5 Maggio 2021 Giudiziaria

“A MESSINA UNA ‘CELLULA’ DELLA LOGGIA UNGHERIA“. LE DICHIARAZIONI FUMOSE DELL’AVV. AMARA

Nei verbali di Piero Amara, citati su molti quotidiani di questa mattina, un nome ricorre spesso: è quello di Michele Vietti, ex vicepresidente del Csm dal 2010 al 2015. Che viene citato la prima volta il 6 dicembre 2019: “Devo fare una premessa: – dice ai pm Pedio e Storari – io facevo parte di una loggia massonica coperta formata da persone che io ho incontrato attraverso persone di origine messinese, dove questa loggia è particolarmente forte. Mi ha introdotto Giovanni Tinebra, magistrato con cui avevo ottimi rapporti. Attraverso questa loggia, chiamata ‘Ungheria’, ho conosciuto Vietti e tale Enrico Caratozzolo, avvocato di Messina“, dice Amara.

Sarebbero 40 i nomi nell’elenco dei presunti confratelli della loggia Ungheria. I 40, oltre a riunirsi a Roma in piazza Ungheria, avrebbero pure una propaggine messinese, che Amara definisce “cellula” e al cui vertice piazza – ammettendo che è per sentito dire – “Giancarlo Elia Valori”.

Nel racconto di Amara, di cui dubitano i pm di Perugia e Milano, Vietti sarebbe il suo capo diretto. Vietti, quando era sottosegretario alla Giustizia nel governo Berlusconi, aveva ingaggiato Caratozzolo come suo consigliere giuridico. Secondo Amara, erano Vietti e Caratozzolo, oltre al magistrato della Corte dei Conti Luigi Caruso, i custodi della lista dei membri di ‘Ungheria’.

Amara, come ha scritto il quotidiano Domani, ha detto di aver ‘raccomandato’ a Fabrizio Centofanti, allora direttore degli affari legali di Acqua Marcia, proprio Caratozzolo, ma anche il professor Guido Alpa e Giuseppe Conte.

Professionisti che hanno lavorato legittimamente per il concordato di Acqua Marcia ma che negano con forza qualsiasi rapporto con Amara.

L’avvocato messinese Caratozzolo, come riferisce al quotidiano diretto da Stefano Feltri, non denuncerà Amara: “Non so perchè Amara mi tira in mezzo a questa storia di Ungheria, ma che ci faccio poi con una condanna per calunnia? Di logge non so nulla: io sono stato a scuola dai gesuiti, e di associazioni segrete non me ne intendo. Non conosco affatto bene Amara, lo avrò incontrato qualche volta a Roma in aereo tornando a Messina. Ma tipo: “Ciao Piero, ciao Enrico”, nulla di più”.

Amara racconta anche di incontri organizzati da Vietti a cui lui ha partecipato per anni. Caratozzolo però smentisce: “Escludo che Amara sia mai stato presente a quegli incontri. Si fanno verso Natale, è il modo con cui Michele saluta le persone che gli sono più care”.

Calunnie aggravate, macchina del fango ordita per fini oscuri: questa è l’ipotesi investigativa alternativa dei pm di Perugia che stanno cercando verifiche sull’esistenza effettiva della loggia.

LA LOGGIA UNGHERIA SECONDO AMARA.

A quanto ricostruisce il quotidiano Domani la loggia ha radici in Sicilia con rami che si intrecciano al cosiddetto “Sistema Siracusa”, un gruppo di faccendieri, imprenditori e giudici del quale faceva parte lo stesso Amara, smantellato dalle inchieste della Procura di Messina. I vertici del gruppo vengono definiti “i vecchi”. Chi viene affiliato è stato “fatto” o “sverginato”. L’obiettivo? Piazzare i sodali nelle stanze dei bottoni e nei palazzi del potere. Non si risponderebbe a un’obbedienza gerarchica ma a un sentimento di solidarietà. Ci si rende disponibili insomma.

La loggia à detta Ungheria perché si riuniva a Roma in piazza Ungheria, nell’abitazione di un importante magistrato. E ci si riconosce con dei codici e dei comportamenti in codice. “Sei mai stato in Ungheria?”, l’adagio di riconoscimento. Se il sodale non risponde alla domanda è un affiliato. Altro segno di riconoscimento: premere tre volte l’indice sul polso stringendo la mano. Amara dice di essere entrato frequentando l’Osservatorio Permanente della Criminalità Organizzata, Ocpo. A introdurlo Giovanni Tinebra, ex procuratore di Caltanissetta e capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (Dap) e vicepresidente della corrente Magistratura Indipendente, di sinistra. Tinebra non può confermare né smentire perché è morto nel 2017.

Amara ai magistrati ha raccontato anche cenacoli, incontri segreti, codici di comportamento. Una quarantina le persone nella lista, nascosta all’estero, con giudici, giudici istituzionali e capi delle forze dell’ordine. La Guardia di Finanza ha perquisito la casa di Amara. Le dichiarazioni sono per gli investigatori in molte parti fumose.