8 Maggio 2021 Giudiziaria

Caso Manca, le motivazioni della sentenza Mileti: ”Indizi fragili e equivoci senza elementi concreti”

Sono state depositate le motivazioni della sentenza assolutoria in appello di Monica Mileti, accusata di aver ceduto la dose di eroina letale all’urologo originario di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto a 36 anni nella sua casa della Grotticella a febbraio del 2004.

Monica Mileti, cinquantenne romana, difesa dall’avvocato Cesare Placanica, era stata condannata in primo grado dal tribunale di Viterbo il 29 marzo 2017 a cinque anni e quattro mesi di reclusione.

Secondo i familiari, come è noto, Attilio sarebbe una vittima di mafia, ucciso su ordine di Bernardo Provenzano, che il medico aveva operato perché malato di tumore alla prostata.

I giudici della terza sezione penale di Roma, lo scorso 16 febbraio, hanno fatto cadere le accuse “perché il fatto non sussiste”.

“L’imputazione a carico della Mileti – si legge ora nelle motivazioni della sentenza riportate dal sito tusciaweb in un articolo di Silvana Cortignani – che, come già ha evidenziato il primo giudice, ha natura indiziaria, si fonda sulla tesi secondo cui, riconoscendosi all’imputata la qualità di abituale fornitrice di droga del Manca, era stata verosimilmente la Mileti a cedere a Attilio Manca sostanze stupefacenti anche in epoca recente, fornendogli, in particolare, l’eroina rivelatasi fatale”.

Testimonianze riferite al ’95-’97

“Tali indizi però, a parere di questa corte, non presentano i requisiti prescritti per giustificare la condanna – viene sottolineato – gli elementi raccolti dimostrano con certezza l’esistenza di un pregresso rapporto di conoscenza e di occasionale frequentazione, ed evidenziano che tale rapporto poteva essere in qualche modo connesso al procacciamento di eroina. Può infatti ritenersi dimostrato che in alcuni periodi la Mileti aveva procurato al Manca sostanze stupefacenti, in quanto tale circostanza è stata riferita da tre testimoni, amici di quest’ultimo, con attendibili e concordanti dichiarazioni. Va tuttavia sottolineato che le dirette testimonianze di queste persone si riferiscono a tempi passati, di molto anteriori rispetto ai fatti in contestazione, considerato che i dichiaranti hanno contestualizzato i fatti e li hanno collocati negli anni tra il 1995 ed il 1997. Non esistono invece dirette testimonianze relati e ai rapporti intercorsi tra il Manca e la Mileti nei periodi successivi ed in particolare nel periodo oggetto della odierna contestazione, che è circoscritta all’epoca anteriore e prossima al12 febbraio 2004″.

Nessuna prova di incontro il giorno prima

“Sotto questo profilo, gli unici dati certi sono costituiti dai contatti telefonici intercorsi tra i due soggetti nei giorni immediatamente precedenti la morte del Manca e dalla circostanza che in tempi sicuramente recenti la Mileti era stata a bordo dell’autovettura di quest’ultimo ove era stata infatti rilevata una traccia della sua presenza. Altro dato certo è rappresentato dalla presenza del Manca a Roma, città ove abitava la Mileti, il giorno prima della morte, ma quest’ultimo è sicuramente un dato in sé indifferente, in quanto il Manca poteva avere avuto, palesemente, innumerevoli ragioni per recarsi a Roma, città che frequentava e dove aveva anche uno studio medico. Non sussiste, infatti, alcun elemento per ritenere né che in quel contesto fosse avvenuto un incontro con la Mileti, né che il motivo dell’ipotizzato incontro fosse connesso all’acquisto di stupefacenti”.

Telefonate dilazionate nel tempo

“L’assunto secondo cui la Mileti era l’unica fornitrice del Manca appare, peraltro, contraddetto dalla frequenza dei contatti telefonici tra i due soggetti, che non risultano essere avvenuti a cadenza regolare ma con ampi intervalli temporali, circostanza che è incompatibile con la dimostrata qualità di tossicodipendente da eroina del Manca e con la conseguente necessità di procacciarsi la sostanza con assiduità”.

“Né può assumere alcuna valenza indiziaria il messaggio sms lasciato dalla Mileti sul telefonino del Manca dopo la morte di quest’ultimo, giacché in quel contesto l’imputata, dopo essere stata contattata dagli inquirenti per ragioni connesse alla persona del Manca, si era limitata a chiedere all’interlocutore ignorandone l’avvenuto decesso, se conoscesse il motivo per cui la stavano cercando. Infine, nessun indizio può ravvisarsi nella presenza di siringhe da insulina di un’unica marca, in casa del Mileti e del Manca perché si tratta di una marca diffusa e comunemente utilizzata”.

Solo indizi fragili e equivoci

“Così delineati gli indizi a carico della Mileti – è la conclusione – essi appaiono fragili ed equivoci, ed in tale quadro probatorio l’eventualità della cessione di stupefacenti da parte dell imputata, avvenuta nelle circostanze di cui all’imputazione, è solo una tra le tante possibilità, che non è suffragata da concreti elementi. S’impone, pertanto, l’assoluzione dell’imputata dal reato a lei contestato, non essendo stata dimostrata la sussistenza del fatto”.

 

DALL’ARCHIVIO:

Dopo 17 anni si riapre il caso di Attilio Manca: assolta la donna accusata di avergli venduto la droga.

