Usura, in manette tre persone. Alla vittima veniva applicato un tasso di interesse anche del 144%

18 Dicembre 2020 Cronaca di Messina

Il cappio al collo è insopportabile, quasi soffocante per il titolare della società di servizi Cleanservice. Non riesce a onorare i patti con chi lo sta “strozzando”. Unica via d'uscita è la denuncia. È il 21 agosto 2019 quando la forza della disperazione lo porta a varcare la soglia degli uffici della Squadra mobile. Fa nome e cognome del suo aguzzino: Nunzio Venuti. Racconta che nell'aprile dello stesso anno, schiacciato da difficoltà economiche pesanti come macigni, si è rivolto a quella persona, indicata da un suo conoscente, Antonino Morvillo. Ottiene l'ossigeno che cerca: tremila euro, restituiti per intero a distanza di un mese, maggiorati di mille euro. Quel sollievo, però, non basta. E ricorre di nuovo al denaro fresco di Venuti, che gli anticipa altri mille euro, a fronte dei quali consegna un assegno a trarre sul suo conto corrente, con scadenza di 30 giorni, per il medesimo importo. «Così Venuti, trattenendo l'assegno, mi corrispondeva la somma di soli 600 euro, trattenendosene la differenza a titolo di interessi. Entro i 30 giorni riuscivo a corrispondere la somma di 1000 euro e Venuti mi restituiva l'assegno», riferisce alla polizia la vittima. Che forse senza accorgersene è risucchiata da un vortice il cui movimento è sempre più veloce. Chiede così un altro prestito di 3mila euro - siamo a maggio - alle stesse condizioni del primo. Ma a questo punto si materializza l'inizio della fine per l'imprenditore: la scadenza fissata il 4 giugno diventa ostacolo insormontabile. Come scalare l'Everest a mani nude. Il creditore, tuttavia, lo tranquillizza: «Non ti preoccupare, li puoi restituire in quattro rate da 10000 euro mensili». Duemila euro vengono versati, la parte rimanente, l'ultima rata, è ormai a un passo e sta per essere corrisposta quando arriva la doccia fredda: le somme percepite fino a quel momento sono state a titolo di interesse, manca all'appello la sorte capitale di 4mila euro, oltre 600 euro di interessi per il mese di agosto. I due si incontrano in un bar del centro città e il debitore comunica che le forze dell'ordine sanno tutto della faccenda. Da qui il rinvio della riscossione a tempi migliori. «Venuti si è sempre mostrato disponibile, ma intransigente sulle scadenze, sulle somme, sugli orari... Non è mai stato violento, però quando gli prospettavo difficoltà esternava minacce velate, ad esempio ricordandomi giusto in quel momento di essere a conoscenza dell'ubicazione della mia abitazione o di come era composta la mia famiglia», dice la vittima agli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Antonio Sfameni. Poi l'estorsore sparisce, forse intenerito dalla nascita del figlio del debitore. Ed ecco che si fa vivo Morvillo. È il 30 agosto, due giorni dopo il lieto evento. Gli telefona e gli comunica che lo troverà in ospedale. Detto fatto. Non è però né il luogo né il momento adatto per trattare e si conviene sul rinvio al 15 settembre. Allora, entra a gamba tesa anche il suocero di Morvillo, Giuseppe Maggio, che gli raccomanda di rispettare quella data. Qualche giorno prima, però, iniziano le attività di intercettazione autorizzate dalla magistratura. L'incontro tra vittima e Maggio è accompagnato da una registrazione audio e video. «Il dialogo captato forniva pregnante riscontro al narrato della persona offesa, documentando le pretese creditorie di Venuti e l'ambiguo ruolo svolto nella vicenda da Maggio e da Morvillo i quali, da una parte, si ponevano come “intermediari” con Venuti e, dall'altra, a loro volta, avanzavano autonome pretese di denaro», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tiziana Leanza.

