13 Novembre 2020 Senza categoria

Messina Sud: Lo spaccio a conduzione familiare di Tommaso Giacobbe

Rione Aldisio, Santa Lucia sopra Contesse, Fondo Fucile legate dal fil rouge dello smercio di droga. Piazze di spaccio che inondavano di grossi quantitativi di stupefacenti ampie porzioni di Messina, specialmente quelle a sud. Cocaina, marijuana e hascisc non dovevano mancare mai per l’associazione a delinquere diretta e organizzata da Tommaso Giacobbe, 68 anni. I suoi compiti? «Impartisce le direttive, provvede all’approvvigionamento dello stupefacente e coordina il gruppo», si legge nel capo d’imputazione formulato dai sostituti procuratori Antonella Fradà e Roberta La Speme e contenuto nell’ordinanza del gip Monia De Francesco. Altri membri del sodalizio: il nipote omonimo ventenne, la moglie Giuseppa Leonardi , 64 anni, la figlia Rosina Giacobbe, 46 anni, la nipote Lucia Villari, 32 anni, e l’amante Cristina Lisa, 39 anni. Tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta naturale prosecuzione di quella battezzata “Affari di Famiglia”, condotta dal Nucleo operativo della Compagnia Messina Sud. In particolare, documentata l’operatività di una rete a composizione familiare, dopo l’arresto del 58enne, il 20 dicembre 2018, ad opera dei militari della Stazione di Gazzi. Grazie alla successiva perquisizione domiciliare, portati alla luce oltre 2,2 kg di marijuana, 2mila euro «e un biglietto di cartone riportante 15 nominativi scritti a penna, accanto a ciascuno dei quali era indicato il numero 10». In cucina, trovati anche due bilancini di precisione digitali.

Il resto lo hanno fatto le intercettazioni in carcere tra lo stesso Giacobbe e i familiari. Da cui è emerso che il testimone dello spaccio sarebbe poi passato alla figlia Rosina («Ora, tua figlia sta facendo… per come gli ho detto io… e io secondo te perché volevo che venisse lei!… Erik deve parlare con tua figlia duecento ottanta euro poi… sono seicento… di Bastiano sono ottocento euro… quello con la barba è venuto?… poi io può essere ho tutti i conti»). La nipote, nel corso dei colloqui, ha informato il nonno di alcuni problemi: «Ieri è venuto Nunzio quello grosso… dice che non vuole avere a che fare con tua figlia». Tra coloro, invece, ai quali la Giacobbe si rivolgeva per la cessione della “roba” figurava Santino De Stefano, 44 anni. Nel corso di alcuni suoi dialoghi, ricorreva all’utilizzo di un linguaggio criptico, «indicando la sostanza stupefacente oggetto di contrattazione ora come “birra”, ora come “focaccia” oppure “bianco e nero”, nonostante De Stefano non svolgesse attività di somministrazione di alimenti o bevande», si legge nel provvedimento del gip. «La birra c’è? La birra?… la vogliono la birra?… va bene! Ne prendo altre 10 io! La prendo… prendo altra birra! … lo faccio per te! Stiamo prendendo il dolce… il bianco e nero sto prendendo per te! Va bene?… La bottiglia della birra.. quello la… per favore portagliela che me l’ha chiesta… vieni tu con me “ca frasca” (con i soldi). Vieni e andiamo da lui. altrimenti non andiamo in nessun posto».

Così il gip Monia De Francesco motiva le esigenze cautelari: «In ragione della stabile dedizione degli indagati al narcotraffico organizzato come principale fonte di profitto, della sistematicità delle condotte illecite perpetrate, della professionalità esplicitata nello svolgimento dell’attività illecita e degli allarmanti collegamenti emersi con diversi circuiti criminali, si impone nei confronti dei due coniugi, che hanno rivestito una posizione di spicco all’interno dell’organizzazione attenzionata, l’applicazione della misura di massimo rigore», in modo da «prevenire il pericolo della reiterazione dei reati».