Gli appalti e i “favori” al CAS. Decisi sei rinvii a giudizio

12 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Sei rinvii a giudizio. Il processo si aprirà il 17 marzo dell'anno prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale. Un quadro di accuse che quindi spinge verso il processo secondo il gup Fabio Pagana, che a conclusione dell'udienza preliminare ha rinviato a giudizio tutti e sei gli imputati dell'operazione “Fuori dal tunnel”. È l'indagine della sezione operativa della Dia che nel giugno scorso portò per l'ennesima volta al centro dell'attenzione della Procura l'attività del Cas, il Consorzio delle autostrade siciliane. Il gup ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal sostituto Marco Accolla, che rappresentava l'accusa.

In questa inchiesta gli imputati principali sono due funzionari del Cas, l'ingegnere Angelo Puccia, che è anche consigliere comunale di Castelbuono, e il collega Alfonso Edoardo Schepisi; è coinvolto anche l'imprenditore Fabrizio Notari, rappresentante legale della Notari Luigi spa. Ma ci sono altri tre imputati. Si tratta di Saverio Ferrazzano, imprenditore e amministratore della “Tindari scarl” e della “Capo d'Orlando scarl”, dell'imprenditore Francesco Fundarò, che sarebbe entrato in gioco come sub-appaltatore dei lavori della galleria “S. Alessio”, e infine di Girolamo Ponzio, come dipendente dell'impresa che si occupò dei lavori di ripristino dell'asfalto lungo il viadotto Calamo. Li assistono gli avvocati Fabrizio Re Ferrè, Gioacchino Sbacchi, Alberto Sbacchi, Pierluigi Varischi, Luigi Piati, Antonio Scarcella, Giuseppe Cincioni, Carmelo Scillia e Nino Todaro.

Il quadro dei reati contestati. Si tratta di vari casi tra corruzione, falso ideologico, turbativa d'asta e truffa. L'inchiesta è stata coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Rosa Raffa e dal sostituto Federica Rende, l'atto di chiusura delle indagini è siglato dal sostituto procuratore Marco Accolla. Al centro di questa ennesima indagine sul Cas ci sono alcuni dei principali appalti degli ultimi anni sulla A20 e sulla A18, anche con opere relative ai sistemi di sicurezza. Un esempio sono i lavori di adeguamento delle gallerie “Tindari” e “Capo d'Orlando”, un appalto da 25 milioni di euro, aggiudicato nel 2015 all'Ati Luigi Notari spa-Costruzioni Bruno Teodoro spa, e in cui risultavano responsabile unico del procedimento Puccia e direttore dei lavori Schepisi. La Dia ha scoperto che alle dipendenze della “Notari” c'erano familiari o persone vicine proprio al direttore dei lavori o al Rup. Assunzioni ritenute “merce di scambio” con la procedura di gara. E nonostante l'offerta dell'Ati fosse stata considerata dalla commissione di gara “anormalmente bassa”, i due funzionari del Cas sulla base di una relazione presentata da Schepisi, avrebbero attestato come l'offerta fosse invece «attendibile ed affidabile» e «le giustificazioni documentate sufficienti ad escludere l'incongruità dell'offerta». Schepisi avrebbe valutato la documentazione giustificativa, oltre 1100 pagine di elaborati, in pochi giorni - molti festivi e natalizi - con l'aiuto di non meglio identificati operatori economici e imprese. Nuccio Anselmo - Fonte: Gazzetta del Sud

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