1 Luglio 2021 Giudiziaria

ESCLUSIVA: Elezioni 2018, la spregiudicata campagna elettorale di Roberto Cerreti e dei suoi sodali

di Enrico Di Giacomo – Gli inquirenti lo definiscono “un mercimonio di voti”, ma ad emergere dall’inchiesta della Dia di Messina, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della città dello Stretto, ci sono anche i favori, piccoli e grandi, la spregiudicatezza e l’assenza totale di senso dello Stato. L’indagine della Procura di Messina ha fatto emergere quello che purtroppo si sa già. Le elezioni regionali del 2017 e le amministrative del 2018 sono state, a Messina e provincia, una ghiotta occasione per ‘dare e avere’ in un quadro desolante che non risparmia nessuno. Noti professionisti e disoccupati, dipendenti pubblici e privati.

I nomi dei 14 indagati citati nell’atto conclusivo delle indagini riguardano, è bene precisarlo, soltanto la tranche dell’inchiesta relativa alla campagna elettorale del 2017. Ma una gran parte dell’informativa della Dia di Messina viene anche dedicata alla campagna elettorale di Roberto Cerreti per le amministrative del giugno 2018. 

All’inizio dell’indagine furono individuati sessanta indagati, che poi si sono ridotti notevolmente. Degli altri 46 non ne conosciamo il destino. La loro posizione è stata stralciata, archiviata?

Ma se su tanti di loro non risultano allo stato iniziative dell’autorità giudiziaria, scorrendo le centinaia di pagine delle informative, rimangono comunque impressi i numerosi episodi censurabili, commessi a volte senza alcun pudore e registrati attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e di videoriprese, attuate dal mese di maggio fino ad agosto 2018, a ridosso dell’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Messina.

Nelle diverse relazioni di servizio consegnate alla Procura dagli uomini della Dia, sono riportate le richieste di voti dietro favoritismi, dalla nomina a rappresentati di lista di dipendenti pubblici dell’Inps, al fine di consentirgli la fruizione di permessi compensativi, passando per le “classiche” assunzioni, fino all’erogazione di denaro, in taluni casi dissimulato quale compenso per l’espletamento per servizi elettorali.

10 dipendenti dell’Inps posson bastare…

Un episodio grave, tra i tanti, che affiora dalle intercettazioni degli ufficiali della Dia riguarda “la rete di relazioni intessuta da Aldo Cerreti e Paolo Conti” con ben 10 dipendenti ‘amici’ dell’Inps di Messina che, pur “di usufruire dei benefici di legge previsti (3 giorni di riposo compensativo)” avrebbero accettato di “favorire eventuali elettori che avevano bisogno di qualsivoglia favore presso gli uffici dell’Inps, elettori che per stessa ammissione di Cerreti Aldo (zio di Roberto, ndr), a loro volta avrebbero manifestato la propria gratitudine concedendo il voto in favore dei candidati segnalati (Aldo Cerreti: ‘…i rappresentanti di lista si devono fare, perchè sono quelli che ci fanno i favori a noi all’Inps, hai capito, facciamo una figura di merda sennò. Piddemu i voti e piddemu l’amici. Eh, i primi facemu chisti cà pì favuri, chi domani ha annari mi ci ceccu un favuri…’)”.

Avrebbero quindi “offerto/promesso il proprio consenso elettorale in cambio delle rispettive designazioni quali “rappresentanti di lista” per le consultazioni elettorali del 10 e 16 giugno 2018 allo scopo di poter usufruire dei previsti benefici di legge”. Benefici poi realmente ottenuti “come evidenziato dalla documentazione prodotta dall’Inps di Messina”.

Un altro episodio racconta di una impiegata del Tribunale, candidata alle elezioni amministrative del 2018, che in concorso con Cerreti, “avrebbe assegnato a diversi soggetti l’espletamento di servizi elettorali con finalità propagandistica retribuiti con somme di denaro (50 euro al giorno) e rimborsi spese e un pasto frugale, attività che erano in realtà finalizzate a ottenere dai soggetti designati il proprio voto elettorale e quello altrui a vantaggio della stessa candidata e del candidato a sindaco De Luca” collegato alla sua lista.

E poi ci sono cittadini che “al fine di conseguire l’utilità data dal guadagno economico conseguente all’attività d’imbustamento del materiale propagandistico”, si adoperavano allo scopo di acquisire consensi elettorali ai candidati indicati da Cerreti “in base alle liste elettorali da questi predisposte”.