Maggio gli propone di affidarsi a pregiudicati in grado di far fronte ai pagamenti mensili («vieni con me al Santo, all'entrata dell'autostrada, dove c'è la Madonnina. Non ti mangia, dammi questo piacere, ti chiamo Antonio, non gli dico nemmeno il tuo nome, vi stringete le mano e ce ne andiamo»). Emerge, in seguito, una ulteriore elargizione di denaro, stavolta da parte di Morvillo («gli rilasciavo un assegno di 2700 euro senza intestazione e data di emissione», dichiara il titolare della ditta alla polizia). L'imprenditore tira le somme e riferisce al personale della Sezione reati contro il patrimonio di aver ricevuto da giugno a settembre da Venuti, tramite Morvillo, circa 8mila euro e restituito in tutto circa 20mila euro. Eppure, «Venuti pretende ancora 3mila euro», interessi esclusi, «mentre Morvillo e il suocero Maggio vogliono da me 5mila euro, a fronte del prestito di giugno della somma di 2700 euro». Le affermazioni della persona offesa, circa l'effettiva destinazione del denaro da scucire alla data del 15 settembre, «trovavano ulteriore riscontro nello scambio di messaggi via WhtasApp registrato il 10 settembre con Morvillo», rileva il gip. A metà settembre avviene l'incontro in un bar di piazza Cairoli. La vittima porta con sé banconote «precedentemente registrate, per un ammontare di cinquecento euro da consegnare all'indagato». Il quale viene bloccato dalla polizia, appostata. Addosso ha una busta di colore bianco con le banconote “contrassegnate”. Morvillo viene arrestato in flagranza di reato e rinchiuso in carcere.

È un passaggio propedeutico alle misure di custodia eseguite ieri dalla Squadra mobile: arresti domiciliari per lo stesso Morvillo, 38 anni, Venuti, 56 anni, e Maggio, 53 anni. Devono rispondere di usura pluriaggravata. I tassi di interesse applicati arrivavano fino al 144%.

'Io mi accollo tutte cose' 

«Il coinvolgimento dei tre indagati nel fatto delittuoso trova ulteriore riprova nello scambio di battute registrato, dopo l'arresto di Morvillo, nel corso ci un colloquio in carcere con il suocero Maggio. I due facevano riferimento a une terza persona implicata nella vicenda, da individuarsi in Venuti, che Morvillo intendeva coprire», - si legge nell'ordinanza - : «Ma io, anche se arrestano a lui... io mi accollo tutte cose». Questa le replica di Maggio: «Non mi hai capito... no... se arrestano a lui... si scoprono le carte... si sa che era lui... hai capito... mi sono intromesso... ti puoi fare due anni tre anni...». Che poi aggiunge: «A me non mi hanno preso niente e non mi possono accusare di niente».

Il comunicato della Questura 

Nelle nottata appena trascorsa personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di tre soggetti, ritenuti responsabili – in concorso tra di loro – del reato di usura pluriaggravata.

L’azione investigativa in questione rappresenta l’epilogo delle più recenti indagini condotte dalla Squadra Mobile e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina su una triste vicenda che ha visto un imprenditore costretto dal giogo usuraio di persone senza scrupoli.​

Nel mese di agosto del 2019, la vittima si è presentata presso gli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Messina, rappresentando – a causa delle difficili condizioni economiche in cui versava – di essere stata costretta a chiedere del denaro liquido a credito.

Quindi, per il tramite di Antonino MORVILLO, suo conoscente, l’imprenditore è stato messo in contatto con un altro odierno arrestato, Nunzio VENUTI, ottenendo un prestito di 3.000 Euro e restituendo, in trenta giorni, la somma di 4.000 Euro.

La situazione finanziaria della vittima non è, però, migliorata nel tempo, ragion per cui si è trovata nella necessità di chiedere ulteriori somme a credito al VENUTI, questa volta consegnando degli assegni a proprio nome a titolo di garanzia.

Entrato in una spirale da cui è certamente difficile uscire, l’imprenditore è stato nuovamente costretto a richiedere al VENUTI una somma di 3.000 Euro, per restituirne 4.000 entro un mese.

