Sequestrata per mafia l’Avr, holding dei rifiuti. Indagata il neo assessore regionale Domenica Catalfamo

9 Giugno 2020

Finisce sotto sequestro per mafia e in amministrazione giudiziaria l’Avr, la holding che si occupa della raccolta rifiuti a Reggio Calabria e in altre sei regioni italiane, come di manutenzione e segnaletica su importanti arterie stradali e autostradali. E nel crollo travolge anche 13 persone, tutte indagate a piede libero, fra cui il presidente del cda Claudio Nardecchia e diversi politici e amministratori di tutto l’arco costituzionale dall’attuale assessore regionale Catalfamo, al vicesindaco e assessore all’Ambiente di Reggio Calabria Armando Neri (Pd),  al consigliere metropolitano di Reggio Calabria, Filippo Quartuccio (Art.1),  e a quello più l’ex consigliere regionale Giovanni Nucera (Pd).

Cuore reggino, sede legale a Roma, della holding di Avr faceva parte anche Ase (Autostrade service – servizi al territorio s.p.a.), acquisita nel 2011 da Autostrade italiane. Un’operazione che ha consentito alla società – sequestrata oggi dai carabinieri di Reggio Calabria, all’esito dell’indagine della procura antimafia – di acquisire nel tempo importanti appalti e lavori, fra cui il contratto di global service per l’arteria Firenze-Pisa-Livorno. Ma nel tempo, Avr si è messa in tasca anche i servizi di manutenzione straordinaria della segnaletica per Aeroporti di Roma S.p.A., di manutenzione ricorrente sulle autostrade italiane, come contratti e appalti in Polonia.

Per operare in Calabria – è emerso dall’inchiesta dei pm Stefano Musolino, Walter Ignazzitto e Alessandro Moffa, coordinata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri – la holding non esitava a scendere a patti con imprenditori vicini ai clan come con la politica, che spesso ha imposto alla società assunzioni e scatti di carriera per dipendenti selezionati, in futuro utili per acquisire voti e consensi. Altre accuse vengono contestate a funzionari di Comune e Città metropolitana per avere posto in essere atti di corruzione per l’esercizio della funzione o per il compimento di atti contrari ai doveri di ufficio allo scopo di agevolare la predetta società nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

La società invece per i giudici era in stabili e consolidati rapporti con  imprenditori appartenenti o collegati alle cosche della ‘ndrangheta collusi. E’ stato accertato, in particolare, che imprese riferibili all’associazione criminale ed operanti nei mandamenti Tirrenico e Ionico sono state, reiteratamente e colpevolmente, agevolate attraverso l’affidamento e l’esecuzione di opere, nel ramo d’azienda dedicato al settore edile e manutentivo, cosi consentendo alla medesima Avr di poter operare anche con il gradimento delle cosche. Anche in relazione all’esercizio del ramo di azienda dell’Avr operante nel settore del ciclo dei rifiuti e della pulizia del suolo è stata riconosciuta dal Tribunale l’agevolazione degli interessi di alcune storiche cosche di ndrangheta, egemoni nel territorio cittadino ed inserite tradizionalmente in questo importante segmento economico.

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