A Messina sindaco e prefetto inviano l’Esercito nelle scuole elementari e medie con il plauso dei presidi

21 Ottobre 2020 Inchieste/Giudiziaria
di Antonio Mazzeo - Quanto accaduto stamani a Messina nella scuola primaria e secondaria di primo grado “Pietro Donato” di Paradiso, con il presidio anti-Covid dei militari della brigata Meccanizzata “Aosta” dell’Esercito in tenuta di guerra, è l’ulteriore prova che ormai è stato superato ogni limite in quello che è il processo di militarizzazione della società in atto e purtroppo dell’intero sistema scolastico-educativo. Benissimo ha fatto il Garante per l’Infanzia del Comune, dottor Angelo Fabio Costantino, a stigmatizzare il comportamento delle forze armate affermando che esso “calpesta i diritti dei minori e la democrazia stessa”.
Costantino ha opportunamente chiesto alle istituzioni e alla società civile peloritana cosa mai potranno pensare i bambini che vivono simili scenari di guerra e “terrorismi assurdi e ingiustificati”, considerato poi che gli stessi hanno “già vissuto un trauma forte durante il periodo del lockdown, privati di semplici rapporti umani e dei contatti con coetanei e insegnanti”.
Quello che più sconcerta però della vicenda che ha visto trasformato l’ingresso di un centro scolastico statale in un check-point da paese sotto occupazione, è il silenzio assodante dell’intera comunità educativa a cui è affidata la tutela dei minori da ogni forma di violenza, nonché il dovere di promuovere la cultura della pace, della solidarietà, della giustizia. Solo alcuni genitori hanno sentito il dovere di denunciare l’illegittima militarizzazione della scuola, mentre appare davvero incredibile e gravissimo il commento rilasciato ai media dalla dirigente dell’Istituto Comprensivo di “Paradiso”, dottoressa Eleonora Corrado.
“Si è trattato di due giovani militari dell’Esercito, in divisa, corredata da tutto ciò che è previsto dalle norme in merito alla dotazione individuale per l’espletamento del servizio, per effettuare controlli anti-assembramento previsti dalle misure comunali di prevenzione anti-Covid”, ha dichiarato la dirigente. “La referente del plesso ha fatto un breve sondaggio nelle classi: nessun alunno ha dichiarato di aver paura e molti hanno dichiarato di non aver neanche notato la presenza dei militari davanti alla scuola. Inoltre la sottoscritta ha verificato presso la Segreteria dell’Ufficio della Prefettura di Messina che il controllo effettuato da esponenti dell’Esercito rientra tra i normali controlli stabiliti dal Comitato Tecnico Provinciale nel Patto per la Sicurezza Urbana firmato mercoledì 14 ottobre dal sindaco Cateno De Luca e dal Prefetto Maria Carmela Librizzi”.
Tutto bene e tutto normale dunque per la dirigente scolastica, che oltre ad essere evidentemente anni luce distante dai modelli pedagogici e formativi che dovrebbero fare da fondamento della Scuola della Costituzione repubblicana (il ripudio della guerra e dell’uso illegittimo della forza; l’insostituibilità della figura dell’insegnante e l’educare e il non reprimere, ecc.), si mostra ciecamente obbediente all’ennesimo Patto per la Sicurezza Urbana, del tutto arbitrario e autoritario e che certamente non può e né deve bypassare i compiti e le responsabilità del personale docente in quella che è la promozione e gestione delle relazioni con i minori.
La prova che a Messina si sia superato ogni limite in termini di bellicizzazione della sfera pubblica educativa sta nel fatto che mentre a Palermo i controlli armati anti-assembramento delle forze dell’ordine e dei militari di “Strade Sicure” sono stati riservati dalla Prefettura agli istituti superiori di secondo grado, il sindaco e la prefetta del capoluogo dello Stretto ritengono doveroso – senza alcuna preventiva informazione pubblica – di estenderlo pure ai bambini dai tre ai tredici anni d’età. Dirigenti e insegnanti embedded plaudono. Ognuno in Sicilia ha gli amministratori e gli “educatori” che si merita.

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