4 Maggio 2021 Giudiziaria

Strage Borsellino, unico agente scorta sopravvissuto smentisce pentito Avola

“Lo sportello dell’auto blindata del giudice Borsellino quel pomeriggio non era stato lasciato aperto, come è stato detto in trasmissione. Era stato chiuso, anche perché se fosse stato aperto si sarebbe distrutto tutto quello che c’era all’interno dell’automobile, compresa la valigetta, che poi, invece, è stata ritrovata quasi integra”.

A parlare in una intervista esclusiva all’Adnkronos è Antonio Vullo, l’unico agente di scorta sopravvissuto, il 19 luglio del 1992, alla strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Vullo era alla guida della prima autovettura di staffetta, che precedeva quella in cui viaggiava il magistrato ucciso da Cosa nostra. Nei giorni scorsi, intervistato da Michele Santoro nello speciale sulla mafia de La7, l’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola, aveva detto di avere partecipato attivamente alla preparazione dell’attentato e anche all’esecuzione. Anche se la Procura di Caltanissetta, all’indomani, lo ha smentito ritenendolo “non attendibile”.

Ecco il racconto di Avola: “Io posso dire che c’ero e sono uno degli esecutori materiale della strage di via D’Amelio. E sono l’ultima persona che ha visto lo sguardo di Paolo Borsellino prima di dare il segnale per l’esplosione”, ha detto l’ex killer catanese Maurizio Avola a Santoro. E ricorda: “Borsellino scende dalla macchina e lascia lo sportello aperto. Io mi fermo, mi giro e lo guardo, mi accendo una sigaretta. Lo guardo, mi giro e faccio il segnale, verso il furgone a Giuseppe Graviano e vado a passo elevato. Mi da 12 secondi per allontanarmi. Ho avuto la sensazione che Emanuela Loi ha visto il led rosso dell’auto, lei alza il passo e non capisco se sta andando verso la macchina. A quel punto mi sono allontanato. Se non esplodeva la macchina avrebbero attaccato con i bazooka”.

“Non voglio entrare in polemica con nessuno e non mi interessa neanche – dice oggi l’ex agente di scorta Vullo, che nell’attentato di via D’Amelio rimase ferito – ma Avola ha detto una cosa impossibile, affermando che il dottor Borsellino avrebbe lasciato lo sportello aperto. Già da qui si può fare una valutazione. Se fosse stato aperto lo sportello, dentro l’auto non sarebbe rimasto nulla, lo ripeto”. E ribadisce: “E io non sarei rimasto in vita con lo sportello aperto”. Vullo era a capo della staffetta di auto che precedeva la vettura di Borsellino. “Tre secondi prima dell’esplosione ero lì con lo sportello aperto e tre secondi dopo sarei rimasto anche io con lo sportello aperto. Invece sappiamo che dopo 10 minuti ci fu la sottrazione della borsa del giudice Borsellino. Ma ripeto, non voglio aggiungere niente e non voglio entrare in queste polemiche. Se ne devono occupare le Procure”.

E rispondendo a distanza a Michele Santoro, che da Massimo Giletti a ‘Non è l’Arena’, ha detto che il poliziotto potrebbe ricordare male alcuni frammenti di quel pomeriggio, Vullo dice: “Sono cose che ho detto 28 anni fa ai magistrati, non credo di avere detto baggianate”.

Un anno fa Vullo, come apprende l’Adnkronos, è stato risentito dai magistrati di Caltanissetta, dopo le nuove rivelazioni di Maurizio Avola sulla strage di via D’Amelio. I pm non credono all’ex killer estromesso dal servio di protezione. Come hanno specificato dopo la trasmissione. “I conseguenti accertamenti disposti da questa Dda, finalizzati a vagliare l’attendibilità di dichiarazioni riguardanti una vicenda ancora oggi contrassegnata da misteri e zone grigie, non hanno allo stato trovato alcuna forma di positivo riscontro che ne confermasse la veridicità – ha detto il Procuratore aggiunto Gabriele Paci – Dalle indagini demandate alla Dia sono per contro emersi rilevanti elementi di segno contrario che inducono a dubitare tanto della spontaneità quanto della veridicità del suo racconto”.

L’agente di scorta sopravvissuto ricorda che c’era proprio lui “in testa al corteo” delle auto di scorta di Paolo Borsellino. “Quel pomeriggio mi sono fermato davanti alla Via D’Amelio – dice – lì il giudice mi ha sorpassato, ma in via Autonomia Siciliana. Io sono arrivato in testa al corteo”. E ha voluto ricordare la “dedizione e il cuore” che hanno messo tutti gli agenti di scorta nel sorvegliare il giudice Borsellino. “Quando è sceso dall’auto quattro miei colleghi gli hanno fatto da scudo…”, dice commuovendosi. Sono cinque gli agenti di scorta morti nella strage, tra cui una giovane poliziotta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.

Ma ecco il racconto di Antonio Vullo davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta nel 1999 su quello che accadde quel pomeriggio infernale in via D’Amelio: “Era pieno di automobili parcheggiate, difatti, dato che era la madre, sia me sia al capomacchina, che era Claudio Traina, ci ha dato un po’ di pensiero”.

Borsellino infatti aveva raggiunto la villa per fare visita alla madre, precedendo ad un certo punto la vettura di Vullo per mostrare agli agenti il punto esatto in cui si trovava il cancelletto. Dopo una prima perlustrazione da parte dell’intera scorta, Vullo ha deciso di girare di nuovo la macchina, in modo da averla già pronta per ripartire. Borsellino stava suonando il campanello, poi l’esplosione. “Sono stato investito io da una nube abbastanza calda”, ha aggiunto il testimone, “all’interno dell’abitacolo sono stato sballottato, sono uscito dal veicolo e tutto distrutto, già avevo visto il corpo di un collega, dell’autista Cosina, che era accanto alla mia macchina e mi sono messo a girare così, senza nessuna meta, cercando aiuto o dando aiuto agli altri colleghi”.

Vullo si è messo a cercare poi aiuto, andando fino alla fine della strada, all’altezza del giardino. “Ho visto tutto distrutto, non ho visto nessuno che potesse aiutarci”, ha aggiunto, ” e (sono andato a vedere) prima dall’altra parte, verso la via Autonomia Siciliana, e là ho visto il primo collega… la prima votante che è arrivata, però non ricordo bene chi fossero”.

Adesso arrivano le dichiarazioni dell’ex collaboratore di giustizia Maurizio Avola. Dice che era vestito da poliziotto e che sarebbe stato lui a dare il via all’autobomba a Giuseppe Graviano. Ma per i magistrati di Caltanissetta il suo racconto non è attendibile. E ora arriva anche la smentita di Antonio Vullo, dell’unico agente di scorta sopravvissuto.