L’azione di Roberto Cerreti per fare andare a mille la macchina elettorale sembra irrefrenabile.

Avrebbe promesso “impieghi lavorativi, ‘utilità’ finalizzate a conseguire consenso elettorale attraverso l’assegnazione di servizi elettorali a soggetti bisognosi, la designazione di rappresentanti di lista in ragione dell’interesse dei designati a usufruire dei previsti permessi compensativi…”.

Intercettato per settimane dagli ufficiali della Dia, l’ex consigliere Amam avrebbe anche segnalato ad un ufficiale della Marina Militare, candidato al consiglio comunale, la partecipazione di un ragazzo, “sollecitando il giovane e il padre a esprimere consensi per il candidato di riferimento (Giuseppe ‘Pippo’ Scattareggia, candidato nella lista ‘La svolta per De Luca sindaco’ dove raccolse 244 preferenze senza essere eletto, e che sarà nominato in prima battuta assessore allo sport e agli spettacoli della giunta De Luca, ma si dimetterà in polemica col sindaco a luglio del 2020) e ricevendo assicurazioni in tal senso” e addirittura mostrando a Cerreti una fotografia della scheda elettorale compilata. Ma quest’ultimo episodio intercettato dagli investigatori, di ‘selfie con la scheda’, non sarebbe un caso isolato. Anche un avvocato, “a dimostrazione della propria espressione di voto”, avrebbe scattato una fotografia della propria scheda elettorale compilata e l’avrebbe mostrata a Cerreti (Enrico: “E io gli ho fatto la fotografia perchè poi piglio il telefono, con la stampa della fotografia, e gli ghiavo una tumpulata con tutto il telefono”).

E poi c’è il caso del professore universitario coinvolto nella campagna elettorale per De Luca. Dall’ascolto delle telefonate di Cerreti, si deduce la volontà di quest’ultimo di favorire la figlia del docente universitario nel sostituirlo a Palermo (alle Regione, ndr) in cambio di “un rilevante contributo elettorale” del docente.

Carlo Roberto Cerreti, secondo gli inquirenti, è una vera e propria macchina da guerra. Prova anche “come contropartita dell’impegno elettorale promesso”, a far tenere un provino ad un ragazzino in un club calcistico della Lega nazionale dilettanti, e promette l’assunzione di una donna a cui era stato precedentemente chiesto il voto.

LA CAMPAGNA ELETTORALE DI CARLO ROBERTI CERRETI PER L’ELEZIONE A SINDACO DI MESSINA DEL 2018.

L’impegno politico di Cerreti si concretizzerà quindi, come detto, oltre che alle Regionali verso Santi Catalano, anche nel corso delle consultazioni elettorali del 10 e 24 giugno 2018 per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Messina, come avrebbe appurato nel corso dell’attività investigativa la Sezione operativa della Dia di Messina.

“In tale ambito è emerso come Cerreti abbia profuso un considerevole impegno a sostegno della candidatura dell’on. Cateno De Luca a sindaco di Messina. Al consiglio comunale Cerreti sosteneva le candidature della cugina Sarah Cerreti (70 i voti raccolti) e di Pippo Scattareggia (244 voti, vedi foto), come detto poi nominato assessore allo sport e allo spettacolo in conseguenza dell’elezione a sindaco di De Luca (Cerreti: “Scattareggia è in quota mia, è l’assessore indicato da me”). Va precisato che sia Sarah Cerreti che Pippo Scattareggia, non risultano indagati dalla Procura della Repubblica.

L’impegno di Cerreti era diversificato. Andava dall’organizzare incontri conviviali con finalità elettorali a fissare appuntamenti e distribuire volantini elettorali riconducibili al duo Scattareggia-Cerreti Sarah, “salvo poi appoggiare anche candidati riconducibili ad altre liste come Pietro Iannello“.

L’attivismo politico di Cerreti era tale che il 27 giugno 2018, a conclusione della tornata elettorale, affermerà di aver fatto conseguire a De Luca ben 2200 voti (“ho consentito a Cateno di andare al ballottaggio e subito dopo, durante il ballottaggio, avevo già trovato 14 consiglieri comunali, di cui 7 direttamente a me”), “performance che seguiva, in una sorta di continuum, quella registrata nel corso delle Regionali 2017, quando a dire del Cerreti avrebbe fatto conseguire a Catalano 1200 voti”.

