7 Dicembre 2023 Giudiziaria

CARCERE DI PADOVA: PAOLO GATTO, FIGLIO DEL BOSS ‘PUCCIO’, SOTTO INCHIESTA PER AVER ORDINATO DUE PESTAGGI. ERA STATO SORPRESO A FARE SESSO CON LA PROF IN CARCERE

A colpi di spranghe e bilancieri, recuperati dalla palestra del carcere, era stato pestato in modo così violento da fratturargli un femore.

La vittima è un detenuto della casa di reclusione Due Palazzi, il grattacielo destinato a chi è condannato in via definitiva. La sua colpa? Aver sorpreso un collega recluso mentre faceva sesso con l’insegnante di matematica dell’istituto.

Un recluso, il giovane figlio di uno storico boss della mafia messinese, che avrebbe pianificato due spedizioni punitive contro di lui, messe a segno a pochi giorni l’una dall’altra, neanche sette mesi fa. E una di queste, è stata compiuta negli spazi all’interno del carcere a disposizione dell’associazione “Ristretti Orizzonti”, che cura la storica rivista dei detenuti. A raccontare l'incredibile vicenda di cronaca è Cristina Genesin del quotidiano 'il mattino di Padova'.

L’ex insegnante di matematica del penitenziario, la professoressa Silvia Bacca, 39enne di Padova, e il 26enne messinese Paolo Gatto, figlio di Giuseppe “Puccio” Gatto, storico reggente del clan capeggiato da Luigi Galli del quartiere Giostra di Messina, dietro le sbarre da tempo in regime di 41 bis, rischiano adesso di finire sotto processo assieme ad altri 6 indagati: Ivan Renato Monteiro Fonseca, 31enne capoverdiano, Thommy Cipolletti, 31enne di origine udinese, Andrea Manfrini, 28enne trentino di Rovereto, Bojan Simic, 42 anni, sloveno; e gli albanesi Taulant Ferroku, 33 e Roland Mamli, 37.

L’inchiesta

Le accuse contestate sono di concorso in danneggiamenti e lesioni aggravate per tutti, esclusa Bacca, chiamata a rispondere (con l’ormai ex fidanzato Gatto) di aver concorso nell’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione. Il pm Benedetto Roberti ha chiuso l’indagine, atto preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio.

La vicenda

La relazione fra Bacca e Gatto sarebbe nata sui banchi di scuola tra una spiegazione di matematica e un’interrogazione. Probabilmente la liaison durava da mesi - così come sottolinea il quotidiano veneto - ma era nota solo a pochi fidati amici del 26enne, rinchiuso nella sezione al quinto piano del grattacielo. Un giorno un detenuto apre d’improvviso la porta del bagno dell’aula didattica, scopre i due in atteggiamenti molto intimi e fa una segnalazione alla Direzione del penitenziario. La vendetta è pressoché immediata. E durissima.

L’11 maggio, nell’area dove si svolgono le attività di “Ristretti Orizzonti”, Gatto, Cipolletti e Fonseca Monteiro bloccano il recluso, lo circondano e poi lo picchiano anche con armi improprie. La lezione è pesante. Ma Gatto non si sarebbe accontentato.

Il 21 maggio Simic, Ferroku, Mamli e Manfrini, convinti da Gatto accusato di aver impartito gli ordini, aggrediscono di nuovo il detenuto in modo ancora più violento: lo sorprendono nella palestra e con spranghe e attrezzi vari gli provocandogli lesioni guaribili in 60 giorni, tra cui la frattura femorale. Dalle telecamere interne a circuito chiuso gli agenti assistono alla scena e intervengono quando ormai è tardi. Il 25 maggio - scrive ancora il quotidiano veneto - scatta il trasferimento per i detenuti coinvolti nella vicenda ed è trasmessa una segnalazione in procura che dà il via all’inchiesta.

Gatto finisce a Verona, gli altri a Vicenza, Venezia, Trento e Belluno. La relazione fra il messinese e l’insegnante continua: il 21 e il 28 agosto scorso la professoressa va in visita al recluso, al quale aveva già effettuato delle ricariche telefoniche, consentendogli di usare cellulare e chiavetta Usb comunicando di fatto con il mondo esterno grazie all’account “Micia Mimì”.

Tra i due - come scrive sempre 'il mattino di Padova' - le conversazioni sono risultate continue via chat. Gatto non esita a scrivere che «tanto nessuno si interesserà di noi», ammettendo di aver organizzato le spedizioni; inoltre sempre con la fidanzata ricorda l’accaduto e le iniziative da prendere nei confronti del detenuto che avrebbe fatto la denuncia.

Non solo: i due cercano di capire che cosa possono fare per impedire l’ allontanamento di lui da Padova e la compagna spiega come si sarebbe attivata in ambienti del terzo settore per evitare quel trasferimento. All’uscita dell’ultima visita nel carcere di Verona, a fine agosto, per Bacca è arrivata la sorpresa: la polizia penitenziaria le ha sequestrato il cellulare.