22 Aprile 2021

DIDATTICHE E DISTANZE di Eva Buttà

di Eva Butta’ – A. Una iniziale di fantasia. Il primo suono dell’alfabeto come primo, per primo, arriva il bisogno di dare aiuto a quel bambino che vive la scuola restando a casa, da interminabili settimane, mentre noi ci troviamo, fortunatamente, nello spazio fisico della scuola. Noi lo accogliamo, ora dopo ora, giorno dopo giorno, meet dopo meet, nell’aula con le finestre sempre aperte e lo schermo spalancato sul suo mondo.

Non racconterò dei disagi strutturali materiali e immateriali, cioè l’allestimento e il funzionamento dei dispositivi telematici disponibili, incompleti o problematici, lo sforzo di adattamento da parte di tutti, maestre, bambine e bambini, ad una didattica mista e inizialmente forzata, difficile da concepire.

Racconterò invece di come è stato faticoso, e importante nello stesso tempo, provare a entrare nei sentimenti di A., mentre lui era necessariamente, dolorosamente impegnato a ritirarsi ogni giorno un po’ di più.

Non si mostra del tutto a noi, A.. Di lui è stato possibile vedere, quasi esclusivamente e per la maggior parte del tempo, solo i capelli e la fronte.

A. fa in modo che la telecamera non inquadri i suoi grandi occhi celesti, per nascondere, a noi e a se stesso, uno sguardo inquieto e sperduto. Cerca di trasmetterci la sua nuova resistenza alle pratiche educative conosciute e sperimentate in periodi più felici, conciliando, a modo suo, un desiderio di presenza dentro l’assenza o, forse, un desiderio di assenza in quella forma di presenza insopportabile per un bambino.

A. non si trova, come noi, immerso nello spazio fisico dell’esperienza e della relazione educativa: ne è escluso. E proprio perché la realtà virtuale è priva del corpo e dei corpi, in assenza di uno spazio – rituale condiviso e riconoscibile, da “significare” attraverso l’esperienza senso – motorio – percettiva, A. non ha potuto “abitare” quella distanza. A. è da solo nella sua stanza, non ha una guida presente con la continuità di cui un bambino ha bisogno e che funga da contenimento.

Muovendoci nella direzione che questa nuova forma impone, fatta di distanza e di presenza, denominata “didattica mista”, mettiamo in gioco tutti, maestre, bambini e bambine, molti espedienti, a partire dalla “parola” offerta in modo tale da trasportare più emozione, più allegria, più possibilità di contatto. Lo schermo è sempre rivolto verso i compagni e le compagne, il lavoro, nonostante il distanziamento che subiamo in tutti gli ambienti della scuola, ha sempre una matrice cooperativa.

Paradossamente, A. si rivela il compagno di banco ideale, il pc portatile viene appoggiato accanto, vicinissimo, a tutti e a tutte!

A. ci segue nel giardino della scuola, nel quale evitiamo accuratamente di far merenda e di correre e giocare perché lui non può esser con noi e la tristezza lo avrebbe sconfitto, in quei momenti. Nel giardino ci andiamo esclusivamente per studiare, parlare, pensare insieme, prendere decisioni sul da farsi e A. viene con noi, nel rettangolo luminoso di una videochiamata su whatsapp…

Col passare delle settimane, l’esperienza della distanza diventa per lui insopportabile e ci nega, ora, anche la sua voce, il suo contributo, la sua fragranza particolare. Si schiude solo nelle occasioni in cui può esprimersi in modo solitario, ma più compiutamente: scrive dei versi bellissimi e me li trasmette, permettendomi di essere io a leggerli a voce alta agli altri, mi fa interminabili racconti per telefono, nei pomeriggi in cui revisioniamo il lavoro che non può condividere con la classe, riaccendendo in se stesso il desiderio di farlo assieme ai suoi compagni.

E poi, dopo sei mesi, finalmente, sorprendentemente, A. torna a scuola! Non ci speravo più… Adesso abbiamo finalmente per noi la sua voce robusta e allegra e il suo sguardo che ci attraversa, e attraversa i vetri delle finestre a cui si avvicina mille volte al giorno, come per dire al mondo là fuori: “Io sono qua!”.

Spazio

Spazio che sei infinito

Spazio che non ti conosco

Spazio di tanti colori

Spazio di troppe emozioni

A.