Dall’attività investigativa, “sarebbero emersi contatti di natura elettorale tra Cerreti e soggetti contigui ad ambienti criminali della provincia”. “Appare significativo come in questa provincia il consenso elettorale venga cercato anche ricorrendo a tali figure, senza che costituisca un freno – quantomeno morale – la circostanza che siano contigui ad ambienti criminali” o pregiudicati, scrivono ancora gli ufficiali della Dia.

Che citano inoltre alcuni frequenti contatti di Cerreti con diversi soggetti più o meno noti della città come l’imprenditore Ivan Catanzaro (candidato che conseguì 171 voti alle stesse elezioni e di recente indagato nell’operazione ‘Cesare’ sui nuovi assetti del clan Galli di Giostra). Catanzaro risulta candidato di riferimento anche dell’indagato Marco Pettinato, già sindaco di Fondachelli Fantina, nonché del padre Francesco, quest’ultimi rimasti i soli ad essere accusati, lo si deduce dall’atto di chiusura indagini, di scambio elettorale politico-mafioso.

In una telefonata intercettata Ivan Catanzaro chiama Marco Pettinato al quale riferisce di un appuntamento preso con un appartenente ad una Loggia (che non è il Grande Oriente a quale apparterrebbe Catanzaro), ma di un’altra Loggia massonica, del quale sarebbe Maestro Venerabile. Catanzaro avrebbe riferito che ‘questi’ ‘vogliono incontrare Cateno però è meglio che glieli faccia conoscere prima’.

Altro soggetto con cui Cerreti ha contatti elettorali è Salvatore Lipari, noto alle cronache per il coinvolgimento nell’inchiesta Beta e Beta 2 sulla ‘cellula’ del clan Santapaola-Ercolano operante a Messina (è stato condannato in appello a 8 anni e 8 mesi nella ‘Beta 2’). Lipari “è un soggetto di rilevante peso politico nel panorama cittadino, se si considera che in occasioni delle consultazioni elettorali del 2013 per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale, conseguiva 622 preferenze”.

All’indomani della tornata elettorale del 10 giugno 2018 e con l’approssimarsi del 24 giugno per l’elezione del sindaco di Messina diventano frequenti i contatti (ben 60 impegni) tra Cerreti ed Emilia Barrile (condannata in appello a 4 anni di reclusione nel processo ‘Terzo Livello’), che da di lì a poco sarà raggiunta dalla misura degli arresti domiciliari a seguito dell’indagine ‘Terzo Livello’.

La Barrile, candidata alla carica di sindaco e non eletta, conseguirà 2421 voti che “farà convergere sul candidato De Luca”.

L’ASSE CERRETI-BARRILE.

Il 13 giugno del 2018 Cerreti cerca di contattare la Barrile “per suggellare un accordo finalizzato alla captazione delle sue preferenze da veicolare in favore di Cateno De Luca al ballottaggio”.

Pochi minuti dopo la Barrile contattava Carlo Cerreti che proprio in quell’istante incontra Cateno De Luca. Cerreti passa il telefono a Cateno De Luca (D: De Luca; B: Barrile). “D: Più tardi ti chiamo e domani ci prendiamo un caffè e basta eh eh vediamo; B: va bene dai; D: di ragionare un pò… B: gli ho detto lo devo chiamare per i complimenti perché i mazzau nto sonnu e fici bonu, se lo meritano… Cateno è diabolico… La telefonata prosegue. B: mi ha fatto piacere ricevere la tua telefonata… il diciassette può diventare settantuno…”.

Cerreti e la Barrile si incontrano nuovamente il 19 giugno al bar della Provincia. “La donna riferiva di aver contattato alcune persone che non avevano intenzione di votare, mentre altre persone hanno dato per scontati la decisione sua di appoggiare De Luca”. A dimostrazione degli sforzi profusi, aggiungeva di aver inviato tremila messaggi e che il suo telefono ‘brucia’. “Certo, se De Luca vince e poi non mi dà confidenza mi sono giocata la carriera”, concludeva Emilia Barrile. Che il giorno del ballottaggio si prodigava anche per accompagnare un elettore al seggio di Castanea.

Dopo la vittoria di De Luca a sindaco la Barrile cerca di contattare il neo sindaco ma senza risposta. La Barrile faceva comprendere di aver lasciato cadere svariate proposte ricevute ma che ‘siccome ho una parola con te, per un progetto, le provinciali, devo capi..anche futuro, no?”. Il colloquio “rendeva esplicito il fatto che la Barrile avesse fatto convergere le sue preferenze in favore di De Luca e che adesso si sarebbe aspettata una contropartita (‘mi hanno detto che lui tre esperti li può fare…’, dice la Barrile a Cerreti che risponde, ‘Accorinti non ne ha fatte’, e la Barrile, ‘ma Accorinti non ne ha fatte perchè è un cretino e non capiva una minchia, però si è fatto i dirigenti…’)”. L’ultima telefonata tra i due e’ del 27 luglio, quando commentano con tono sconfortato le nomine dei componenti del Cda delle varie partecipate.

LA NOMINA ALL’AMAM CHE NON ARRIVA E LA ‘SCIARRA’ CON DE LUCA…

Poco prima delle ferie d’agosto, Cerreti è in attesa di essere nominato in una delle Partecipate. In una telefonata registrata con la moglie, si lamenta di non essere considerato dal neo sindaco (Chiara: L’hai visto il nano? Cerreti: …di mattina si… ma sembra quasi che sono scomodo, messo la…. gli ho mandato un messaggio, l’ha letto ma non ha risposto…. La telefonata prosegue. Cerreti: E’ come gli altri, tutti così sono quando… Io l’unico sensibile che ho conosciuto è Franco Rinaldi…. aveva mezza parola, poi era servo di Genovese, però voglio dire, per lo meno aveva un minimo di… Chiara: Sta cosa quando si sa? Cerreti: Venerdì).

Il giorno dopo gli stessi interlocutori si risentono. Chiara: Com’è finita? Cerreti: Niente, ho parlato, abbiamo fatto ‘paddazza’, e poi abbiamo fatto pace e dice che lo fa. Chiara: Ma è vero quel coso… Cerreti: Secondo me si, ma se l’è mangiato a calci nel culo…. .

Ma è nella telefonata con il fratello Alfonso che Roberto Cerreti racconta i particolari dello scontro con Cateno De Luca. La telefonata è del 25 luglio 2018, un mese circa dopo la vittoria del neo sindaco. (Alfonso: Il politicante che dice? Cerreti: oggi mi sono fatto una gran sciarra che non finisce mai!…è un mese che faccio il cane a gratis….perchè ha messo tutte persone incapaci, quindi delibere, determina, cazzi che faccio tutti cazzi io. E mi cacano tutti il cazzo! A un certo punto mi arriva notizia che gli stava dando la nomina alla ‘scassapagghiara’, la mia segretaria, minchia m’usciau u cazzu, sono andato la e mi sono scannato! Alfonso: E che cosa gli hai detto? Cerreti: Ma che dici, mi hai portato tu al ballottaggio, sei tu il mio…politico, io ti do subito la risposta! Alfonso: Eh a unn’è? Cerreti: ca semu, lunedì me la doveva dare, martedì ‘nte mani’, mercoledì mi pigliava pu culu… gli ho detto ‘Ca semu! Io ha campari…. La telefonata prosegue. Poi Cerreti: E’ stata una discussione tipo sciarra… non capivo più niente, cioè alle due e mezza mi arriva una notizia che avevano preso una buttana e l’avevano messa la dove dovevano mettere me! Minchia, scinnia a tipo liuni, tanto è vero che appena sono arrivato mi ha detto, ‘parliamo fuori’. Gli ho aperto la porta, mi passa pu cazzu se c’era gente. Gli ho detto, ‘tu devi parlare con me. Ora!’. Gliene ho detto di un consu e na pala. Gli ho detto: ‘ma tu ti ricordi chi ero io? Tu eri iscritto nel Giovanile e io ero presidente. Mi facesti spaccare u culu pi quattro misi, mi facisti trovare decine e decine di candidati e ora… Dopo mi ha detto, allora ritiro le determine. ‘E allora era vero, mi pigliavi pu culu’, gli ho detto. Siamo alla pari, scegliamo, decidiamo, fai quello che cazzo vuoi, mi stai mortificando e poi vieni da me e mi dici fai l’esperto gratis alla Provincia!”. Alfonso: Minchia che schifo. Cerreti: …sono l’unico che teoricamente ha i titoli, sono l’unico che ha le doti, e tu pigghi e pigghi a una scupina e a metti o me posto e a mia mi dici fai l’esperto a Provincia…”.

