi, alla vecchia Atm in liquidazione - si sono aggiunti costi per 472.887 euro. De Luca, però, la spiega così: «Per quanto riguarda i costi di gestione di Arismè e Messina Social City, anche per il triennio 2020-2022, non graveranno sulle entrate correnti del bilancio comunale ma sui fondi extra bilancio già assegnati al Comune. I costi di gestione della Patrimonio spa saranno recuperati con la corretta gestione e complessiva valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale».

I doppi incarichi

Altri elementi balzano all'occhio. Il primo è la tendenza al doppio incarico: in dieci, infatti, ricoprono più di un ruolo. Roberto Cicala, ad esempio, è sia presidente della Patrimonio Spa (27.549 euro) che consigliere dell'Amam (23.613 euro). Amam di cui è presidente Salvo Puccio (27.549 euro), che De Luca ha nominato anche esperto (a 21 mila euro l'anno) della Città metropolitana (come l'assessore Carlotta Previti). Pietro Picciolo, invece, è liquidatore sia di Atm (27.549 euro) che di Innovabic (19.200 euro). Anche Fabrizio Gemelli è liquidatore di Atm (27.549 euro) ma anche consigliere della Social City (23.613 euro). Nella nuova Atm, la Spa, nel Cda c'è Loredana Pagano (23.613 euro), che è anche nel collegio sindacale dell'Ato3 (10 mila euro), società in liquidazione. Qui, con lo stesso compenso, c'è anche Luigi La Rosa, presidente dell'Aias di Barcellona, sindaco supplente (quindi senza indennità) della MessinaServizi. Supplente è pure Giovanni Capillo (cognato di Gianpiero D'Alia, ex consulente di Giovanni Ardizzone all'Ars), che è anche revisore unico di Atm Spa (35 mila euro). Sempre a MessinaServizi, nel collegio sindacale, con un compenso da 20 mila euro, ci sono Arturo Faraone e Maria Eugenio Orlando: il primo è presidente del collegio sindacale della Patrimonio Spa, la seconda del collegio dell'Atm Spa, entrambi per 25 mila euro. Infine c'è Antonio Tumminello, che è sia presidente del collegio sindacale della Social City (6.712 euro) che dei revisori dei conti di Palazzo Zanca.

Mi manda Fenapi

Il secondo elemento che spicca non è più una novità: la cosiddetta “corrente Fenapi”. Sono ben otto gli incaricati nelle partecipate che fanno riferimento alla creatura aziendale di De Luca. Roberto Cicala è da sempre l'informatico della Fenapi (ricopre anche un incarico a tempo determinato al Comune di Santa Teresa di Riva); il presidente di Atm Spa Pippo Campagna, è invece nel Cda di Caf Fenapi Srl; sempre in Atm, ma nel collegio sindacale, c'è Carmelo Franco Anastasi, dal 2012 revisore unico della Fenapi Service Srl. Altro fedelissimo è Pietro Picciolo, responsabile di assistenza fiscale di Caf Impresa Fenapi srl. Altri nomi sono nel collegio sindacale della Patrimonio Spa: Angela Bertino, anche lei responsabile assistenza fiscale alla Fenapi ma anche alla Dionisio srl (azienda di cui è dirigente il sindaco), e Francesco Vito, storico consulente della Fenapi. E ancora: Valeria Asquini, presidente della Messina Social City, è anche presidente del circolo Fenapi Messina Dante. E infine Margherita Melazzo, sindaco di Arismè, è sempre assistente fiscale alla Fenapi, ma nel curriculum ha anche la candidatura alle ultime Amministrative. Ovviamente in una delle sei liste di De Luca. Fonte: Rassegnaweb da Gazzetta del Sud

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