16 Aprile 2021 Giudiziaria

IL PESTAGGIO DI UN AGENTE DI POLIZIA A GIOSTRA, ASSOLTO LETTERIO FERRARA

DI EDG – Si è conclusa nella giornata di ieri la vicenda processuale che ha visto coinvolto il 32enne Letterio Ferrara, tratto in arresto il 9 novembre 2014 perché accusato – assieme ad altri due ragazzi – di avere aggredito con schiaffi, calci e pugni un agente di polizia fuori dal servizio.

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Olga Tarzia, in riforma della sentenza emessa del Tribunale di Messina il 26 aprile del 2016 e poi appellata dall’imputato, ha assolto Ferrara per non aver commesso il fatto.

Ferrara, già in sede di interrogatorio di garanzia, si era dichiarato estraneo alla vicenda, ricostruendo i fatti in totale difformità rispetto alle accuse che gli venivano mosse.

IL PESTAGGIO E LA VICENDA PROCESSUALE

L’episodio del pestaggio di un poliziotto nel rione di Giostra era approdata a Reggio a fine gennaio dello scorso anno. Quando la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio, alla Corte d’appello della città calabrese, la condanna nei confronti di Letterio Ferrara, che rispondeva del reato di lesioni. All’imputato, difeso dall’avvocato Nino Cacia, la Corte d’appello di Messina aveva confermato la condanna inflitta dalla Seconda sezione penale del Tribunale all’esito del rito abbreviato, ossia due mesi di reclusione.

I fatti contestati risalgono al 9 novembre del 2014. Ferrara, in concorso con Alessandro Cutè (poi scagionato), un sedicenne e una quarta persona non identificata, tutti del rione Mangialupi, si trovava a bordo di una Daewoo Matiz guidata dal minore. Percorrevano a folle velocità il viale Giostra. Invitati a rallentare e rispettare la segnaletica semaforica da un agente che si accingeva a prestare servizio in Questura, il gruppetto inseguì il malcapitato, tamponandolo.

Ne nacque una colluttazione, con tanto di aggressione al poliziotto, a cui fu sottratto, secondo l’accusa iniziale, il cellulare per evitare che avvisasse la sala operativa. La banda si dileguò verso mare, ma in via Garibaldi l’utilitaria si ribaltò. E i giovani fuggirono. La polizia individuò Ferrara in via Martino, mentre tentava di nascondersi tra le auto in sosta. Riconosciuto dall’aggredito, fu condotto in caserma e arrestato. L’assistente capo della polizia fornì ai colleghi indicazioni sugli altri due compari di Ferrara, Cutè e il sedicenne, che si costituirono successivamente.

Nessuna notizia, invece, dell’altro componente del quartetto. Al termine del processo di primo grado, le accuse si ridimensionarono: Ferrara riconosciuto responsabile di un solo capo d’imputazione (lesioni) e condannato a due mesi di reclusione, pena sospesa. Furono assolti sia Alessandro Cutè che lo stesso  Ferrara dal reato di rapina impropria, “perché il fatto non sussiste», e Alessandro Cutè dalla contestazione di lesioni, «per non avere commesso il fatto”.

LA DIFESA: FINALMENTE E’ EMERSA LA VERITA’ PROCESSUALE

“La formula della insussistenza del fatto riallinea la verità processuale a quella storica e restituisce serenità ad un ragazzo che ha patito 8 mesi di custodia cautelare, oltre alle ulteriori preclusioni che non gli hanno permesso di vagliare plurime opportunità lavorative”, hanno dichiarato dopo la sentenza gli avvocati Antonino Cacia e Gabriele Lombardo.