Il fratello preoccupato gli domanda che cosa può succedere se non se ne fa niente. Roberto Cerreti gli risponde: “Se non fa niente ci fazzu na gran guerra che tu non hai idea. Ma non così, mi chiamo tutti i giornalisti, mi chiamo a Musumeci, ci fazzu un fronte d’opposizione… lo piglio e lo smerdio…”. “….Tutto l’odio che ho dentro, tutta la rabbia, gliele scaravento tutte di sopra appena non fa la persona per bene…”.

La nomina di Carlo Roberto Cerreti avverrà puntuale il 27 luglio 2018. Di seguito il comunicato ufficiale del Comune: “La Giunta municipale in data odierna, con delibera n. 396/GC, ha preso atto della scelta del sindaco, Cateno De Luca, caratterizzata dalla discrezionalità e dal rapporto fiduciario, per la nomina dei componenti i Consigli di Amministrazione locali. Designato presidente dell’A.T.M., Giuseppe Campagna, e componenti Roberto Aquila Calabrò e Francesco Gallo. Ricoprirà la carica di presidente dell’A.M.A.M., Salvo Puccio, e designati componenti Carlo Cerreti e Roberto Cicala. Nel Consiglio di Amministrazione della MESSINASERVIZI BENE COMUNE sono stati nominati, Giuseppe Lombardo, presidente, e Mariagrazia Interdonato e Lorenzo Grasso componenti. Vincenzo Caruso è stato designato rappresentante dell’ E.A.R. Teatro di Messina, con funzioni di presidente”.

Ricordiamo che in una prima fase dell’indagine la procura aveva messo sotto inchiesta sia Cateno De Luca che Roberto Cerreti per il reato di abuso d’ufficio. L’episodio riguardava appunto la nomina di Cerreti nel Cda dell’Amam, azienda idrica, da parte di De Luca, in sostituzione del membro designato, l’architetto Loredana Bonasera, con l’ipotesi di violazione delle “quote rosa” e di un “ingiusto vantaggio” a Cerreti.

De Luca è stato interrogato dai magistrati della Dia, accompagnato dall’avvocato Taormina, il 28 dicembre scorso. “Dopo quasi tre anni ho rivissuto il clima dell’essere indagato! Oltre due ore di interrogatorio per difendermi da un errore (?) di data su una bozza di atto amministrativo redatto da qualche funzionario distratto (?) del mio ufficio di gabinetto”.

Questa parte dell’indagine è partita da una denuncia più ampia che segnalava presunte anomalie amministrative, rispetto alle norme che regolano la materia, nei cda delle aziende partecipate del Comune.

In concreto a De Luca veniva “rimproverato” il mancato rispetto delle quote rosa. Questo perché quando si apprestava a nominare la terna, composta in prima battuta dal presidente Puccio e dei componenti Roberto Cicala e Loredana Bonasera, avrebbe sostituito quest’ultima inserendo l’ex consigliere comunale Roberto Cerreti, che era stato tra i sostenitori del primo cittadino durante la campagna elettorale.

Nomina che però durò pochi mesi. Il 19 aprile 2019 infatti avviene un cambio a sorpresa all’Amam. Durante l’assemblea dei soci il sindaco Cateno De Luca decide che nessun componente femminile avrebbe sostituito uno dei tre componenti del Cda, ma che ci sarebbe stato un ritorno all’amministratore unico (Salvo Puccio). Via, dunque, Cerreti e Cicala. Il consiglio comunale aveva infatti chiesto al sindaco di adeguare i vertici delle società partecipate ai dettami della legge Madia, che indica la strada dell’amministratore unico come corsia preferenziale rispetto ad un Cda completo.

Va precisato che il sindaco Cateno De Luca non risulta più tra gli indagati nell’atto di conclusione delle indagini preliminari inviato dal sostituto della Dda Fabrizio Monaco a 14 persone. 

REGIONALI 2017: L’INFORMATIVA DA CATANIA A MESSINA

Con una informativa del 6 marzo del 2018 la Dia di Catania trasmetteva alla Procura di Messina gli esiti di una corposa attività investigativa che riguardava “l’esistenza di illecite attività poste in essere da alcuni candidati alle competizioni elettorali e la criminalità organizzata”. L’indagine nasceva dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Mario Gaetano Vinciguerra, che aveva accusato l’ex sindaco di Aci Catena Assenzio Maesano di essere stato appoggiato dal clan Laudani nelle elezioni amministrative del 2012 e che avesse rapporti anche con il classico Santapaola. Le indagini faranno emergere i rapporti di Maesano, tra gli altri, con ‘Santino’ Catalano. Dalle intercettazioni su Catalano si è potuto accertare – secondo gli uomini della Dia – l’esistenza di un gruppo criminale operativo nella zona del messinese, “costituito da numerosi soggetti attivi nella compravendita dei voti e collegati a contesti mafiosi, debitamente interpellati per ottenere l’acquisizione di pacchetti elettorali da direzionare per ottenere l’elezione del candidato prescelto”.

