Operazione ‘Ottavo Cerchio’: Inflitti 7 anni a Marcello Tavilla

10 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Ci sono le prime condanne per l'inchiesta Ottavo cerchio, che nel marzo scorso fece emergere un giro di “mazzette” che vedeva coinvolti imprenditori privati, funzionari pubblici e faccendieri che si prestavano a fare da mediatori tra le due parti.

Ieri mattina - come riportato oggi dal quotidiano Gazzetta del Sud - il gup Fabio Pagana ha condannato in udienza preliminare, con il rito abbreviato, uno degli indagati principali dell'indagine della Squadra Mobile, ovvero il 48enne Marcello Tavilla, e la sua compagna, la 51enne Cinzia Fiorentino, rispettivamente a 7 anni e 4 anni e 2 mesi di reclusione. Per Tavilla è stato considerato “l'aumento” in relazione alla recidiva specifica.

Per i due, che sono stati assistiti dall'avvocato Salvatore Silvestro, il pm Antonio Carchietti, il magistrato che a suo tempo coordinò l'intera inchiesta, aveva sollecitato pene leggermente più dure: 7 anni e 6 mesi per Tavilla, 5 anni per la Fiorentino.

Il “no” ai patteggiamenti e domani il processo con rito ordinario.

Sempre in relazione a questa inchiesta, il 9 ottobre, il gip Eugenio Fiorentino ha detto “no” al patteggiamento della pena per tre imputati. Nelle scorse settimane avevano chiesto di accedere alla pena concordata tra accusa e difesa in tre, ovvero l'imprenditore Giuseppe Micali (3 anni), il commerciante Pietro Ferrante e Felice D'Agostino (2 anni). Ma il gip ha rigettato la richiesta, che molto probabilmente i difensori, gli avvocati Alessandro Billè, Pietro Venuti, Tommaso Autru Ryolo e Teresa Aliberti, presenteranno nuovamente domani. Domani infatti è stato fissato l'inizio del dibattimento con il rito ordinario complessivamente per dieci imputati, visto che la Procura ha chiesto e ottenuto che si proceda con il rito immediato “saltando” l'udienza preliminare.

L'INCHIESTA

L'operazione, condotta a marzo dalla polizia di Stato, ruota tutta attorno ad un presunto giro di mazzette che avrebbe coinvolto imprenditori e funzionari pubblici, dal Genio civile al Comune di Messina. Un'inchiesta con undici arresti, quattordici indagati, nella quale è coinvolto anche un autista giudiziario della Procura, Angelo Parialò, accusato di essere una “talpa” che avrebbe fornito informazioni sugli spostamenti del procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, parlandone con uno degli indagati.

Tutto è partito dall'intimidazione subita da un commerciante, Pietro Ferrante, intercettato dopo aver negato di aver subito estorsioni. È così che sono emersi i suoi contatti con un soggetto noto da parecchio tempo alle forze dell'ordine, Marcello Tavilla (foto), reinventatosi imprenditore («architetto», così si presentava). Secondo l'accusa Tavilla, insieme alla compagna Cinzia Fiorentino e a Ferrante, avrebbero corrotto un funzionario del Genio Civile di Messina, l'amministratore del condominio di case popolari “Sottomontagna”, l'ex assessore comunale Giorgio Muscolino (condominio gestito dall'Agenzia per il risanamento) e anche un funzionario del Comune, per ottenere i lavori di manutenzione del mercato Sant'Orsola. Tra gli imprenditori edili coinvolti, Giuseppe Micali, di Messina, e Giovanni Francalanza, di Barcellona. Gli altri imputati sono Felice D'Agostino, Giuseppe Frigione e Giancarlo Teresi. Quest'ultimo è dirigente del Genio civile di Trapani e in questa veste sarebbe stato corrotto da Micali per ottenere un appalto da oltre 800 mila euro al porto-canale di Mazara del Vallo, nel Trapanese. Separatamente si procede anche nei confronti di Salvatore Zaccaro, autore materiale di una perizia suppletiva proprio nell'ambito del presunto accordo tra Micali e Teresi. Accordo che avrebbe comportato un soggiorno gratuito in un albergo del centro di Messina, una cena offerta in un noto ristorante di Milazzo (per Teresi e i suoi cinque ospiti) e un contributo per l'acquisto di un'Alfa Romeo d'epoca. Procedimento a parte anche per Antonino “Ninetta” Bonaffini, recentemente arrestato in un'altra operazione, condotta dai carabinieri.

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