“TALPE BIS” IN PROCURA, ASSOLTI IN APPELLO IL POLIZIOTTO LAVINA E L’INVESTIGATORE PRIVATO BRIGANDI’

13 Gennaio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Si è chiuso ieri in Appello con due assoluzioni, un 'non luogo a procedere' per intervenuta prescrizione e la riduzione di una condanna, il processo-stralcio 'Talpe bis', sulle fughe di notizie a Palazzo di Giustizia, che venne aperto un paio di anni fa, dopo il troncone principale già definito.

Ieri la Prima Sezione della Corte d’Appello di Messina (presieduta da Carmelo Blatti, a latere Sagone e Cannizzaro) ha assolto, con la formula 'perché il fatto non sussiste', Natale Lavina, agente della sezione Volanti, e Antonio Brigandì, investigatore privato, in primo grado condannati a un anno di reclusione dalla Prima Sezione collegiale presieduta da Letteria Silipigni.

L’accusa per entrambi era di accesso abusivo al sistema Ced Interforze, la banca dati delle Forze dell’Ordine. Illecito che - sosteneva l’accusa - sarebbe stato compiuto dal poliziotto per agevolare l’amico investigatore in una sua indagine privata.

Per il luogotenente della Guardia di Finanza, Francesco Giusti (in primo grado condannato a 2 anni e 3 mesi), accusato di rivelazione di segreto d’ufficio, rifiuto di atto di ufficio e  favoreggiamento, e per Maria D’Angelo (in primo grado condannata a due anni), accusata di calunnia nei confronti dell’ex marito Fausto Filocamo, la Corte d’Appello ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione (per Giusti però rimangono in piedi le accuse per i reati di cui ai capi d ed e, e una condanna a 1 anno e 3 mesi) ed ha confermato nel resto la sentenza di primo grado del maggio 2019.

Gli imputati Giusti e D’Angelo sono stati difesi dall’avvocato Salvatore Silvestro; Brigandì e Lavina dall’avvocato Nino Cacia; la parte civile, l’ex marito di Maria D’Angelo, dall’avvocato Corrado Rizzo.

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