27 Novembre 2020 Giudiziaria

MESSINA: Morì per overdose di metadone. L’amico rinviato a giudizio

Il gup Valeria Curatolo ha rinviato a giudizio il 48enne Massimo Grimaldi, accusato di aver ceduto nel novembre del 2019 del metadone al 49enne Stefano Garufi, che dopo l’assunzione della sostanza morì. L’inizio del processo è stato fissato per il prossimo 18 gennaio davanti alla seconda sezione penale del tribunale. A chiedere il processo per Grimaldi il pm Alessandro Liprino, che ieri rappresentava l’accusa.

Il corpo di Garufi fu ritrovato dai carabinieri all’inizio di novembre di un anno fa. Si trovava subito fuori dalla sua abitazione, riverso per terra, a Fondo Pistone. Gli accertamenti non lasciavano dubbi: overdose di metadone, oppioide sintetico, utilizzato anche a scopi medici, ma il cui sovrautilizzo può essere letale. Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Messina Centro permisero di ricostruire i fatti.

E a carico di Grimaldi venne emessa un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, dal gip Monica Marino, con le accuse di cessione di sostanze stupefacenti e “Morte come conseguenza di altro delitto”. Il provvedimento restrittivo scaturì dalle indagini dei carabinieri, dopo il decesso del 49enne per overdose.

I militari accertarono che i due, amici di vecchia data, quel giorno dopo alcuni anni in cui non si erano più frequentati, si erano incontrati per caso e avevano trascorso insieme la serata, consumando una massiccia quantità di alcol in un locale del centro città. E al termine della serata Grimaldi cedette all’amico una quantità imprecisata di metadone, il cui consumo si rivelò purtroppo fatale per Garufi, provocandone la morte per overdose. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Vittorio Affannato, mentre Grimaldi è stato assistito dall’avvocato Nino Cacia.

«Confidiamo nell’approfondimento istruttorio – rileva il difensore – al fine di chiarire due questioni rimaste irrisolte in sede investigativa: quantità di metadone rinvenuta nel cadavere ben superiore a quella nella disponibilità dell’imputato ed emergenze istologiche. Secondo il medico legale, infatti, la quantità di metadone ingerita dal Garufi sarebbe stata assunta nel range temporale compreso tra le 24 e le 36 ore antecedenti il decesso. Step temporale incompatibile – secondo quanto emerso dal compendio investigativo – con il contatto con l’imputato».