IL VIDEO – Angela Manca e Repici all’Antimafia: ”Dietro la morte di Attilio poteri forti”

6 Aprile 2021 Inchieste/Giudiziaria

La giustizia sulla morte del giovane urologo siciliano Attilio Manca trovato morto nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio 2004 è stata negata su tutti i livelli. Perizie sul corpo del giovane definite “infami”, leggerezza nelle indagini, collabori di giustizia ignorati e soprattutto la volontà di estromettere la famiglia dal processo sulla morte del loro caro fanno del caso Manca un caso unico nella storia Repubblicana.

Ieri sono stati ascoltati in commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Nicola Morra la madre Angela Gentile e l’avvocato difensore della famiglia Manca, Fabio Repici.

In questi anni abbiamo lottato in tutti i modi - ha detto la madre di Attilio - per arrivare alla verità ma nessuno ci ha mai ascoltato. Non potete immaginare la mia sofferenza quando siamo stati estromessi dal processo a Monica Mileti, la donna (assolta poi nel febbraio scorso dalla Corte d'appello di Roma n.d.r.) accusata di aver fornito a mio figlio la dose di eroina che poi lo avrebbe portato alla morte. Il dott Petroselli ci ha estromesso dal processo. Quel giorno che ci hanno buttato fuori mi sono sentita sconfitta, umiliata” e ancora “anche i nostri legali si sono detti stupiti del fatto che una famiglia cosi duramente colpita nei suoi affetti non venisse ammessa come parte civile, forse il primo caso in Italia. Senza contare che nonostante i tanti pentiti che hanno parlato della morte di Attilio non e' stato celebrato alcun processo”. 

Oltretutto i collaboratori di giustizia che avrebbero potuto parlare sono stati tutti quanti definiti attendibili da varie sedi giudiziarie ma non sono mai stati ascoltati nell’ambito della morte di Attilio Manca da nessuna procura della Repubblica.

Tra di loro vi era anche il pentito Carmelo D’Amico (ex capo dell’ala miliare di Cosa Nostra di Barcellona Pozzo di Gotto) che ha reso ad ottobre del 2015 una dichiarazione in cui ha raccontato di due confidenze raccolte tra il 2004 e il 2006 nelle quali spiccano i Servizi segreti dietro l’omicidio di Attilio Manca.

Ci siamo sentiti sconfitti e umiliati - ha detto con rabbia Angela Gentile - ho pensato che fosse inutile continuare a combattere perché c'erano dei poteri troppo forti. Persone che non ci avrebbero mai permesso di accertare quello che è effettivamente accaduto”

I genitori del giovane urologo siciliano fin dall’inizio hanno raccontato di aver sempre pensato che si trattava di un omicidio di mafia ma, come ha detto la madre, “non ne capivamo la motivazione. Fino a che il 20 febbraio del 2005 la Gazzetta del Sud esce con un articolo: il pentito Francesco Pastoia in una intercettazione o ambientale o telefonica parla di un urologo che ha visitato Bernardo Provenzano nel suo rifugio. In quel periodo io andavo tutti i giorni al cimitero e una volta incontrai il padre di un caro amico di Attilio che mi disse 'non è che tuo figlio è stato ucciso per aver visitato Bernardo Provenzano?'. Io nemmeno lo conoscevo, li per lì mi è parso assurdo. Ma quelle parole mi sono subito tornate in mente quando è stato pubblicato l'articolo".

Questo dato messo in relazione con molte altre “anomalie” raccontate dalla madre di Attilio in commissione antimafia hanno permesso alla fine alla famiglia di avere alla fine un quadro estremamente chiaro “Attilio è stato l’urologo che ha visitato Bernardo Provenzano”. 

Fabio Repici: “Procura della Repubblica di Viterbo fin da subito si adoperò per fare indagini sul morto”
L’avvocato della famiglia Manca non ha usato mezze misure ieri nel descrivere alla Commissione Antimafia ciò che è accaduto alla famiglia Manca, “mi permetto pure di dire senza peccare di falsa immodestia che qualcosa di processi per fatti di mafia mi è capitata... mi è capitato di occuparmene nel mio ruolo professionale quale difensore di famigliari di vittime di mafia. L’evenienza che è capitata ai genitori di Attilio Manca non è mai, dico mai capitata nella storia della Repubblica. E’ un fattoSin dall'inizio si sono fatte indagini solo sul morto non su eventuali responsabili di condotte che avrebbero potuto portare in modo diretto o indiretto al decesso di Attilio Manca" e ancora “i genitori di Attilio Manca non sono mai stati ascoltati da un pubblico ministero della Repubblica. Mai.” 

L’avvocato ha fato poi riferimento al caso di Monica Mileti, la donna che secondo la Procura della Repubblica di Viterbo avrebbe ceduto l’eroina ad Attilio Manca con il quale poi si sarebbe ucciso.

“Il 16 dicembre dell’anno 2021 è stata emessa dalla Corte d’Appello di Roma, terza sezione penale, una sentenza nel processo a carico della signora Monica Mileti di cui avete già sentito il nome. La signora Monica Mileti su azione penale esercitata allora della Procura della Repubblica di Viterbo, proprio da quel Pubblico Ministero dottor. Renzo Petroselli a cui a fatto riferimento la signora, venne imputata di due reati l’articolo 73 del testo sugli stupefacenti per la cessione della eroina che fu sicuramente inoculata nel braccio sinistro di Attilio Manca con due siringhe nelle fasi appena precedenti alla sua morte. E insieme a questo reato era anche imputata anche del reato di morte di altra conseguenza di atro delitto. Cioè come conseguenza della cessione della droga” quindi è stata la “Procura della Repubblica di Viterbo a mettere in connessione non solo logica ma materiale le due ipotesi di reato”. A tale riguardo, l'avvocato ha fatto riferimento anche alla recente sentenza con cui la Corte d'appello di Roma ha assolto Monica Mileti, “assolta 'perché il fatto non sussiste' e non 'per non aver commesso il fatto'. E' una differenza fondamentale, esorbitante, perché significa che la presunta cessione non c’è proprio stata. Di fatto viene spazzata via la conclusione della morte per overdose per assunzione di eroina ceduta dalla Mileti”, conclusione promossa e portata avanti dalla Procura di Viterbo e successivamente da quella Capitolina.

La “pietra tombale” messa sul caso di Attilio Manca con quell’assoluzione è stata tolta, bisogna agire immediatamente per dare finalmente alla famiglia, alla Nazione e ad Attilio la verità e la giustizia da troppo tempo negata.

Info: www.attiliomanca.it

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione