19 Gennaio 2021 Giudiziaria

MESSINA: L’OMICIDIO COSTANZA. TUTTI I DETTAGLI DELL’ARRESTO DEL BOSS DOMENICO VIRGA

DI EDG – Torna in carcere il boss palermitano Domenico Virga (foto), 58 anni, ritenuto un esponente di rilievo del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde-Gangi: è accusato dalla procura di Messina di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Costanza, commesso nella strada tra San Fratello ed Acquedolci, nel 2001. E’ stato arrestato questa mattina dagli agenti della squadra mobile di Messina guidata dal dott. Antonio Sfameni.

E’ uno straordinario profilo criminale quello di Domenico Virga, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno per la durata di 4 anni, condannato più volte per estorsione e per 416 bis.

Domenico Virga è il nipote di Peppino Farinella, già capo mandamento di San Mauro Castel Verde, uomo d’onore e rappresentante della famiglia mafiosa di Gangi. In questi anni Virga ha ricoperto un ruolo apicale all’interno di cosa nostra, quello di capo mandamento di Caccamo e membro della commissione provinciale di Cosa Nostra, relazionandosi con boss del calibrò di Giuffrè, e per il tramite di questo, con Provenzano. Rapporti importanti captati dagli uomini della Sezione di contrasto alla Criminalità Organizzata e Catturandi della Questura di Messina, diretta dal vicequestore Simone Scalzo (foto), che hanno dimostrato come Virga intrattenesse legami con diversi pregiudicati di rilievo.

L’OMICIDIO – Alle 7.30 del 29 settembre di 20 anni fa, il cadavere del 68enne di Tusa venne trovato crivellato dai proiettili di una 7,65, la vittima era stata poi presa a pietrate. Un dettaglio che inizialmente aveva fatto ipotizzare anche un movente diverso da quello mafioso. Ma era solo uno sfregio. Costanza gravitava negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta ed era ritenuto responsabile di una condotta grave. Di lui ha parlato di recente un pentito, Carmelo Barbagiovanni, inteso “U muzzuni”, attualmente detenuto, esponente della famiglia mafiosa “dei batanesi”, riconducibile a cosa nostra ed operante principalmente sull’estremo versante tirrenico della Provincia di Messina. Ha svelato di essere stato lui ad uccidere Costanza, assieme a un complice, Sergio Costanzo, assassinato in provincia di Enna nel 2010.

Gli uomini della Mobile, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura peloritana hanno, quindi, avviato una serratissima attività di riscontro alle dichiarazioni del Barbagiovanni, accertando come le stesse siano perfettamente sovrapponibili a quelle rese, circa 20 anni prima, dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (inteso “Manuzza”, elemento di assoluto rilievo di cosa nostra palermitana, già capo mandamento di Caccamo e vicinissimo a Bernardo Provenzano) e, più di recente, da Carmelo Bisognano, uno dei più autorevoli rappresentanti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), avendo per anni ricoperto il ruolo di leader indiscusso di quella particolare articolazione del clan “dei barcellonesi” meglio conosciuta come gruppo “dei mazzarroti”.

IL MOVENTE – Costanza aveva commesso uno sgarbo, aveva chiesto il pizzo senza autorizzazione ad alcune ditte vicine all’imprenditore di Bagheria Michele Aiello, prestanome del boss Bernardo Provenzano, ritenuto vicinissimo al capo di cosa nostra Bernardo Provenzano e già implicato nella vicenda giudiziaria delle talpe in procura a Palermo che ha altresì visto il coinvolgimento dell’allora Presidente della Regione Siciliana, membri delle forze dell’ordine ed esponenti della sanità privata dell’Isola.

La morte di Costanza è avvenuta per punire lo stesso in quanto aveva contravvenuto al codice mafioso che vuole che non venga ‘disturbato’ chi si è messo in regola, pagando il pizzo, con le famiglie mafiose del luogo in cui vengono eseguiti i lavori. Con l’eliminazione è stato riaffermato il controllo sul territorio della criminalità organizza della provincia di Messina che, come scrive il gip sull’ordinanza, “ha contestualmente fatto un favore al mandamento di San Mauro Castelverde, visti anche i rapporti storici tra la famiglia Rampulla e gli esponenti della mafia palermitana”.