Dopo 17 anni di omissioni, superficialità e depistaggi utilizzati per ‘’sporcare’’, processandola, la memoria di Attilio Manca adesso la sentenza della corte di appello di Roma che ha assolto Monica Mileti dall’accusa di spaccio di eroina ‘’perché il fatto non sussiste’’ riapre il caso collocandolo dentro il “buco nero”’ che ha segnato nella stagione del dopo stragi la mancata cattura del capo dei capi, Bernardo Provenzano: non fu un “buco” di eroina a causare la morte del giovane e brillante urologo barcellonese, trovato senza vita nella sua casa di Viterbo il 12 febbraio del 2004 con due buchi nel braccio sinistro ma un omicidio le cui ragioni dopo 17 anni sono ancora tutte da esplorare, a partire dalle dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia vicini a Provenzano, operato o assistito da Manca, hanno detto, durante la latitanza per un tumore alla prostata. A riaprire le indagini è un nuovo esposto annunciato dall’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile della famiglia Manca che da anni punta i riflettori su Barcellona Pozzo di Gotto, ‘’luogo decisivo delle deviazioni e dei delitti della Prima Repubblica, ma anche della Seconda’’: ‘’La sentenza – dice Repici – fa carta straccia di 17 anni persi dietro alle inerzie e alle conclusioni imperdonabili della Procura di Viterbo, della commissione antimafia di Rosy Bindi, Claudio Fava e Luigi Gaetti, e della Dda e del gip di Roma. L’auspicio è che per effetto della nuova denuncia che presenteremo finalmente si passi dalle indagini e dal processo abusivo alla memoria di Attilio alle indagini e al processo nei confronti dei suoi assassini, annidati in quell’impasto di mafia e Stato che è Cosa Nostra a Barcellona Pozzo di Gotto, terminale fidatissimo della latitanza superprotetta di Bernardo Provenzano’’.

A soli 35 anni Attilio Manca era un nome della chirurgia laparoscopica in Italia, si era fatto le ossa in Francia, a Parigi e Marsiglia, ed aveva visitato anche Walter Veltroni nella clinica romana Villa Mafalda del professor Gerardo Ronzoni. La mattina del 12 febbraio 2004 venne trovato seminudo sul letto, con il volto tumefatto e il setto nasale deviato: poco lontano due siringhe, senza alcuna traccia di impronte digitali. Nella casa venne trovata una sola impronta, in bagno, del cugino di Attilio, Ugo Manca, legato ad ambienti criminali barcellonesi e ospite pochi mesi prima. Alla famiglia venne detto che il medico era morto per un aneurisma e l’autopsia ravvisò tracce di alcol e cannabis: a compierla, senza indicare a verbale tutti i presenti, rileverà nel 2018 la relazione di minoranza dell’antimafia, prima firmataria Giulia Sarti, fu la dottoressa Ranalletta, moglie del primario dell’ospedale Belcolle di Viterbo, dove lavorava Attilio Manca. Le indagini imboccarono immediatamente la pista del suicidio per overdose perseguita in tre richieste di archiviazione nonostante tutti i colleghi del medico avessero smentito la tossicodipendenza di Attilio Mancaconfermando che la vittima era mancina: come aveva potuto iniettarsi la dose fatale nel braccio sinistro? I magistrati non si allontanarono da quell’ipotesi neanche dopo le dichiarazioni di sei pentiti di mafia che rivelarono il viaggio a Marsiglia di Provenzano, alla ricerca di un’eccellenza sanitaria per essere operato alla prostata, parlando di un urologo siciliano che lo avrebbe operato. E proprio in quel periodo, ottobre novembre 2003, Attilio Manca era in Costa Azzurra, come disse al padre, per ‘’assistere ad un intervento chirurgico’’.

Su quel viaggio la procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone (pm Michele Prestipino) archiviò le indagini aperte dopo un esposto dell’altro avvocato della famiglia Manca, Antonio Ingroia, scrivendo che le indagini conducevano ‘’a piste, presunti autori e modalità del fatto del tutto contrastanti e incompatibili, sostanzialmente prive di riscontri, non consentendo allo stato di risalire agli autori del presunto omicidio di Attilio Manca”. Vennero processati e assolti alcuni amici barcellonesi del giovane medico, accusati di spaccio di stupefacenti, che si affrettarono a ‘’macchiare’’ la memoria di Attilio, raccontando di consumi giovanili di droghe leggere. In realtà i dati per indagare in direzioni diverse dalla semplice morte per overdose erano disponibili sin da subito: c’è un buco di 28 ore negli ultimi momenti di vita di Attilio Manca, il pomeriggio del 10 febbraio lungo la strada per Roma telefonò diverse volte ai colleghi chiedendo indicazioni stradali nonostante avesse vissuto a Roma per 10 anni e la conoscesse bene, il giorno dopo, alle 9.30 fece alla madre una strana e veloce telefonata: ‘’Era un messaggio, Attilio capiva di essere in pericolo’’, ha sempre detto Angela Manca, che ieri, dopo l’assoluzione della Mileti ha scritto su Facebook, commentando il ricorso vinto alla Procura di Roma dai magistrati Franco Lo Voi e Marcello Viola, che rimette in discussione l’incarico del procuratore di Roma Prestipino: ‘’stanotte pensavo alle strane coincidenze della vita. Nel giorno in cui cadeva l’accusa a Monica Mileti, veniva buttato giù dal piedistallo Prestipino. Ancora aspetto altre “coincidenze”.