Ex Caserma Gasparro, lavoratori stremati ancora in attesa del saldo dello stipendio di agosto

1 Novembre 2020 Politica

La FP CGIL non dimentica gli operatori dei centri Hotspot e CAS ubicati negli spazi dell’ex caserma Gasparro, uniche “vittime” di un scontro istituzionale che ha visto al centro Comune e Prefettura, frutto anche della cattiva gestione messa in campo dalla cooperativa Badia Grande

 

«Per la maggior parte delle persone i fatti verificatisi verso fine agosto intorno all’ex caserma Gasaprro, sembrano ormai storia vecchia, ed allora, come oggi, tutti sembrano aver totalmente ignorato e dimenticato gli oltre 30 lavoratori che a causa di quelle scelte scellerate sono rimasti senza lavoro o hanno visto totalmente stravolte le loro vite perché costretti a trasferirsi presso la sede di Pozzallo». Questo il commento del segretario della FP CGIL Francesco Fucile, che torna sulla vicenda mettendo in evidenza alcuni inaccettabili comportamenti messi in atto anche dalla Cooperativa Badia Grande che, fino al prossimo 5 dicembre, è di fatto ente gestore della struttura. «Sarebbe un evidente errore non riconoscere la difficoltà di gestione in un servizio come quello garantito all’interno di HOTSPOT e CAS in periodo di COVID19 – ha dichiarato Fucile - , ma non possiamo non sottolineare come da parte della Cooperativa ci sia stata una totale incapacità nell’affrontare l’emergenza innanzitutto in termini di organizzazione del lavoro. Spesso e volentieri i dipendenti sono stati lasciati letteralmente allo sbando e, soprattutto nelle settimane più concitate, quelle appunto di fine agosto, sarebbe stato auspicabile che il presidente di Badia Grande fosse stato presente all’interno dell’impianto per verificare pesonalmente lo stato delle cose. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto, con l’aggravante, che tra l’altro continua ad essere tale, di continuare a non corrispondere gli sitpendi con puntualità, e dunque senza neanche tener conto delle difficoltà che sono affrontate da coloro che nel frattempo, a seguito dello svuotamento delle strutture, sono stati trasferiti nei centri di Comiso e Pozzallo, con un aggravio di spese a loro carico per vitto, alloggio e trasferimento assolutamente insostenibile».

Una scarsa capacità di gestione, quindi, di cui anche gli enti appaltanti dovrebbero tenere conto: «Nel momento in cui si procede all’aggiudicazione di servizi come quello in oggetto – afferma Fucile -, gli enti appaltanti, e in questo caso la Prefettura, che procede all’aggiudicazione mediante il criterio del massimo ribasso, dovrebbe avere ben presente che i “massimi ribassi” vanno poi a tradursi in “economie” sulle teste dei lavoratori e, di conseguenza, in difficoltà organizzative-gestionali che, vista la delicatezza dei servizi in oggetto, sarebbe decisamente il caso da evitare. Auspichiamo che la Prefettura di Messina intervenga tempestivamente per garantire la regolarità degli stipendi arretrati ai lavoratori e sul futuro dell’impianto Gasparro – conclude Fucile -, ribadiamo la necessità che tutte le ipotesi di rimodulazione e trasformazione attualmente in esame, siano realizzate nel più breve tempo possibile, con l’assoluta garanzia della completa tutela occupazionale dei lavoratori delle suddette strutture».

 

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