Avuta la conferma della candidatura, a partire dal mese di luglio 2017 Catalano si attivava per cercare voti a Messina e provincia (fascia tirrenica) attraverso alcuni collaboratori. Il contato più importante lo ha con Carlo (Roberto) Cerreti che, scrivono gli investigatori, “sin dall’esordio mostrava di avere particolare spregiudicatezza e rapporti importanti con ambienti criminali mafiosi e ordinari”. Cerreti “teneva contatti a Messina con gli ambienti criminali in grado di accreditare Catalano nei quartieri popolari della città, per il tramite delle famiglie De Marco e Misiti, mentre in provincia si appoggiava a vari referenti locali, come Enrico Talamo, tortoriciano ben inserito nel contesto malavitoso locale” e incontrato anche in città (anche se, lo ricordiamo, nel decreto di chiusura indagini, a Catalano e Cerreti non viene più’ contestato il 416ter).

“Numerose conversazioni registrate confermano sia il mercimonio di voti sia il coinvolgimento della criminalità organizzata nella direzione del consenso elettorale, talmente invasivo e determinante da consentire la vittoria al miglior offerente”, scrivono ancora gli uomini della Dia nell’informativa. “Dalle intercettazioni si evince la presenza di numerose azioni di denaro a vari soggetti operanti nella provincia messinese, denaro che doveva servire a pagare i pacchetti di voti reperiti sul territorio, anche per il tramite di organizzazioni criminali. Dall’ascolto dei dialoghi si comprende che tali modalità sono usuali  si applicano regolarmente ad ogni competizione elettorale, a partire da quelle comunali, per cui è previsto un esborso ancora maggiore…”.

Attraverso il monitoraggio dei due personaggi principali dell’inchiesta, l’ex consigliere provinciale Carlo “Roberto” Cerreti e il messinese molto di casa nella zona ionica Davide Lo Turco, gli investigatori controllarono gli accordi elettorali anche per altre campagne, fino al 2018, come quelle della corsa a sindaco nei comuni di Messina, di cui abbiamo riferito precedentemente, Alì Terme, Roccalumera e anche a Fondachelli Fantina.

Nelle varie informative gli uomini della Dia riscontrarono richieste di voti in cambio di favori. Ma non solo; come quando Santo Catalano e la sorella organizzavano cene di propaganda elettorale, inducendo numerosi gestori di noti locali della città ad emettere e rilasciare fatture a fronte di operazioni non realmente effettuate (la Convention per Eolie, cene per fini turistici anziché per propaganda elettorale).

“Ed è ritenuto talmente importante il conseguimento dell’elezione – scrivono gli investigatori – che alcuni candidati non hanno esitato ad acquisire a tassi di usura i fondi poi distribuiti verso determinati “captatori” di voto. Dunque, una ricerca di consenso fondata sulla dazione o promesse di utilità ai singoli elettori (sovente bisognosi e, dunque ben disposti ad accettare quanto proposto) e non in virtù di programmi finalizzati al conseguimento del benessere della collettività e dell’interesse pubblico, circostanza che questa P.G. ritiene ancora più grave considerato il contesto territoriale di riferimento, caratterizzato da ampie sacche di disagio sociale e gravi deficit nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali. Rimane una amara considerazione, quella che tutte le azioni poste in essere dai denunciati violano palesemente i principi democratici di libertà, buon andamento della cosa pubblica e dei servizi per la collettività; l’unico dato emergente è la corsa ad occupare posti di “potere” da parte di persone che improntano comune nella piena illegalitá».

