Processo Bilanci comunali, «prove insufficienti e vulnus del reato di falso ideologico»

21 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria
Di Riccardo D'Andrea - Molteplici gli elementi alla base dell'assoluzione - lo scorso 12 novembre - dell'ex sindaco Giuseppe Buzzanca e dei componenti della sua Giunta, oltre al ragioniere generale, funzionari e revisori dei conti. «Larga parte dei difensori ha sottolineato come il procedimento in questione abbia avuto di fatto carattere di una analisi circa le irregolarità dei “bilanci” del Comune di Messina negli anni 2009, 2010 e 2011, e che in esito al processo gli imputati abbiano visto affermata dal Tribunale, senza un solido fondamento, una sorta di responsabilità “collettiva” per il reato di falso ideologico, tracciata dall'accusa col trasformare rilievi di illegittimità contabile in ipotesi di condotte penalmente rilevanti, ritenute pluriennali e “concentrate” su larga scala da un folto gruppo di politici e tecnici comunali”».

Un giudizio considerato «severo» dalla Corte d'appello, che però «coglie in larga misura la realtà del problema». Poi, dubbi sull'avvio del procedimento, che «lascia percepire subito questi limiti di prospettiva», giustificato da una serie di criticità dei documenti contabili. «In effetti, rileva nelle motivazioni della sentenze il collegio presieduto dal giudice Francesco Tripodi, «assente una vera e propria denuncia di specifici fatti di reato, erano le deliberazioni della Corte dei conti sui bilanci comunali a costituire la base per l'iniziativa del pubblico ministero», che ha acquisito vari atti il 19 marzo 2013, per poi affidarsi al consulente tecnico Vito Tatò. «La consulenza, tuttavia, restava come tale la base pressoché esclusiva e sufficiente dell'esercizio dell'azione penale, non avendo conseguito novità di rilievo né gli interrogatori, né le intercettazioni telefoniche». Deceduto il consulente, mentre era incardinato il procedimento, il Tribunale ha disposto una perizia tecnico-contabile di un pool di esperti, i quali, «pervenivano a un ridimensionamento dei fatti contestati, che però valorizzava in modo preponderante la consulenza«. Ed è emerso poi «un quadro probatorio insufficiente, a fronte del quale legittime appaiono le doglianze degli appellanti estese ad ottenere una formula di proscioglimento nel merito anche per i reati già dichiarati prescritti». La motivazione della sentenza di secondo grado si sviluppa secondo tre passaggi. Il primo: definire il contesto normativo all'epoca dei fatti, con l'introduzione di istituti nuovi, tra tutti il Piano di riequilibrio finanziario, del quale trarrà vantaggio lo stesso Comune di Messina evitando il dissesto». Procedura la cui richiesta di accesso è stata deliberata il 13 dicembre 2012, «un elemento che sarebbe improprio ritenere irrilevante rispetto alla natura dei reati», scrivono i giudici. Il secondo step: fissare lo scarto tra il giudizio penale sulla eventuale falsità del dato di bilancio e quello, significativamente diverso, della sua “veridicità” in termini contabili». Il terzo: analizzare in dettaglio capi d'imputazione su debiti fuori bilancio e loro presunto “occultamento” che «l'imputazione lega anche alla fallita operazione di dismissione immobiliare, debiti relativi alle partecipate e infine registrazione e valutazione di alcuni residui attivi, dove si esprime una valutazione “di inesistenza per inesigibilità degli stessi”». Inoltre, una «importante censura sul piano processuale e al tempo stesso probatorio è costituita dalla utilizzazione della relazione redatta dal consulente del pm, in ragione del suo decesso nelle more del processo e prima della sua audizione». Altro rilievo: «L'elemento debole strutturale dell'imputazione sembra costituito dal voler trasportare sul piano della responsabilità penale per falsità ideologica tutte le patologie occorse nella formazione dei bilanci e dei rendiconti tra il 2009 e i 2011, senza un'adeguata considerazione delle distorsioni che possono rilevare solo sul piano contabile e di responsabilità civile/amministrativa, non penale». A cui si aggiunge, fino alla requisitoria del pg, «la comparazione dei fatti contestati e quasi “sigillo” della loro rilevanza penale» nella vicenda dei bilanci 2007-2010 del Comune di Reggio Calabria». Però, con «vistose differenze tra i due casi, rimarcati da molti difensori», visto che «nessun episodio del genere emerge nella vicenda dei bilanci del Comune di Messina». Fonte: Gazzetta del Sud

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione