#FOTO E VIDEO – IL CLAN GALLI E IL BOSS IRRERA – Mafia, droga e corse clandestine di cavalli: eseguite 33 misure cautelari a GIOSTRA

11 Novembre 2020 Cronaca di Messina

Foto di Enrico Di Giacomo

Una mattina, prima dell’alba, si diedero appuntamento alle pendici dell’Etna, nella zona di Castiglione di Sicilia. Il capomafia di Messina Pippo Irrera aveva puntato ventimila euro sul suo purosangue, ma non si sentiva tranquillo, i catanesi legati al clan Santapaola dicevano di avere un cavallo ancora più forte. E infatti vinse. Ma con l’inganno. “Guarda il video su Internet – sbottò qualche giorno dopo uno dei fedelissimi di don Pippo – quelli con la moto spingevano il calesse”. Irrera andò su tutte le furie: “Devo fare scoppiare una bomba. Appena scende Iannuzzu gli dò un colpo di pistola in faccia, bastardo”. Quel giorno, corse un brivido nella sala intercettazioni del comando provinciale dei carabinieri di Messina. Per una gara di cavalli persa uno dei capimafia più influenti della provincia era pronto a scatenare una vendetta. A raccontare i retroscena dell'operazione è Salvo Palazzolo su Repubblica. Stanotte, Irrera è stato arrestato con i suoi fidati del clan Galli: l’indagine coordinata dalla procura distrettuale antimafia diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare 33 misure cautelari. Ai domiciliari è finito un insospettabile veterinario messinese, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il boss commerciante

C'era un grande business attorno alle corse clandestine dei cavalli organizzate dal boss Pippo Irrera, ufficialmente solo il gestore di un negozio di frutta e verdura a Messina, in realtà un attivissimo mafioso, con grandi disponibilità finanziarie. “I catanesi hanno giocato sporco”, continuava a ripetere. “E’ stata fatta una scorrettezza”. Ma i catanesi non avevano alcuna intenzione di restituire le scommesse, una parte consistente era già finita nella casse del clan Santapaola-Ercolano. Furono giorni di grande tensione fra Messina e Catania, da un momento all’altro i contrasti potevano anche degenerare in ritorsioni violente, proprio come diceva Irrera.

La villa bunker

Alla fine però, i Santapaola fecero arrivare una versione ufficiale per provare a frenare le contestazioni: “Qualcuno ha allungato il piede, ma senza spingere”. E Irrera fu convocato a Catania dal nipote di Nitto Santapaola, per un chiarimento. I video e le intercettazioni fatti dai carabinieri del Reparto Operativo di Messina diretto dal tenente colonnello Mauro Izzo sembrano quasi una puntata della serie “Gomorra”. Il boss messinese che arriva in auto alla periferia di Catania, viene fatto scendere e accompagnato in scooter (con tanto di scorta di altre moto) fino a una villa bunker con telecamere e vedette armate. Le immagini  dell’incontro non ci sono, ma si può facilmente immaginare che la scena fu memorabile: il rampollo dei Santapaola che stringe la mano a Irrera. La guerra fra Messina e Catania non conveniva a nessuno. I Santapaola accolsero l’invito dei boss messinesi, la gara sarebbe stata rifatta. Mentre altri cavalli venivano preparati. Don Pippo parlava al telefono delle “bustine per la corsa”, c’è il pesante sospetto che gli animali utilizzati per le gare clandestine siano stati dopati. La posta in gioco era alta. Questa storia racconta che i boss puntano a nuovo controllo del territorio per la gestione dei propri affari. Quando c’erano le gare, intere strade venivano chiuse.

IL COMUNICATO UFFICIALE DEI CARABINIERI

Nel corso della notte, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad ordinanze applicative di misure cautelari personali e reali, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Messina, nei confronti di 33 persone ritenute responsabili – a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso, corse clandestine di cavalli, scommesse clandestine su competizioni sportive non autorizzate, maltrattamento di animali, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti. 

L’operazione ha consentito di disarticolare un gruppo criminale facente capo alla famiglia mafiosa messinese denominata “clan Galli”, e di individuare una rete di distribuzione di sostanze stupefacenti operante in vari quartieri della città dello Stretto.

L’indagine ha documentato il controllo che il gruppo mafioso esercitava sul proficuo business delle scommesse illecite sulle corse clandestine di cavalli, effettuate nel messinese in orario notturno su strade urbane ed extraurbane, illecitamente chiuse al traffico veicolare da gruppi di giovani a bordo di scooter e motocicli, appositamente reclutati per consentire il passaggio indisturbato dei calesse trainati dai cavalli in gara. Inoltre, il sodalizio mafioso messinese si rapportava al “clan Santapaola” di Catania per regolare i rapporti e le controversie riguardanti le gare clandestine tra scuderie messinesi e catanesi, effettuate nei territori di confine tra le due province.

Tra gli indagati anche un veterinario di Palermo compiacente che si prestava a somministrare farmaci agli animali al fine di incrementarne le prestazioni.

Sono in corso anche sequestri patrimoniali di beni riconducibili al gruppo criminale.

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Enrico Di Giacomo

 

 

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