I dettagli: I 33 morti della “Come d’incanto”. Indagati in 5 per omicidio colposo

23 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Il lungo doloroso elenco comincia con Caterina Aiello, 96 anni, «deceduta - scrivono i magistrati - in data 20.06.2020 presso l'ospedale di Patti con la diagnosi di arresto cardiaco in paziente con scompenso cardiaco, versamento pleuro-pericardico, cardiopatia ischemica cronica, cerebropatia vascolare cronica, esiti di polmonite da Covid». È la prima della lista - non in ordine cronologico -, dei 33 anziani morti di Coronavirus nella casa di cura “Come d'incanto” di via I Settembre, durante il primo lockdown. Decessi sospetti che hanno indotto la Procura ad aprire un'inchiesta. Ieri la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di 5 persone: responsabili della struttura, medici, personale dell'Asp, tutti accusati di cooperazione colposa, mediante omissione, in omicidio colposo. L'ipotesi che i pm stanno verificando è che gli indagati non abbiano compiuto tempestivamente le azioni necessarie ad impedire la diffusione del contagio da Covid-19 tra gli ospiti della casa di riposo. Omissioni che non avrebbero consentito una tempestiva assistenza sanitaria e le cure per ciascun ospite contagiato.

Gli indagati sono: Donatella Martinez, responsabile della casa di riposo “Come d'incanto”; Cono Bontempo, medico geriatra che assisteva gli anziani ospiti della struttura; Carmelo Crisicelli, dirigente medico dell'Asp di Messina ed ex commissario emergenza Covid; Vincenzo Picciolo, medico in servizio al Sues 118 di Messina, responsabile del coordinamento dell'attività sanitaria per l'esecuzione dei tamponi domiciliari; e Maria Concetta Santoro, medico dell'Asp di Messina, in servizio presso il presidio d'emergenza del 118 di Francavilla di Sicilia.

I vertici della casa di riposo e il medico che operava nel centro, secondo la Procura avrebbero taciuto la presenza dei pazienti contagiati e il rischio della diffusione del contagio. Ai due medici del 118 e dell'Asp, invece, la Procura contesta di aver eseguito solo 24 tamponi, nonostante fosse stata segnalata la presenza di 50 anziani con febbre alta e tosse, e di aver sottovalutato l'urgenza di conoscere l'esito degli esami. Avere risposte sugli accertamenti avrebbe consentito di formulare tempestivamente una diagnosi e di somministrare una terapia e adottare provvedimenti per contenere la diffusione del virus. I tamponi fatti, poi, sarebbero stati mandati all'ospedale Papardo, nonostante nel laboratorio di analisi fossero temporaneamente indisponibili i reagenti. È indagato anche il dirigente medico dell'Asp di Messina, Crisicelli, all'epoca commissario emergenza Covid: la Procura ipotizza che si sarebbe limitato a prescrivere l'isolamento fiduciario degli ospiti presenti nella struttura e non avrebbe fatto immediatamente tamponare il resto degli anziani, né avrebbe evacuato la casa di riposo. Soltanto il 25 marzo 2020, a quasi un mese dalle prime morti, furono fatti i tamponi a tutti i restanti ospiti. Su 37 anziani 29 risultarono positivi. E solo dopo il centro fu sgomberato. La Procura intende andare a fondo e ha chiesto al Gip di disporre, in incidente probatorio, una perizia medico-legale, da eseguire in collegio con specialisti in medicina legale, infettivologia e pneumologia.

Nel corso dell'indagine, che è stata gestita dal procuratore aggiunto Rosa Raffa e dal sostituto Marco Accolla, con il supporto dei carabinieri del Nucleo investigativo, sono state sentite decine di persone, e sono state acquisite le diverse denunce dei familiari degli anziani deceduti, che hanno costituito lo step di partenza.

I magistrati distinguono quindi due fasi ben definite in questa vicenda. C'è stata una “prima fase” - dalle prime manifestazioni dell'infezione sino al momento in cui si è provveduto a segnalare l'emergenza alle autorità sanitarie -, nella quale «risulta censurabile l'inerzia di chi avrebbe dovuto senza esitazioni richiedere l'intervento dell'Asp sin dal momento in cui si manifestavano i primi segnali di pericolo ed invece ha colpevolmente ritardato la predetta segnalazione (condotta che appare imputabile a Martinez Donatella, in qualità di responsabile della casa di riposo e a Bontempo Cono, medico geriatra che, in concreto, nel periodo in esame assisteva gli anziani ospiti e si occupava della gestione sanitaria degli stessi, venendo a conoscenza, sin dal primo momento, della probabile propagazione della malattia infettiva nella struttura)».

E poi c'è una una seconda fase, che scatta dal 18 marzo 2020, ovvero dal momento in cui il caso della casa di riposo viene “preso in carico” dall'Asp di Messina, fino alla decisione dell'Azienda di sgomberare l'intera struttura e di trasferire i restanti ospiti presso strutture ospedaliere o presso altre comunità assistenziali. Anche in questa fase, secondo i magistrati «... si rilevano una serie di evidenti criticità attribuibili dapprima a Picciolo Vincenzo e a Santoro Maria Concetta - i due medici che, concretamente, si occuparono della procedura di esecuzione dei tamponi sugli ospiti della casa di riposo, denotando negligenza e imperizia nelle concrete scelte operative - quindi, al dirigente medico Crisicelli Carmelo, in qualità di “Commissario Emergenza Covid”, il quale, limitandosi a prescrivere l'isolamento fiduciario degli ospiti della struttura, dopo essere venuto a conoscenza della peculiare emergenza sanitaria in cui versava la “Come d'incanto”, con censurabile condotta, non adottò prontamente provvedimenti finalizzati a scongiurare l'ulteriore diffusione del virus (tra cui l'immediato trasferimento dei soggetti ancora presenti nella struttura con destinazione degli stessi presso strutture idonee e compatibili con le condizioni di salute di ciascuno) e a sgomberare i locali infetti, procedendo, invece, con evidente ritardo, all'adozione, ormai inefficace, dei richiamati provvedimenti». Fonte: Gazzetta del Sud

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