Trovandosi ben presto nella impossibilità di far fronte agli impegni assunti con gli odierni indagati, per l’imprenditore è iniziato un vero e proprio incubo, poiché egli veniva spesso contattato dal VENUTI, dal MORVILLO e dal terzo odierno arrestato, Giuseppa MAGGIO, che avanzavano sempre più pressanti richieste di denaro nei suoi confronti.

Tali richieste venivano accompagnate da minacce (anche) velate, ossia da precisi riferimenti operati dagli indagati all’ubicazione della abitazione della vittima, alla composizione del suo nucleo familiare e a gruppi criminali a disposizione del VENUTI per il “recupero crediti”.

Il MAGGIO ed il MORVILLO hanno poi, secondo un “copione” piuttosto ricorrente nei fatti di usura, posto in essere un subdolo inserimento nella vicenda, ostentando la loro solidarietà alla persona offesa ma perseguendo, in realtà, biechi interessi personali.​

Esasperato, l’imprenditore ha raccontato l’intera vicenda agli investigatori della Sezione Reati contro il patrimonio della Squadra Mobile, che hanno avviato una certosina attività di indagine condotta per il tramite di escussione di testimoni, intercettazioni telefoniche, ambientali, servizi di osservazione e dinamici sul territorio.

E le emergenze investigative hanno delineato un compendio, anche ad avviso del GIP che ha emesso il provvedimento coercitivo su richiesta della Procura della Repubblica della città dello Stretto, ampiamente idoneo a fondare un giudizio di gravità indiziaria a carico degli indagati con riferimento ai gravi fatti di usura in contestazione.​

Una pietra angolare dell’intera azione investigativa deve essere considerato l’arresto, in flagranza di reato, del menzionato Antonino MORVILLO, avvenuto il 15 settembre del 2019.

In quella occasione, il MORVILLO era stato colto, fuori da un bar del centro cittadino, in flagranza di reato ed in possesso di banconote consegnategli immediatamente prima dalla vittima quale acconto della più consistente somma illecitamente richiesta per estinguere un debito i cui interessi, in poco tempo, erano ormai cresciuti a dismisura.

Le banconote in questione erano state, per di più, precedentemente “contrassegnate” dai poliziotti della Squadra mobile, che erano impegnati in un servizio di osservazione e tutela nei pressi del luogo dell’incontro.

Così e come accennato, condividendo l’imponente quadro indiziario raccolto dagli investigatori della Squadra Mobile, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, nella persona dei Pubblici Ministeri titolari delle indagini, ha richiesto ed ottenuto – dal competente Giudice per le Indagini Preliminari – la misura cautelare degli arresti domiciliari con divieto di comunicazione con persone diverse da quelle conviventi nei confronti di: 1) MAGGIO Giuseppe, cl. 1967; 2) MORVILLO Antonino, cl. 1982; 3) VENUTI Nunzio, cl. 1964.

I fatti-reato risalgono al periodo compreso tra l’aprile ed il settembre del 2019.​

Specie in una fase socio-economica assai delicata quale è quella attuale, fondamentale è denunciare, per fare in modo che gli autori di simili odiosi reati siano assicurati alla Giustizia.

L’usura è un fenomeno insidioso, che investe diversi settori economici e sociali: rispetto al racket, non riguarda soltanto imprenditori o soggetti che svolgono attività commerciali o produttive, ma colpisce anche famiglie e fasce deboli e a basso reddito della società, che sono più esposte alla trappola dello “strozzino” in quanto non hanno facile accesso agli ordinari strumenti di credito legale.

Ciò implica il compiere due passi fondamentali: superare la paura di ritorsioni da parte degli usurai e convincersi del fatto che dall’usura non si esce. L’esperienza dimostra che si tratta, purtroppo, di un meccanismo perverso che finisce per invischiare le persone che versano in stato di bisogno, rovinando loro la vita.​

La tutela per le vittime di usura, oltre che dalle risposte offerte dagli organi inquirenti, passa anche dalla previsione di appositi fondi di solidarietà previsti dalla Legge.

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