«Mancata diagnosi e cura errata dell’Hiv». Il gup rinvia a giudizio due medici

18 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Al caso dell'untore sieropostivo che contagiò l'avvocatessa messinese, morta nel 2017 - si tratta del 56enne Luigi De Domenico, attualmente sotto processo per omicidio aggravato -, si aggiunge ora un altro tassello giudiziario.

Ieri mattina il gup Monia De Francesco, decidendo in udienza preliminare sul procedimento parallelo per i medici accusati di omicidio colposo per non aver diagnosticato alla vittima la sieropositività o non averla curata in maniera corretta - ebbero ruoli diversi nella vicenda tra il 2015 e il 2016 -, ha disposto il rinvio a giudizio per entrambi i sanitari. A formulare la richiesta di rinvio a giudizio il pm Federica Rende. Il gup ha fissato l'apertura del processo per il 22 marzo del prossimo anno, davanti al giudice monocratico della prima sezione penale. Il processo riguarda due medici del Policlinico, un ematologo e un reumatologo, che a suo tempo sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi d'accusa di omicidio colposo dal pm Roberto Conte. Si tratta della dott. Arianna D'Angelo, ematologa, e del dott. Aldo Molica Colella, reumatologo.

Secondo l'ipotesi d'accusa la dott. D'Angelo avrebbe omesso di diagnosticare la sindrome da Hiv, il dott. Molica Colella (all'epoca era in servizio al Papardo) avrebbe prescritto una terapia che avrebbe peggiorato le condizioni della paziente. Una prima perizia disposta dal pm aveva sostanzialmente scagionato i due medici, che invece sono stati chiamati in causa sul profilo delle responsabilità professionali da una consulenza disposta dal gip in sede di incidente probatorio. I due medici sono stati assistiti dagli avvocati Nicoletta Milicia e Andrea Pruiti Ciarello, mentre i familiari dell'avvocatessa morta nel 2017 si sono costituiti parte civile con l'avvocato Bonni Candido, che aveva anche citato come responsabili civili gli ospedali Policlinico e Papardo. Ieri solo l'ospedale Papardo si è costituito, rappresentato dall'avvocato Sebastiano Fazio.

Per la posizione del dott. Molica Colella il suo difensore, l'avvocato Pruiti Ciarello, ha affermato nel corso del suo intervento che il rinvio a giudizio è frutto di un «grossolano errore di valutazione da parte delle consulenti del pm», che furono nominate in seconda battuta, dopo che i primi consulenti della Procura avevano «correttamente riconosciuto la totale assenza di responsabilità del dott. Molica Colella».

Più nel dettaglio, secondo il legale, «il capo di imputazione ipotizza una responsabilità per avere somministrato alla paziente una terapia immunosoppressiva a base di cortisone e Metotrexate, che a detta delle consulenti avrebbe peggiorato le condizioni della paziente. Tale assunto è totalmente destituito di fondamento scientifico, poiché l'uso di quei farmaci è previsto dalla migliore letteratura scientifica internazionale e dalle più accurate linee guida per la cura della patologia reumatologica della quale era affetta la paziente. Tale cura non ha alcuna controindicazione neanche in presenza di positività all'Hiv».

Il 3 luglio scorso per questa vicenda è stato rinviato a giudizio l'ex compagno della donna. Si tratta del 56enne messinese Luigi De Domenico, dichiarato affetto da Hiv, arrestato a settembre scorso con l'accusa d'omicidio per aver infettato la compagna, poi deceduta tra atroci sofferenze. Il processo a suo carico è già iniziato. L'uomo è accusato di omicidio aggravato (la morte della sua ex compagna a Messina) e anche lesioni gravissime (la malattia contratta da un'altra compagna, in un'altra città, a Verona).

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