Anni fa, era stato il pentito Nino Giuffrè, componente della Cupola mafiosa, a svelare i retroscena di questo delitto ai magistrati della Dda di Palermo, nel pool c’era l’allora sostituto procuratore Maurizio de Lucia, che oggi è procuratore capo di Messina. Così, quando di recente Barbagiovanni ha parlato, il verbale di Giuffrè è diventato subito uno straordinario riscontro alle accuse nei confronti di Virga.

Vent’anni fa, Aiello aveva protestato per quella richiesta di pizzo. Nino Giuffrè, sensibilizzato da Provenzano, si era rivolto a Virga per risolvere la questione. E Virga interessò subito i referenti della famiglia mistrettese.

I collaboratori hanno parlato del summit nel quale fu decisa l’eliminazione di Costanza, qualche settimana prima dell’omicidio, in un casolare abbandonato a Tusa. In rappresentanza dei palermitani c’era Virga, nipote del boss Peppino Farinella; per i messinesi, Sebastiano Rampulla (fratello di Pietro, artificiere della strage di Capaci, oggi deceduto); per i Batanesi, Barbagiovanni. Nel corso dell’incontro, fu sentito  Costanza, che diede spiegazioni ritenute non convincenti. E venne decisa la sua condanna a morte.

LE INDAGINI – Nonostante gli sforzi investigativi non si riuscì da subito a far luce sulla morte di Costanza. Venne però ricostruito il circuito relazionale criminale, e in particolare il suo inserimento nel contesto delle famiglie mafiose operanti al confine tra le province di Messina e Palermo.

Costanza era già noto alle forze dell’ordine perchè coinvolto in diverse indagini come ‘Mare Nostrum’, ‘Barbarossa’ e ‘Charter’. Il procedimento veniva però archiviato nel 2004. Ma nel 2008 la Procura chiedeva la riapertura del procedimento penale nei confronti, tra gli altri, di Domenico Virga. Indagine che veniva presto nuovamente archiviata.

E’ la Procura di Messina, la scorsa estate, a riaprire le indagini grazie alle dichiarazioni rese da alcuni ex esponenti di spicco della criminalità organizzata della fascia tirrenica della provincia di Messina e non solo come Carmelo Barbagiovanni, Antonino Giuffrè e Carmelo Bisognano.

LE DICHIARAZIONI E IL CONTRIBUTO DEI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA – Un contributo decisivo nella ricostruzione dell’omicidio di Costanza è stato dato grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia come Carmelo Barbagiovanni, autoaccusatosi di essere l’autore materiale dell’omicidio, Antonio Giuffrè, già indiscusso elemento di vertice di ‘cosa nostra’ palermitana, stretto collaboratore di Bernardo Provenzano, e pentito dal 2002 (ha confessato diversi omicidi, sia come mandante che come esecutore), che ha riferito sull’omicidio Costanza le confidenze ricevute da Virga, e Carmelo Bisognano (già affiliato al clan dei barcellonesi nella sua articolazione dei mazzaroti, deputato a intrattenere i rapporti con le consorterie mafiose delle altre province siciliane) che avrebbe preso parte personalmente al summit in cui fu deciso l’omicidio.

