Brescia: In manette un funzionario Inps originario di Messina. Favori in cambio di informazioni

Una jeep a prezzo di favore, un motorino. O la promessa di trovare un posto di lavoro per il figlio, intesa come assunzione, ovvio. In cambio: informazioni riservate sulla posizione contributiva — e le eventuali pendenze tributarie o previdenziali — di numerose società clienti. Con l’accusa di corruzione sono finiti in manette un commercialista e contabile bresciano (già più che noto) e due funzionari pubblici, che rispondono anche di accessi abusivi a sistemi informatici, in questo caso le banche dati istituzionali. Ai domiciliari Gaetano Vitrano, 60 anni, originario di Messina, dipendente all’Inps di Brescia, e Salvatore Giuseppe Basiricò, 55 anni, nato a Trapani e in servizio, invece, all’Agenzia delle Entrate.

In carcere — ma già è detenuto — il commercialista bresciano Mauro Rigamonti, già finito al centro di altre inchieste, come Leonessa o Evasione Continua, sostanzialmente con le medesime contestazioni. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Carlo Bianchetti, nelle ultime sono stati gli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Carlo Nocerino e dal sostituto Antonio Bassolino, titolari del fascicolo, nato proprio come «costola» del filone Leonessa.

«Ripetuti» gli scambi di favori e promesse tra il professionista e i funzionari emerse durante le indagini, così come le chat. Quelle che «è meglio se le cancelli» chiede a un certo punto Rigamonti a Basiricò («dimostrando il suo maggiore spessore criminale»).

Per chi indaga — e visti i precedenti — il «disegno» di Rigamonti era chiaro: si sarebbe prestato a fornire le proprie conoscenze, e il suo aiuto, a favore degli imprenditori che a lui si affidavano, ma anche al fine di mettere a segno frodi fiscali, proprio grazie ai «favori» ottenuti dai pubblici ufficiali in questione. Gli accessi sarebbero stati effettuati tra l’estate e l’autunno 2018, ma anche l’anno successivo. A Vitrano, il commercialista avrebbe promesso l’acquisto di una jeep nuova e dagli allestimenti personalizzati per soli 12 mila euro, vale a dire l’equivalente del valore della sua utilitaria consegnata in conto vendita. Il fuoristrada, però, ne costava 32 mila. Non risulta agli atti alcun pagamento alla concessionaria. Ma a saldare la differenza, quantomeno in parte, in teoria, avrebbe dovuto essere proprio Rigamonti, il quale però a chi pretendeva il saldo, quantomeno i 5 mila euro di differenza finale con i vari sconti, sottolineando di non aver ancora visto un euro, avrebbe risposto così: « Io il debito l'ho gia pagato e avanzo ancora da prenderne, si ricordi bene».

Vitrano, peraltro, si sarebbe offerto per fare anche da «ponte» per mettere in contatto Rigamonti con l’allora direttore delle Entrate, come confermerebbero le intercettazioni. Tempestivi i riscontri in banca dati, a volte protagonisti anche di «trattative» in chat. A Basiricò, che a un certo punto avrebbe pure espresso soddisfazione per l’esito della pratica, il commercialista avrebbe regalato un motorino — al massimo pagato mille euro, ma non ce ne sarebbe traccia — oltre a promettergli che ci avrebbe pensato lui, a far assumere suo figlio. Anche per il gip è corruzione.

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