22 Aprile 2021 Giudiziaria

L’inchiesta della Gdf: Iacp, quel quadro regalato all’architetto Punturo

L”inchiesta ‘Sipario’ della Procura di Catania del 17 marzo scorso, che ha visto al centro delle vicende l’assegnazione di alcuni immobili dello Iacp di Catania, vede tra gli indagati anche l’attuale direttore del settore tecnico dello Iacp di Messina, l’architetto Calogero Punturo.

Orazio Buda, tra gli arrestati dell’operazione, uomo considerato dagli inquirenti uomo di spicco del clan mafioso dei Cappello, avrebbe avuto, secondo l’accusa, “un rapporto privilegiato” con l’architetto Calogero Punturo, ex direttore dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Catania. Un contatto che il cugino del boss Orazio Privitera non avrebbe lesinato a “usare” per ottenere alcune “assegnazioni di immobili” a favore di due nipoti. E di un terreno per il fratello.

Buda, secondo quanto risulta dalle intercettazioni pubblicate da Laura DiStefano per Livesicilia.it, per “ingraziarsi” Punturo sarebbe stato pronto a comprare regali e non solo.

BUDA O: Allora..ascoltami..io ora ci vado preparato .. siccome a lui piacciono quelle cose .. uno glielo faccio io .. ci prendo una cosa al direttore..inc.le.. vediamo cosa ci prendiamo.. io ci prendo l’orologio ..vado da Baldanza.. (una gioielleria a Catania, ndr)

Parlava così nel 2018 con suo nipote, ma le indagini confluite nell’operazione ‘Sipario’ non hanno consentito di confermare il progetto di acquistare l’orologio. Sicuramente però Buda ha omaggiato l’architetto di un quadro dell’artista siracusano Vittorio Ribaudo (ritenuto dagli inquirenti vittima di estorsione, ndr).

I finanzieri del Gico seguono in diretta la scelta del quadro da “regalare” a Punturo.

RIBAUDO V: Guarda qua c’è questo su tela
BUDA O: quale? …no Tela NO …a lui piace il legno – questo è un direttore generale delle case popolari – Antonio come ti sembra questo per il direttore …lui ha 59 anni …lui è d’origine di Caltanissetta …abbiamo preso una bella amicizia …mi sta facendo un favore.

Le microspie immortalano anche la consegna del quadro. Buda chiarisce che il regalo “è il minimo che può fare” per quanto fatto dall’ex direttore Iacp.

BUDA O: Va bene..dove ha l’Auto??
PUNTURO C.: non ne ho auto
BUDA O: io se vuole glielo lascio qua.. fa .. inc.le? […] poi gli ho scherzato per il fatto che gli ho detto che gli bucavo la ruota.. lei per questo non mi vuole far vedere l’auto… questo è il minimo che potrei fare per lei…questi vanno accompagnati..(certificati) così non pensano che sono rubati… invece così…il minimo che posso fare …[…] Iei non mi deve dire niente già mi ha pagato.

Buda racconta del quadro regalato all’architetto al fratello, che però lo ammonisce: “…tu queste cose non li devi portare… perchè se uno gli porta queste cose e come se ha un secondo fine”.

L’indagato però non è d’accordo con il parente. E infatti tira dritto per la sua strada. A dicembre 2018 è ancora il quadro di Ribaudo il protagonista di un dialogo tra Buda e Punturo.

BUDA O: ti posso dire una cosa!!!… a me interessa non macchiare il tuo nome.. a me interessa solo il terreno.. e poi complimenti.. mi hai detto a me “hai fatto il regalo!!!”..io il regalo l’ho fatto a Punturo ..no all’istituto!!..poi quello che vuoi fare fai.. puoi pure buttare.

Una sorta di premonizione, perchè quando Punturo è trasferito a Messina (trasferimento che preoccupa non poco Buda “per il discorso aperto”, ndr) i finanzieri vanno negli uffici dello Iacp e “trovano deposto a terra e poggiato verticalmente alla parete un’opera di pittura su legno, recante la firma di Ribaudo, che è logico ritenere essere quello donato dal Buda al già direttore deIlo Iacp”, annotano gli inquirenti.

Per la procura il cerchio si chiude: Punturo, infatti, è indagato per corruzione. I pm lo accusano di aver “asservito la sua funzione agli interessi del Buda, giungendo peraltro ad avocare a sé tutti i poteri concernenti l’assegnazione degli immobili proprio nella stessa data in cui riceveva da Buda la richiesta di assegnazione della bottega in favore della nipote”.

Ma la ricostruzione non ha convinto il gip Barone che non ha accolto la richiesta di misura cautelare nei confronti dell’indagato. Manca per il giudice “un effettivo sinallagma (requisito per la contestazione del reato di corruzione, ndr) tra il quadro consegnato e la disponibilità offerta dal funzionario”.

Per il gip “il fatto che Punturo, all’atto del trasferimento a Messina, abbia lasciato nell’ufficio di Catania il quadro” mostra non solo “disinteresse per il dono” ma non sarebbe stato inteso “come corrispettivo per la disponibilità offerta”. L’indagine però non è chiusa.