22 Aprile 2021

“Tutti gli errori di Grillo nel difendere il figlio Ciro” di Vincenzo Cardile

di Vincenzo Cardile – Un argomento alquanto dibattuto sui social e sui quotidiani in questi giorni, è il video di Beppe Grillo in difesa del proprio figlio Ciro.

Grillo, da padre, con toni alquanto forti, prende le difese del figlio, attaccando velatamente la giustizia per la lentezza delle indagini svolte, e gettando delle accuse poco nobili, se non maschiliste alla ragazza, vittima del presunto stupro.

Prima di prendere qualsiasi posizione, è bene capire che c’è un’indagine in corso da quasi due anni, basata su un video e delle foto; ci sono quattro ragazzi indagati, e una ragazza che ha sporto denuncia; e infine, un padre, con enorme potere politico/mediatico, che difende il figlio in tutto e per tutto, sino alla morte, quantomeno sociale.

La cosa fondamentale, è che nessuno di noi, né tra chi attacca Grillo, né tra chi lo difende, ha contezza delle prove in mano alla Procura: nessuno ha visto i video incriminati o le fotografie estrapolate dai cellulari, non è dato leggere la denuncia sporta dalla presunta vittima, né le dichiarazioni rese dai presunti colpevoli.

Per cui, oggi, stiamo parlando di aria fritta, e ogni commento sul fatto, sarebbe inutile, in quanto comunque basato sul nulla, per come lo è… Grillo però, in questo video, degli errori oggettivi li commette, politicamente ma soprattutto umanamente.

Il primo errore è prettamente politico, perché non si può essere per anni il principe dei giustizialisti, diventando poi un’estremista garantista, quando la questione ti riguarda personalmente: così facendo si perde quella poca credibilità che si è ottenuta nel corso degli anni, mostrando ai propri elettori, forse il proprio reale volto.

Il secondo errore Grillo lo compie da un punto di vista Giuridico, allorquando assume che il figlio, insieme con gli altri ragazzi della “gang”, dovrebbe stare in carcere se fosse uno stupratore: ciò è giuridicamente inesatto, in quanto, è proprio sulla base del principio giustizialista che nessuno può essere considerato colpevole per il reato ascrittogli sino all’emissione di una sentenza di condanna definitiva.

Non essendoci la flagranza del reato, il codice di procedura penale prevede che la limitazione delle libertà personali con misure cautelari, si applichi esclusivamente se a carico dell’indagato sussistano gravi indizi di colpevolezza, e sempreché il giudice abbia riscontrato la presenza di una specifica ed inderogabile esigenza attinente alle indagini svolte, in rapporto a situazioni in cui è necessario preservare l’acquisizione delle prove o la loro genuinità, ovvero quando vi sia il pericolo di fuga o il pericolo di reiterazione del reato. Evidentemente, nel caso specifico, i Giudici non hanno ravvisato tali elementi.

Ma l’errore più grande, a mio modesto avviso Grillo lo compie da un punto di vista umano e morale, mandando un messaggio errato ai giovani, e a tutto il mondo social a cui si rivolge, soprattutto in un periodo storico in cui l’opinione pubblica è direttamente interessata a trattare i temi delicati come quello del catcalling, o del disegno di legge De Zan, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Puntualizzare che la ragazza dopo essere stata stuprata “la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia…”, è un modo per cancellare con un colpo di spugna la dignità femminile, che ci riporta indietro di centinaia di anni. Anni di battaglie sono stati calpestati con un video, fatto proprio da un esponente del partito politico di maggioranza, che fa dei social il proprio maggiore campo d’azione.

Il legislatore ha previsto un termine di sei mesi per permette alla vittima di presentare querela, e ciò perché il trauma subìto ha un percorso interiore che, a volte, non ha neanche un tempo, e dura per tutta la vita, non sei mesi, o otto giorni.

Quante donne e quanti uomini non hanno mai denunciato, per le più svariate ragioni molestie, vigliaccate o violenze fisiche o morali… l’età, il senso di colpa, la propria individualità e sensibilità, il grado di parentela o relazione sociale, la vergogna, la paura, il sentirsi sporchi, e quasi colpevoli dell’accaduto, sono elementi che portano spesso a trattenere dentro o negare il fatto stesso, se non addirittura, a compiere atti di autolesionismo, talvolta estremi.

Allora Grillo sbaglia: ogni persona ha il diritto di denunciare, così come ogni padre ha il diritto di difendere il proprio figlio, senza però denigrare la vittima del presunto reato, né tantomeno chi cerca di fare chiarezza sulla base di prove.

Ciò che resta da questa storia di ordinaria giustizia, su cui dovremmo riflettere, è forse l’assoluta mancanza di rispetto nella nostra quotidianità: mancanza di rispetto per la Magistratura che svolge il proprio lavoro, mancanza di rispetto per valori umani su cui si basa la nostra società, ma soprattutto, mancanza di rispetto per le donne, vittime di un maschilismo viscerale che sta dilagando in questo nuovo mondo, così troppo social, ma così poco rispettoso del sociale.