«Altrettanto significativa – scrissero nell’informativa gli investigatori -, è la circostanza che alcuni dei protagonisti delle vicende delittuose registrate nell’ambito delle indagini condotte dalla Dia di Catania, durante la campagna elettorale finalizzata al rinnovo dell’Assemblea Regionale e del Governatore della Regione Siciliana del 5 novembre 2017, abbiano continuato a consumarle anche nel corso di quelle – svolte il 10 e il 24 giugno 2018 – finalizzate al rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali di 39 comuni di questa provincia. Non appare inverosimile immaginare che costoro abbiano perseverato in tali condotte anche durante le elezioni del marzo 2018 per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, avendo peraltro gli stessi dimostrato un modus operandi “collaudato” e non certo occasionale. Le elezioni regionali nel versante ionico e tirrenico della Sicilia orientale, nonché le elezioni comunali che hanno interessato diversi comuni della provincia di Messina, sono state caratterizzate, in parte, dalla compravendita da parte di candidati e del loro staff che hanno agito in modo spregiudicato e approfittato di un disagio economico diffuso tra la popolazione di consensi elettorali, previo il pagamento di somme di denaro irrisorie o la promessa di posti di lavoro e altre utilità, tramutati in voto».

Gli investigatori della Dia focalizzarono nella parte conclusiva la loro attenzione sulle figure di Cerreti e Lo Turco.

Su Cerreti scrissero che era stato «ritenuto responsabile» di reati «consumati sia nel corso della campagna elettorale per il rinnovo dell’Ars svolta nel 2017 quale collaboratore del Catalano, che in quella recentemente svolta a fianco di Cateno De Luca (giugno 2018) per l’elezione del Sindaco di Messina. Particolarmente rilevante è considerata la vicenda che ha visto il Cerreti ricevere denaro dal Catalano (che a sua volta lo aveva ricevuto da Mendolia) e ripartirlo a procacciatori di voti “anche legati a contesti delinquenziali di Messina e provincia”, tra cui spiccano i nomi di Lo Turco Davide e Talamo Enrico, con il quale il Cerreti ha riferito di una consolidata conoscenza e, addirittura, di interventi a favore del figlio Alessandro quando questi si trovava in stato di reclusione presso la casa circondariale di Messina-Gazzi… non meno importanti sono poi le condotte poste in essere dal Cerreti nel corso della campagna elettorale recentemente svolta per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale di Messina, condotte che appaiono fondatamente concretizzare quelle promesse/dazioni di utilità finalizzate a conseguire consenso elettorale».

Su Lo Turco gli investigatori della Dia scrissero che la sua figura era emersa «nel corso della campagna elettorale per il rinnovo dell’Ars svolta nel 2017 quale collaboratore del Catalano per il tramite del Cerreti, che in quelle recentemente svolta nell’ambito del rinnovo dei Sindaci e dei Consigli Comunali di Messina e di alcuni Comuni della fasci ionica di questa provincia (giugno 2018), tra cui Roccalumera… in tali ambiti, il Lo Turco è risultato dapprima percettore di somme di denaro finalizzate all’acquisizione di consenso elettorale, quindi soggetto che nel corso delle recenti elezioni amministrative ha promesso o concesso utilità (quali assunzioni) finalizzate a ottenere voti per la moglie o per candidati di riferimento in altri Comuni della fascia ionica. In ogni caso, costanti sono stati i contatti con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata messinese e catanese finalizzati a ottenere un ritorno elettorale… essendo evidente come su due tornate elettorali il predetto abbia posto in essere condotte configuranti reato, evidenziando contatti anche con esponenti di spicco della criminalità organizzata peloritana e personaggi riconducibili alla criminalità etnea».

I presunti legami con le consorterie criminali e il procacciamento di voti operato da ‘Roberto’ Cerreti.

“Il monitoraggio ambientale dell’autovettura di Catalano consentiva di accertare – secondo gli investigatori della Dia di Catania – come lo stesso avesse fatto ricorso al ‘voto di scambio’ con esponenti di chiara matrice mafiosa o vicina ad essa; voto che verrebbe garantito da un ‘professionista della politica’, Carlo Cerreti, già consigliere provinciale di Messina, eletto nelle file di Alleanza Nazionale, poi Mpa di Lombardo e già ‘portaborse’ di Franco Rinaldi, ex deputato della Regione Siciliana”. Catalano si ‘rivolge’, su suggerimento di Cerreti, ‘a Tortorici’. In particolare a Enrico Talamo, imprenditore e già assessore del comune di Tortorici (“Enrico è un fratello, io mi farei ammazzare per loro, perchè mi hanno aiutato. Per uno dei figli arrestato e malato ho fatto in modo che arrivasse al Papardo…”, afferma Cerreti durante un colloquio nell’auto di Catalano).

Il monitoraggio di Carlo Cerreti, secondo gli uomini della Dia, “svelerebbe il suo impegno quotidiano per la causa del Catalano e la sua attitudine e ricercare voti in aree anche criminali”.

