9 Maggio 2021 Giudiziaria

Ardita su Livatino: In Rosario c’era umanità verso tutti e rigore nell’interesse dello Stato

Quella di Livatino è una vicenda da conoscere. Da studiare. Da meditare. Tra i magistrati c’è chi lo fa da tempo, senza aspettare che il suo nome sia innalzato agli onori degli altari. “In Rosario, la giustizia, ossia lo scopo a cui tende la professione del magistrato, è sempre il bene: la riparazione dei danni sociali, il recupero della sana relazione tra gli uomini, la tutela dei deboli, il rispetto delle persone”. A scriverlo è un altro togato siciliano: Sebastiano Ardita, membro del Consiglio superiore della magistratura e saggista esperto del fenomeno mafioso. Parole che introducono l’appena pubblicato “Non chiamatelo ragazzino” a firma del giornalista catanese Marco Pappalardo per i tipi delle Paoline.

Rosario Livatino fu allo stesso tempo un vero cristiano e un giudice irreprensibile. Un seguace, allo stesso tempo, della giustizia e della misericordia. Un paradosso, forse. Che tuttavia può essere disincagliato se osservato dalla visuale della santità. “Come si spiegano questi due profili?” – si chiede Ardita. “Si spiegano – scrive – perché sono in realtà aspetti che si completano nella figura di un giudice pieno di umanità, che conosce le difficoltà di attuare una giustizia troppo spesso forte con i deboli e debole con i forti”.

La difesa dei deboli

Continua il componente del Csm: “Ed ecco dunque che Rosario, nella sua difesa dei deboli, sa che occorre essere determinato ed esigente contro i fenomeni criminali, ma non smetterà mai di manifestare la sua umanità verso qualunque persona, vittima o autore di reato, che si trovi al cospetto. Umanità verso tutti e rigore nell’interesse dello Stato sono dunque la stessa cosa, perché tendono al nobile fine di una legalità vera che sappia ricercare le vere radici del male, fino ad assumere su di sé i pericoli, fino alla morte”.  La sua esperienza di vita – spiega ancora Sebastiano Ardita – “è per chiunque svolga questa professione un richiamo verso la retta via di una giustizia autentica, vera, generosa che egli mise davanti a tutto, anche se stesso”.