29 Aprile 2021 Giudiziaria

Strage Borsellino, i pm di Caltanissetta smentiscono l’ex pentito Avola: “Non era a Palermo ma a Catania con il braccio ingessato”

Maurizio Avola è diventato collaboratore di Giustizia dopo essere stato per anni uno dei killer più spietati della Mafia. Ha scritto un libro con Michele Santoro, ‘Nient’altro che la verità’. “Sono l’ultima persona che ha visto lo sguardo di Paolo Borsellino, prima di dare il segnale per fare quella maledetta esplosione”, ha confidato il pentito al giornalista. Le dichiarazioni nel libro di Michele Santoro, sono state rilanciate nello speciale mafia di Mentana ieri sera su “La 7”.

E’ di questa mattina però un comunicato della procura di Caltanissetta che smentisce senza mezzi termini le parole di Avola, che nel 1994 aveva iniziato a collaborare con la giustizia, confessando 80 omicidi, fra cui quello del giornalista Pippo Fava, ma che qualche anno dopo venne espulso dal programma di protezione perché sorpreso a fare rapine in banca con altri due pentiti. Di recente, l’ex killer del clan Santapaola è tornato a fare dichiarazioni, parlando delle stragi del 1992, del delitto del sostituto procuratore generale della Cassazione Scopelliti e del superlatitante Messina Denaro.

La procura di Caltanisetta conferma che l’anno scorso Avola, sentito in un interrogatorio, ha riferito della sua presenza in via D’Amelio, “a distanza di oltre 25 anni dall’inizio della collaborazione con l’autorità giudiziaria”.

Il pool coordinato dal procuratore aggiunto Gabriele Paci ha subito iniziato l’indagine, alla ricerca di riscontri: “I conseguenti accertamenti – scrive oggi la procura nissena – finalizzati a vagliare l’attendibilità delle dichiarazioni rese, riguardanti una vicenda ancora oggi contrassegnata da misteri e zone grigie, non hanno trovato alcuna forma di positivo riscontro che ne confermasse la veridicità. Sono per contro emersi – precisano i pm – rilevanti elementi di segno opposto, che inducono a dubitare fortemente tanto della spontaneità quanto della veridicità del suo racconto”.

La procura cita un riscontro negativo, “fra tanti”: “L’accertata presenza di Avola a Catania, addirittura con un braccio ingessato, nella mattina precedente il giorno della strage, là dove, secondo il racconto dell’ex collaboratore, egli, giunto a Palermo nel pomeriggio di venerdì 17 luglio, avrebbe dovuto trovarsi all’interno di un’abitazione sita nei pressi del garage di via Villasevaglios, pronto su ordine di Giuseppe Graviano a imbottire di esplosivo la Fiat 126”.

Aggiunge la procura: “Colpisce, peraltro, che Avola, anziché mantenere il doveroso riserbo su quanto rivelato a questo ufficio, abbia preferito far trapelare il suo asserito protagonismo nella strage di via D’Amelio, oltrechè quello di Messina Denaro, Graviano e altri, attraverso interviste e la pubblicazione di un libro. E lascia altresì perplessi – prosegue il comunicato – che egli abbia imposto autonomamente una sorta di discovery, compromettendo così l’esito delle future indagini, dopo che l’ufficio aveva provveduto a contestargli le numerose contraddizioni del suo racconto e gli elementi probatori che inducevano a dubitare della veridicità di tale sua ennesima progressione dichiarativa”.

Le “future indagini” sono quelle su Avola, i magistrati vogliono capire cosa c’è dietro le sue nuove dichiarazioni. Solo il desiderio di un ex pentito di rietrare nel programma di protezione o un disegno ancora tutto da scoprire per minare i processi già conclusi sulle stragi? Fra le dichiarazioni di Avola, ci sono pure parole pesati su Gaspare Spatuzza, l’ex fedelissimo dei Graviano che nel 2008 ha svelato la grande impostura del falso pentito Vincenzo Scarantino. Avola sostiene che Spatuzza non era uomo d’onore e che non poteva conoscere i segreti di Giuseppe Graviano, l’organizzatore della strage di via D’Amelio. Dichiarazioni smentite da tanti collaboratori di giustizia, che hanno raccontato come Spatuzza sia stato al vertice del clan di Brancaccio alla metà degli anni Novanta, dopo l’arresto dei Graviano.