16 Gennaio 2021 Giudiziaria

Mafia dei Nebrodi, chieste 8 condanne per gli imputati dei riti abbreviati. Per il “capo” Sebastiano Bontempo sollecitati 20 anni di carcere

Sono otto, alcune molto pesanti, le richieste di condanne che ieri matitna ha formtulato l’accusa nel giudizio con il rito abbreviato per uno stralcio dell’operazione “Nebrodi”, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina scattata a gennaio 2020 che ha acceso i riflettori su un sistema di truffe all’Agea su cui ruotavano gli interessi dei clan mafiosi tortoriciani.

A sostenere l’accusa ieri in aula sono il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti della Dda Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti, che hanno chiesto al gup Simona Finocchiaro condanne che vanno da 20 anni a 2 anni. In particolare per Giuseppe Bontempo “batoia” (classe 1964) chiesti 12 anni, per il capo clan Sebastiano Bontempo “u uappo” (classe 1969) 20 anni, per Samuele Conti Mica 6 anni e 60 mila euro di multa, per Giorgio Marchese 5 anni e 2 mesi. Per il notaio di Canicattì Antonino Pecoraro l’accusa ha richiesto invece la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione.

Chiesti inoltre – tenendo conto del regime premiale per i pentiti -, 2 anni (“in continuazione” con altre condanne) per Carmelo Barbagiovanni “muzzuni”, e poi un anno e 9 mesi ciascuno per Giuseppe Marino Gammazza “scarabocchio” e Salvatore Costanzo Zammataro “patatara”, tutti e tre collaboratori di giustizia.

Subito dopo la requisitoria dell’accusa sono iniziati ieri gli interventi dei legali delle parti civili, che sono parecchie: l’imprenditore Carmelo Gulino, l’unico privato a costituirsi, il Parco dei Nebrodi, Addiopizzo Messina, l’Aciap di Patti e l’Acis di Sant’Agata Militello, la “Rete per la legalità” di Barcellona, Sos Impresa, Solidaria, la A.o.c.m., del comprensorio del Mela, la Fai Federazione antiracket italiana, e l’assessorato regionale al Territorio e ambiente.

L’udienza preliminare adesso proseguirà il 18 e 26 febbraio per completare il quadro degli interventi difensivi, con una data conclusiva fissata per il 26 marzo.

L’udienza preliminare della maxi operazione “Nebrodi”, che inizialmente contava 133 indagati, lo scorso 18 dicembre si era conclusa con 97 rinvii a giudizio e diversi stralci con atti inviati a Catania per competenza territoriale. In pochi hanno scelto i riti alternativi, in quattro hanno patteggiato mentre altri otto stanno procedendo attualmente con il rito abbreviato.

La maxi operazione “Nebrodi”, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, è scattata a gennaio con 94 arresti, 48 in carcere e 46 ai domiciliari. I reati: associazione di stampo mafioso, danneggiamento a seguito di incendio, uso di sigilli e strumenti contraffatti, falso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, truffa aggravata. Le indagini dei carabinieri del Ros hanno ricostruito il nuovo assetto del clan dei Batanesi a Tortorici. C’è poi un altro filone d’indagine condotto dalla Guardia di Finanza che si è concentrato sulla costola del clan dei Bontempo Scavo. È emersa un’associazione mafiosa molto invasiva, capace di rapportarsi, nel corso di riunioni tra affiliati, con organizzazioni mafiose di Catania, Enna, e con il mandamento delle Madonne di Cosa nostra palermitana. Gli investigatori hanno accertato, a partire dal 2013, la percezione di erogazioni pubbliche in agricoltura per oltre 10 milioni di euro.