Operazione “Affari di famiglia”: tutti a processo

26 Marzo 2021 Inchieste/Giudiziaria

Una piccola impresa a conduzione familiare. Ma niente di virtuoso, peché il business era la droga. Cocaina, hashish, marijuana, distribuita tra Villaggio Aldisio e Fondo Fucile. L'operazione “Affari di famiglia” è stata condotta l'11 novembre scorso dai carabinieri e “accoppiata” all'operazione Cesare, che invece aveva colpito la nuova struttura a capo del clan di Giostra. Il secondo gruppo criminale finito in manette quel giorno, invece, operava nella zona sud e la sua caratteristica - da qui il nome - è che i vertici del sodalizio erano tutti in famiglia, appunto. Ieri mattina si è tenuta l'udienza preliminare fissata dal giudice Fabio Pagana, il quale ha accolto le richieste di rinvio a giudizio, formulate dai sostituti procuratori Antonella Fradà e Roberta La Speme, nei confronti di nove imputati: Tommaso Giacobbe, 68 anni; Rosina Giacobbe, 46 anni; Tommaso Giacobbe, 20 anni; Giuseppa Leonardi, 64 anni; Lucia Villari, 33 anni; Cristina Lisa, 39 anni; Santino De Stefano, 45 anni; Paolo Scivolone, 47 anni; Angelo Parisi, 27 anni. Per tutti loro, quindi, adesso partirà il processo (il collegio di difesa è composto dagli avvocati Salvatore Silvestro, Domenico Andrè, Tindaro Celi, Signorina Frisenda, Tommaso Calderone e Pietro Venuti).

La struttura

A capo del gruppo c'è il 68enne Tommaso Giacobbe, ed è proprio dal suo arresto, avvenuto nel dicembre del 2018 (con lui finì in manette anche l'omonimo nipote appena maggiorenne) che parte l'indagine. Nel sodalizio hanno un ruolo primario la moglie Giuseppa Leonardi, la figlia Rosina Giacobbe, la nipote Lucia Villari e persino l'amante, Cristina Lisa, con rapporti non sempre idilliaci quando gli “affari” vengono mischiati con la gestione della relazione extraconiugale. Specie nel momento in cui Giuseppa Leonardi rivendica di avere, di fatto, assunto il controllo degli “affari di famiglia” da quando il marito è in galera: «Perché ho camminato io - dice a Giacobbe -, se facevo camminare gli altri... per strada si perdevano, mentre che camminavano». Anche la figlia Rosina e l'amante del marito vengono, ad un certo punto, estromesse: «Neanche a lei ho fatto andare più... vedi che non sono babba, che non dormo... lei (Cristina) niente proprio... se so che viene qua, qua c'è burdellu gli ho detto».

Spacciatore a 12 anni

È in questo troncone d'indagine che, quando a novembre scatta l'operazione, emerge l'immagine più forte e drammatica: un ragazzino di 12 anni utilizzato dalla madre per la consegna della droga. Con tanto di “paghetta”. Il dodicenne è adesso in una comunità familiare, su disposizione del Tribunale dei minorenni di Messina. «La circostanza che la... sfruttasse il figlio minorenne per lo svolgimento della sua attività illecita - scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare -, trova formidabile riscontro in quanto accaduto in data 9 aprile 2019, quando la donna, dovendosi recare a Palermo presso la casa circondariale, insieme a..., affidava il proprio telefono cellulare al figlio minore affinché questi potesse gestire le telefonate dei clienti in sua assenza». La trascrizione di quella giornata è raggelante, se si pensa alla giovanissima età del ragazzo. «Il minore - si legge - aggiorna passo passo la madre sulla gestione degli “affari”, contattandola per riferirle il buon esito della cessione di stupefacente: egli infatti la ragguaglia sulla ricezione del denaro, che si impegna a custodire, nonché sulle dosi che ha consegnato all'acquirente: “I soldi li ho io”... “E... mamma una cosa... li ha presi da 10... e vabbò. Se li è presi tutti...”... “Di 10 ed uno da 20”. Consapevole del carattere illecito dell'attività svolta dal figlio, la donna interrompe la conversazione: “Vabbè! Basta! Ciao! Poi parliamo. Ciao, ciao”». E ancora. Sebbene la madre «si sforzi di utilizzare un linguaggio criptico, non può evitare di fare dei chiari riferimenti a prezzi e quantità di stupefacente, lasciando chiaramente comprendere che ella trattiene una parte del denaro che le viene consegnato dai clienti per pagare i fornitori», ma anche «che il denaro guadagnato dovrà essere consegnato al figlio, che provvederà a custodirlo ed a ripartire tra loro la quantità di droga fornita per l'attività di intermediazione denominata regalino: “ed i soldi glieli dai sempre a mio figlio! Lui! Ci pensa lui a fare i regalini! Hai capito?”».

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