24 Novembre 2020 Giudiziaria

Assenteismo al Comune di Furci Siculo: 20 le condanne

Venti condanne e trenta assoluzioni totali, più sei parziali. È questo il verdetto di primo grado emesso nel pomeriggio di ieri dal giudice monocratico del tribunale di Messina Adriana Sciglio a conclusione del processo sui casi di assenteismo al Comune di Furci Siculo. Il procedimento vedeva coinvolti parecchi dipendenti del comune ionico, che dovevano rispondere di truffa e di false attestazioni della presenza in ufficio, mediante la marcatura del badge marcatempo in orari non conformi all’effettiva presenza in servizio. Il giudice Sciglio ha deciso venti condanne che vanno da un anno e dieci mesi fino ad un anno e quindici giorni (tutte con pena sospesa). Ha anche disposto trenta assoluzioni totali, sia con la formula «perché il fatto non sussiste» e per oltre una ventina di imputati con la cosiddetta “particolare tenuità del fatto”. All’udienza del 9 ottobre scorso il pubblico ministero Roberto Conte aveva chiesto invece al giudice 44 condanne e 6 assoluzioni.

Ecco il dettaglio. Sono stati condannati, e tutti beneficiano della sospensione della pena: Filippo Andò (un anno e 15 giorni), Grazia Andronico (un anno e un mese), Carmelo Briguglio (un anno e due mesi), Rosa Briguglio (un anno e sei mesi), Carmelo Caminiti (un anno e due mesi), Silvana Chillemi (un anno e due mesi), Carmelo Fasolo (un anno e otto mesi), Beatriz Monica Foti (un anno e due mesi), Domenico Gennaro (un anno e 15 giorni), Antonietta Interdonato (un anno e due mesi), Santa Lino (un anno e un mese), Paul Manuli (un anno e sei mesi), Nunziata Piccione (un anno e un mese), Orazio Patanè (un anno e 15 giorni), Lucia Riggio (un anno e due mesi), Concetta Maria Salicola (un anno e due mesi), Rosaria Sgroi (un anno e quattro mesi), Angelo Siti (un anno e dieci mesi), Maria Antonia Toscano (un anno e sei mesi), Antonino Triolo (un anno e sei mesi).

Trenta le assoluzioni totali con le due formule, che hanno riguardato: con la formula «perché il fatto non sussiste» Elias Horacio Caminiti, Giuseppe Garufi, Carmelina Gatto, Concetta Gugliotta, Sebastiana Antonella Mauromicale, Basilio Bembale, Francesco Carpillo, Antonietta Briguglio, Carmelo Antonio Casale, Claudio Crisafulli, Domenico Finocchio, Francesco Foti, Giovanna Interdonato, Domenico Spadaro, Orazio Spadaro; con la formula «per la particolare tenuità del fatto» Antonella Bongiorno, Maria Briguglio, Rosario Santi Briguglio, Giuseppe Franco Cannavò, Fabio Casablanca, Carmela Crisafulli, Francesca Inglese, Domenica Venera Intelisano, Elisa Lombardo, Mariano Pino, Valentina Russo, Patrizia Santoro, Giovanni Spinella, Agata Sturiale, Roberto Sturiale.

Hanno registrato assoluzioni parziali solo da alcuni capi d’imputazione: Filippo Andò, Grazia Andronico, Carmelo Caminiti, Monica Beatriz Foti, Domenico Gennaro, Antonia Maria Toscano. In tre, ovvero Basilio Bembale, Giovanna Interdonato e Orazio Spadaro, hanno poi registrato assoluzioni con entrambe le formule.

Impegnati nella difesa gli avvocati Nino Cacia, Pietro Santoro, Vincenzo Prestipino, Ettore Fleres, Anna Scarcella, Maurizio Cucinotta, Nunzio Cammaroto, Giovanni Randazzo, Antonio Bongiorno, Carlo Autru Ryolo, Giorgio Italiano.

IL PROCESSO

Ad ottobre erano cominciati gli interventi della difesa che sono proseguiti nelle scorse udienze. A vario titolo l’accusa contestava i reati di truffa e di false attestazioni della presenza in ufficio mediante la marcatura del badge marcatempo in orari non conformi all’effettiva presenza in servizio. Al vaglio del giudice monocratico del tribunale di Messina Adriana Sciglio, i risultati dell’operazione condotta dal commissariato di Taormina, allora diretta dal vice Questore Enzo Coccoli, nel 2016. Telecamere nascoste registrarono gli ingressi e le uscite dei dipendenti nel periodo compreso tra giugno e luglio 2015.

LE INDAGINI

Secondo l’accusa alcuni dipendenti arrivavano al lavoro per poi allontanarsi senza far risultare, tramite la marcatura del badge, la relativa assenza. L’accusa contesta inoltre che alcuni avrebbero affidato ad altri colleghi il proprio badge segnatempo per strisciarlo all’ingresso.

Uno addirittura aveva lavorato solo per un giorno su 26: questo uno dei dati più eclatanti emersi dell’inchiesta che ha portato oggi ai rinvii a giudizio. Il commissariato di polizia di Taormina ha svolto indagini per un mese, monitorando gli spostamenti dei dipendenti con telecamere e pedinamenti.

Oltre al caso limite del dipendente che si sarebbe assentato arbitrariamente dal luogo di lavoro per 25 giorni su 26, vennero registrate anche “pause caffè” per 20 ore complessive. Break che avrebbero dovuto durare non più di dieci minuti e che invece si estendevano fino a 40 senza mai essere recuperati a fine giornata.