LE DICHIARAZIONI DI CARMELO BARBAGIOVANNI detto “U MUZZUNI” – Barbagiovanni è stato al vertice della famiglia mafiosa dei Batanesi. ‘Specializzato’ in estorsioni, è stato arrestato nel gennaio dello scorso anno nell’operazione Nebrodi. Soltanto un mese e mezzo dopo ha iniziato la sua collaborazione con la giustizia per ‘cambiare vita’. Sin da subito ha ammesso le sue responsabilità per alcune vicende estorsive e la stessa appartenenza al clan. Ma è soltanto a luglio scorso che confessa l’omicidio di Costanza di cui, è bene precisarlo, non era mai stato accusato. Il movente, a detta del pentito, è riconducibile nell’attività estorsiva, in maniera autonoma, per i lavori che si stavano all’epoca effettuando sulla Messina-Palermo. La decisione di uccidere Costanza era stata presa qualche mese prima dell’omicidio, nel corso di un summit di mafia. Alla riunione, svoltasi a Finale, avevano preso parte, secondo Barbagiovanni, Sebastiano Rampulla, Domenico Virga, Carmelo Bisognano, lo stesso Barbagiovanni e Francesco Costanza. A dire del collaboratore “la vittima era vicina alla famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde e pretendeva di fare estorsioni senza rendersene conto”.

“Qualche mese prima dell’omicidio ne parlai anche con Vincenzo Galati Giordano e Sebastiano Bontempo e mi dissero di partecipare al summit perchè loro erano impossibilitati in quanto sorvegliati speciali”. “All’inizio per l’omicidio pensai di coinvolgere Tommaso Blandi – rivela il collaboratore – in quanto riteneva Costanza l’autore dell’omicidio del padre, ma poi rinunciò”. Allora si rivolse a Sergio Costanzo, custode di terreni “….e pianificammo l’omicidio”.

L’ESECUZIONE – “Sergio Costanzo, con fare repentino, estrasse la pistola, una cal. 7,65, tentando di esplodere un colpo contro Costanza. La pistola però si inceppò dando la possibilità alla vittima di fuggire. Tuttavia, mentre cercava di scappare, Costanza venne raggiunto alla schiena da un colpo di arma da fuoco esploso dallo stesso Sergio Costanzo”. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, aveva raggiunto la vittima dopo aver scavalcato una recinzione e lo aveva finito con un colpo di pistola al volto e un colpo di pietra, sempre al volto. In tutto gli spari da distanza ravvicinata furono tre.

Sergio Costanzo, classe ’74, venne assassinato in Contrada Vaccheria, nel Comune di Centuripe (EN) il primo ottobre 2010 attinto da svariati colpi di fucile mentre era appena giunto al consorzio dove prestava la propria attività lavorativa. Uno dei colpi, probabilmente per dare un preciso segnale, gli fu esploso ai genitali.

“PIENA SOVRAPPOSIZIONE TRA LE DICHIARAZIONI DEI PENTITI” – Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono, secondo il gip Monica Marino, “sovrapponibili nella indicazione della causale dell’omicidio e nel contesto di appartenenza mafiosa dei soggetti, a vario titolo, coinvolti nella vicenda”. Tutti e tre i dichiaranti infatti hanno riferito che Francesco Costanza è stato ucciso per le estorsioni imposte alle imprese che già pagavano il pizzo alle organizzazioni mafiose di riferimento.

Anche sul nome di Domenico Virga c’è “piena sovrapposizione tra le dichiarazioni di Barbagiovanni e Giuffrè” quale mandante dell’omicidio. Anche Bisognano ha confermato che “l’ordine di morte non avrebbe potuto promanare da altri se non da Virga, o comunque da Sebastiano Rampulla, longa manus del Virga nella provincia di Messina”.

L’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Messina, accogliendo l’imponente quadro indiziario raccolto incrociando anche le dichiarazioni rese dai tre collaboratori di giustizia, per di più rese in un contesto temporale assolutamente diverso, ha emesso il provvedimento restrittivo nei confronti di Domenico Virga, reputandolo responsabile (quale mandante) dell’omicidio, in concorso con Sebastiano Rampulla (mandante, ormai deceduto), Carmelo Barbagiovanni (esecutore materiale e reo confesso) e Sergio Costanzo (esecutore materiale, come detto anch’egli deceduto)

Per quanto sopra, nella serata di ieri, in Palermo, personale della Squadra Mobile di Messina, coadiuvato dall’omologa struttura investigativa del Capoluogo di Regione e con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, ha provveduto al rintraccio ed alla cattura di Domenico Virga che, una volta espletate le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Palermo Pagliarelli.