22 Aprile 2021

IL CASO GRILLO: “Di ciò di cui non si sa parlare si deve tacere” di Maria Teresa Collica

Di Maria Teresa Collica – Gli sforzi fatti in questi anni per superare alcuni luoghi comuni in merito alla violenza sessuale non sono evidentemente bastati, se un uomo come Beppe Grillo, ex comico e garante del Movimento più rivoluzionario del nostro Paese, come i Cinque Stelle, ha usato parole raccapriccianti e inconcepibili in un video pubblicato in rete,
che è subito diventato “virale”, per essere poi ripreso da tutti i mezzi di informazione.

Si potrebbe dire – e qualcuno prontamente lo ha fatto – che si è trattato soltanto ( sic )
del disperato tentativo di un padre di difendere il proprio giovane figlio, indagato
insieme a tre amici di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza italo-
svedese conosciuta in vacanza in Sardegna.

Ma se questa motivazione potrebbe (forse) spiegare lo sfogo, certamente non lo può giustificare, né minimizzare. Indipendentemente dalle reali responsabilità nel caso di specie, sulle quali ovviamente sarà la magistratura a fare chiarezza, Grillo, oltre a colpevolizzare la
vittima, esprime alcuni pregiudizi che sono duri a morire.

In primo luogo, l’idea che la violenza sessuale per essere considerata tale presupponga sempre una sorta di “onere di resistenza” da parte della vittima. E tornano alla mente i parametri che gli antichi giureconsulti pratici richiedevano come prova della violenza sessuale, quando facevano riferimento alle grida, ai capelli disciolti, alle vesti scompigliate, al racconto immediato dell’accaduto, ecc., ritenendoli necessari – ahimè – per superare la già
citata ritrosia della donna (che in realtà nasconderebbe il consenso).

Per citare un episodio meno remoto, ma altrettanto sconcertante, in quanto pur sempre figlio degli stessi pregiudizi e della stessa mentalità: anche trovare la vittima con i jeans abbassati
potrebbe essere considerato un indice della presenza del consenso, sul presupposto
della difficoltà a sfilarli senza una collaborazione di chi li indossa.

Argomento, questo, recepito in alcune decisioni giurisprudenziali, salvo poi essere
definitivamente accantonato sulla base della considerazione secondo cui in realtà la
vittima può a volte non reagire alla violenza o persino apparentemente consentirvi per
timore di conseguenze ulteriori.

In breve, sembra essere un dato ormai acquisito alla prassi giurisprudenziale quello della irrilevanza, ai fini della configurazione della violenza sessuale, dell’assenza di lesioni personali o del comportamento remissivo della vittima.

Il dissenso, inoltre, può anche subentrare ad un iniziale consenso, ed è proprio questo
che forse dovrà essere oggetto d’indagine da parte del giudice nel caso in esame, in
cui a rendere tutto ancora più torbido vi è il precedente uso di alcool.

Fa specie poi che un elemento da cui Grillo presume il consenso della vittima, sia la
denuncia tardiva, “solo dopo otto giorni dai fatti”. Ebbene, guarda caso, il legislatore
tutela la vittima di questo tipo di reati con un particolare regime della querela, che
prolunga il tempo utile per la denuncia in sei mesi, anziché negli ordinari tre mesi,
proprio per consentirle più tempo per prendere una decisione non certo facile. Sei
mesi che sono stati di recente portati a dodici dal disegno di legge, più noto come
“Codice rosso”, particolarmente voluto proprio dal Movimento Cinque Stelle, in un
momento in cui, peraltro, anche il Ministro di grazia e giustizia era grillino, e che,​
proprio sul “fattore tempo”, oltre che sull’inasprimento delle pene, puntava per
combattere il dilagare della violenza.

Ci sono, quindi, molti buoni motivi – non ultimo il contraddittorio atteggiamento nei
confronti della magistratura, che la “scellerata” uscita di Beppe Grillo lascia
trasparire – per augurarsi una presa di distanza netta ed inequivoca, una
stigmatizzazione forte e senza attenuanti, a partire proprio dagli esponenti del
Movimento Cinque Stelle, oltre che da tutte le altre forze politiche.

Chi ha fatto del “Vaffa” una piattaforma ideologica e metodo per fare politica si
prepari a riceverne adesso uno “forte e chiaro”!