17 Giugno 2021 Giudiziaria

La gestione del patrimonio Bonaffini dopo la confisca: rinviati a giudizio amministratori

Un box-garage di un appartamento sequestrato, che sarebbe stato “regalato” ad un architetto, assunto dagli amministratori giudiziari che hanno gestito l’imponente sequestro di beni da 450 milioni di euro dell’impero economico del commerciante e imprenditore Sarino Bonaffini.

Il gup Fabio Pagana, accogliendo la richiesta della Procura, ha deciso ieri il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso nei confronti degli amministratori giudiziari che hanno gestito per conto del Tribunale il patrimonio, per il beneficiario e per il tecnico che avrebbe realizzato una falsa stima del valore del bene. Si tratta, come scrive Nuccio Anselmo oggi su Gazzetta del Sud, dei professionisti catanesi Antonio Barbagallo e Giovanni Giuffrida, e del messinese Raffaele Maccari, e in concorso con loro dell’architetto Saverio Maria Carbonaro, che acquistò un appartamento con box annesso dell’asse di confisca, e di Andrea Galati Giordano il tecnico che secondo l’accusa effettuò la «falsa stima» del bene. In sostanza l’acquirente, secondo la procura, pagò solo l’appartamento e non il box auto, ed ecco il cosiddetto ‘ingiusto arricchimento’ in suo favore.

Il processo nei loro confronti inzierà il 18 novembre prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale.

 

DALL’ARCHIVIO

MESSINA: Indagati per abuso d’ufficio amministratori giudiziari. Tutti i nomi

Un box-garage legato ad un appartamento sequestrato, che sarebbe stato “regalato” ad un architetto, assunto dagli amministratori giudiziari che hanno gestito l’imponente sequestro di beni da 450 milioni di euro dell’impero economico del commerciante e imprenditore Sarino Bonaffini. È questo l’argomento dell’inchiesta della Distrettuale antimafia, come scrive Nuccio Anselmo sul quotidiano Gazzetta del Sud, che adesso vede indagati per abuso d’ufficio e falso gli amministratori giudiziari che hanno gestito per conto del Tribunale il patrimonio. Si tratta dei professionisti catanesi Antonio Barbagallo e Giovanni Giuffrida, e del messinese Raffaele Maccari. In concorso con loro sono indagati l’arch. Saverio M. Carbonaro, che acquistò un appartamento con box annesso dell’asse di confisca, e il tecnico che effettuò la «falsa stima» del bene, Andrea Galati Giordano.

I tre amministratori hanno gestito la società “Metropoli srl”, una delle imprese sottoposte a confisca dal Tribunale. Nel novembre del 2016 presentarono una richiesta di autorizzazione alla vendita in favore dell’arch. Carbonaro, assunto dagli stessi amministratori alla “Metropoli srl”, per un appartamento, allegando una «falsa stima» che come pertinenze vedeva solo un posto auto e non un garage. Acquisto poi perfezionato dal notaio nel febbraio del 2017. In sostanza l’acquirente secondo la Dda pagò solo l’appartamento e non il box auto, ed ecco il cosiddetto “ingiusto arricchimento” in suo favore.

Il patrimonio dei Bonaffini, sottoposto a sequestro nell’ottobre del 2011 dopo un’indagine molto lunga e complessa, esattamente due anni dopo, nel 2013, subì la confisca di primo grado da parte della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, su un presupposto sostenuto con forza dalla Procura e riconosciuto sussistente dai giudici: un patrimonio che sarebbe stato generato riciclando denaro proveniente dal clan mafioso di Mangialupi. A gennaio di quest’anno la Cassazione aveva annullato con rinvio la confisca di parte dei beni e alcune condanne dichiarate prescritte dai giudici d’appello. I giudici avevano deciso un ulteriore approfondimento in relazione alle quote delle ditte “Pescazzurra srl”, “C&B Immobiliare srl” e “Immobiltre srl”. Oggetto del contendere la presunta intestazione fittizia delle società, secondo l’accusa adottata per evitare proprio il sequestro.