30 Gennaio 2021 Giudiziaria

Messina, le motivazioni della sentenza d’appello “Beta 2”

Non era «mafia delocalizzata» come sostenevano i difensori, perché «… l’attualità dei rapporti messinesi e la famiglia catanese si coglie ampiamente dall’istruttoria del presente giudizio». È forse questo il nucleo decisionale più evidente nelle motivazioni della sentenza a d’appello per il processo “Beta 2”, che i giudici hanno depositato in questi giorni. Ed è l’argomento-chiave di quanto il collegio decise nel luglio scorso per una delle fondamentali operazioni antimafia degli ultimi anni, la “Beta”, con cui la Dda e i carabinieri del Ros hanno ricostruito l’influenza della  in città, direttamente collegati anche per stretta parentela con il clan etneo.

Il 22 luglio dello scorso anno il collegio presieduto dal giudice Alfredo Sicuro e composto dalle colleghe Maria Teresa Arena e Maria Eugenia Grimaldi, aveva deciso alcuni “sconti” di pena rispetto al primo grado. Aveva assolto Maurizio Romeo dal reato di associazione mafiosa «per non avere commesso il fatto» e Vincenzo Romeo da un’estorsione «perché il fatto non sussiste». Aveva escluso l’aggravante di aver agito col metodo mafioso per il reato di influenze illecite contestato a Nunzio Laganà, infliggendogli un anno di reclusione, e a Vincenzo Romeo, condannato a un anno e quattro mesi. I giudici avevano escluso l’aggravante di aver agito col metodo mafioso nei confronti di Salvatore Parlato, che rispondeva di turbativa d’asta, e lo avevano condannato ad 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Nessuna aggravante con metodo mafioso era stata decisa in appello anche per i fratelli Antonio e Salvatore Lipari, che erano stati condannati entrambi a 8 anni e 8 mesi di reclusione, così come per Antonio Romeo, a cui erano stati inflitti 8 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Infine era stato circoscritto il fatto contestato a Giuseppe La Scala fino al mese di ottobre 2014, e con l’esclusione delle aggravanti la condanna finale era stata di 5 anni e 4 mesi. I giudici avevano poi confermato la pena di otto mesi per il pentito Biagio Grasso.