In una conversazione ambientale del luglio 2017 “emergerebbe il risentimento di Cerreti nei confronti dei parenti del collaboratore di giustizia barcellonese Sebastiano Torre i quali, dopo essere stati beneficiati con favori (“gli ho fatto fare un intervento a Musumeci per sistemargli una cosa…”) allorquando si trovavano in difficoltà per la detenzione del loro familiare, interpellati per il sostegno elettorale da fornire a Catalano, davano risposta negativa riferendo di essere obbligati con il candidato Tommaso Calderone”. “Santino tu mi conosci…quanto sono rispettato in quelle zone compare – prosegue Cerreti rivolgendosi a Catalano – l’unico punto di riferimento in questi ultimi venti anni sono stato io nella loro famiglia, votano a Calderone, ma non mi cacare il ca….”.

Anche Catalano “dimostrava di avere diffuse conoscenze in campo criminale, tanto che nella giornata dell’11 settembre 2017, transitando nei pressi del quartiere Giostra, a Messina, faceva riferimento ai suoi rapporti di amicizia con il noto Mario Marchese”, boss pentito.

Nell’ottobre del 2017 viene documentata una cena in un locale di Ganzirri alla quale partecipano numerosi pregiudicati per rapina, furti, traffico di droga, lesioni, sequestro di persona etc.

Per gli investigatori “la necessità di Cerreti di avvalersi di collaboratori tratti da un indubbio contesto criminale, trova la propria ragion d’essere in una sorta di captatio benevolentiae in favore di soggetti capaci di tutelarlo in quell’ambiente e soprattutto capaci di salvaguardare i suoi interessi elettorali, capaci di dialogare e scambiarsi favori a qualsiasi livello”.

La spregiudicatezza di Cerreti si misura, secondo gli investigatori, anche in una conversazione del novembre 2017 quando “lo stesso riferiva un episodio che aveva visto alcuni suoi ‘amici’ sottrarre ben 5mila volantini elettorali al candidato concorrente Currenti, promettendo 500/600 voti tra Gravitelli e Camaro”.

I colloqui di lavoro ‘interessati’

Con l’infomativa del 6 marzo 2018, la Dia di Catania riferisce di diversi colloqui nel corso delle quali Catalano e Cerreti invitavano diversi giovani ad effettuare colloqui di lavoro, principalmente presso gli uffici dei fratelli Cambria di Milazzo (imprenditori titolari della catena di supermercati “Spaccio Alimentare”), con “il chiaro intento di acquisire consenso elettorale” in un contesto socio-economico caratterizzato dalla disoccupazione. Tra Catalano e Cambria (la cui posizione è stata presumibilmente archiviata), secondo la Dia, c’è uno stretto legame di amicizia e probabilmente di ‘comparato’.

Catalano riferiva, tra l’altro, alla figlia che avrebbe fatto assumere un ragazzo con uno stipendio di 500 euro poiché il padre avrebbe potuto procurargli circa 100 voti nel Comune di Furnari…  Nell’informativa, tra i diversi casi, si citano quelli che coinvolgono il consigliere di quartiere a Messina Dino Smedile, per l’assunzione della moglie che si concretizzerà in una delle ditte riferibili a Cambria, la ‘Ad Maiora’, e quello che riguarda Giusy Zangla, la quale si prodigava nella ricerca di voti a favore del candidato Catalano senza riuscire comunque ad essere assunta.

Il sostituto della Dda di Messina Fabrizio Monaco ha inviato nei giorni scorsi l’atto di conclusione delle indagini preliminari a 14 indagati.

Eccoli i nomi dei 14 indagati citati nell’atto conclusivo delle indagini: l’ex consigliere provinciale a Messina Carlo “Roberto” Cerreti, l’ex parlamentare regionale Santo Catalano, l’attuale consigliere comunale di Milazzo Lorenzo Italiano, ex sindaco e candidato a sindaco alle ultime amministrative, il sindaco di Fondachelli Fantina Marco Pettinato e il padre ed ex sindaco del centro montano Francesco Pettinato, la candidata a sindaco di Librizzi alle ultime amministrative Maria Pamela Corrente; ci sono poi agli atti i nomi di Armando Buccheri di Terme Vigliatore, Carmelo Fascetto di Nicosia, del milazzese Francesco Salmeri, dei messinesi Placido Smedile, Davide Lo Turco e Giuseppa Zangla, dell’imprenditore Enrico Talamo che avrebbe agito su Tortorici, e infine del milazzese Rocco Cambria.