L’intestazione della sala giochi. Condannati Cutè e Romeo

Due condanne ieri in abbreviato, inflitte dal gup Tiziana Leanza, per la storia dell'intestazione fittizia della sala scommesse al villaggio Aldisio.

La vicenda è legata ad alcuni approfondimenti investigativi della Mobile, che nel luglio scorso eseguì un'ordinanza di custodia cautelare e un sequestro preventivo di una ditta che gestiva una sala scommesse localizzata nella zona sud della città.

In questo caso le contestazioni accusatorie iniziali erano di intestazione fittizia di beni, e poi smercio di droga. In questo troncone erano coinvolti Giuseppe Cutè e Alessio Romeo che a suo tempo avevano chiesto il giudizio abbreviato. Al primo sono stati inflitti 3 anni di reclusione, al secondo 2 anni. I due sono stati difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Billè. In precedenza il terzo imputato, Paolo Gatto, aveva patteggiato la pena di 10 mesi di reclusione e 4mila euro di multa.

A dare l'input al lavoro degli investigatori sono state a suo tempo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Minardi. Analizzando il suo racconto, la polizia si è concentrata su Gatto, figlio del boss di Giostra “Puccio”, e Cutè, detto “Cinzino”, cugino del primo e figlio di Domenico Cutè, inteso “U Sauru”, ucciso il 25 gennaio 2000 davanti alla chiesa di Villa Lina. Cutè si sarebbe reso protagonista di una fittizia intestazione ad un giovane parente, Alessio Romeo, insospettabile perché incensurato, di una sala giochi situata nella zona sud della città, al villaggio Adisio. Questo per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione, integrando la fattispecie di reato di trasferimento fraudolento di valori.

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