Maxi-esercitazione militare delle forze di pronto intervento USA di stanza nelle basi italiane in Nord Africa

17 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Speciale per Africa ExPress - di Antonio Mazzeo - Una maxi-esercitazione militare delle forze di pronto intervento USA di stanza nelle basi italiane si è tenuta segretamente dal 6 al 9 novembre in Nord Africa. A renderlo noto, una settimana dopo, il Comando di U.S. Africom di Stoccarda che sovrintende a tutte le operazioni delle forze armate degli Stati Uniti d’America nel continente africano.

Andrew Rohling, generale USA con Belkhir El Farouk, generale delle forze armate del Regno del Marocco

“Elementi di US Army, del Corpo dei Marines e dell’Air Force hanno condotto un test completo di risposta rapida in situazione di crisi”, riporta la nota del Comando di U.S. Africom. “L’esercitazione denominata Judicious Activation (attivazione giudiziosa, n.d.a.) ha preso il via alle prime ore di venerdì 6 novembre con un ordine d’allerta e senza preavviso ai reparti USA destinatari e ospitati in Italia, Spagna e Germania. I militari partecipanti si sono poi ricongiunti tutti nella stazione aeronavale (NAS) di Sigonella in Italia meridionale, sotto il comando e il controllo di Southern European Task Force – SETAF”. SETAF o anche USARAF (United States Army Africa) è il comando delle forze terrestri statunitensi destinate ad operare in Africa e ha sede nella caserma “Ederle” a Vicenza.

“L’esercitazione – aggiunge U.S. Africom – ha sperimentato le capacità di dispiegamento senza avvertimento della North and West Africa Response Force, la forza di pronto intervento per l’Africa settentrionale e occidentale a disposizione del nostro Comando, composta da elementi della 173^ Brigata Aviotrasportata e della Southern European Task Force di Vicenza, Italia, del Corpo dei Marines e dell’Aeronautica militare USA provenienti rispettivamente dalla Spagna e dalla Germania”.

I paracadutisti della 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza (noti anche come Sky Soldiers) hanno raggiunto NAS Sigonella a bordo di un grande velivolo da trasporto Boeing C-17 “Globemaster III” di US Air Force, decollato dallo scalo aereo di Aviano (Pordenone). I marines sono invece giunti in Sicilia dalla base aera spagnola di Moròn utilizzando i convertiplani MV-22 “Osprey” (falco pescatore), sofisticati velivoli da guerra che decollano come un elicottero e volano come normali aerei.

Le operazioni di rifornimento in volo dei velivoli durante l’esercitazione in Nord Africa e nel Mediterraneo centrale sono state assicurate da un aereo cisterna di US Air Force, con il supporto del Marine Medium Tiltrotor Squadron 266, uno squadrone del Corpo dei Marines destinato al trasporto aereo di uomini e mezzi e il cui comando ha sede nella base aerea di New River, North Caroline. L’MMTS-266 era stato rischierato a Sigonella un paio di mesi fa per partecipare a missioni operative ed esercitazioni multinazionali in Africa e in Medio Oriente, sostituendo nella base siciliana un reparto “gemello”, il Marine Medium Tiltrotor Squadron 263.

La vera novità di Judicious Activation è stata però il “battesimo operativo” della North and West Africa Response Force che dai primi di ottobre 2020 ha assunto i compiti e le finalità operative della Special Purpose Marine Air-Ground Task Force-Crisis Response-Africa, la forza di pronto intervento aero-terrestre dei Marines per il continente africano, istituita dal Pentagono nel 2011 dopo la guerra USA-Nato contro la Libia.

“Noi adesso siamo ancora più forti con questo team interforze e questa nuova struttura assicura una risposta veloce ed agile alle crisi che colpiscono il continente”, ha dichiarato il generale Andrew M. Rohling, comandante in capo di SETAF-USARAF di Vicenza. “Anche in una situazione degradata dalla pandemia globale da Covid-19, la North and West Africa Response Force si è dispiegata con successo, evidenziando le sue capacità di allerta, smistamento, trasferimento, conduzione e pianificazione dinamica delle operazioni in tempi ristrettissimi”.

Il generale Rohling non ha voluto fornire altre informazioni sulla neo-costituita forza di pronto intervento. E’ rimasto così top secret il numero dei militari che la compongono, anche se è presumibile che esso varierà di volta in volta secondo la portata dell’intervento USA in un conflitto o una “crisi” in territorio africano. Di certo è che accanto ai marines di Moròn opera adesso il reparto d’eccellenza aviotrasportato dell’Esercito di stanza in Veneto e che le grandi basi USA e NATO italiane come Vicenza “Ederle” e “Dal Molin”, Aviano, Camp Darby (l’hub toscano per la movimentazione di uomini e mezzi pesanti delle forze terrestri statunitensi), Napoli e Sigonella avranno un ruolo ancora più determinate per la proiezione e la penetrazione militare statunitense nel continente nero.

Lo Special Purpose Marine Air-Ground Task Force-Crisis Response-Africa (SPMAGTF-CR-AF) svolgeva un ampio spettro di compiti militari in Africa, in particolare l’addestramento e la formazione delle forze armate dei paesi partner degli Stati Uniti nella “lotta al terrorismo”; la conduzione di esercitazioni con le forze di polizia africane in “tecniche di contenimento delle folle” e pronto intervento per reprimere manifestazioni non autorizzate; la “protezione” delle ambasciate e di infrastrutture strategiche USA; l’evacuazione di personale militare e diplomatici; il supporto tecnico-logistico ai mezzi di guerra; l’assistenza in caso di emergenze e disastri, ecc.. Ad essa erano assegnati sino a 850 marines, con basi a Moròn e Sigonella.

A metà ottobre, l’ultimo comandante della Special Purpose Marine Air-Ground Task Force,  il generale Stephen M. Neary, era stato rimosso dall’incarico dal Comando generale del Corpo dei Marines per alcune offensive frasi razziste a danno di alcuni sottoposti afrodiscendenti che egli avrebbe espresso nel corso di un evento pubblico a Boeblingen, Germania, nell’agosto del 2020. In passato il generale aveva ricoperto anche l’incarico di vicecomandante della II Marine Expeditionary Force a Camp Lejeune, in North Caroline, nonché di comandante di un battaglione dei Marines in Iraq, a Fallujah e Ramadi.

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