18 Dicembre 2020 Giudiziaria

Operazione Nebrodi, decisi oltre cento rinvii a giudizio per i clan dei Nebrodi

La mafia dei pascoli, che ha drenato dieci milioni di euro dalle casse dell’Agea e dell’Unione Europea, rubando allo Stato, va alla sbarra. Il sigillo giudiziario è arrivato poco dopo le due del pomeriggio di ieri, quando il gup Simona Finocchiaro a conclusione della maxi udienza preliminare “Nebrodi”, all’aula bunker, ha letto il lungo dispositivo con cui per il troncone principale ha deciso 97 rinvii a giudizio e 18 stralci. L’inizio del processo è stato fissato per il 2 marzo del 2021 davanti al Tribunale di Patti, ma per ragioni logistiche si svolgerà nell’aula bunker di Messina. L’esito finale è frutto di una serie di udienze che si sono tenute negli ultimi due mesi, e che avranno un’appendice a gennaio per i 7 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Si chiude così il cerchio sulle 133 persone che erano coinvolte inizialmente, numero che si è ridotto a 115 per i riti alternativi, i 4 patteggiamenti (Giuseppe Condipodero Marchetta, Antonino Russo, Enza Tindara Parisi e Marco Merenda), e alcuni stralci decisi in precedenza per problemi di notifiche. L’accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti della Dda Fabrizio Monaco, Antonio Carchietti e Francesco Massara, che si sono alternati in aula in queste settimane, aveva chiesto alle udienze scorse il rinvio a giudizio per tutti gli imputati che avevano scelto il rito ordinario, e l’ha ottenuto, con la conferma totale del quadro accusatorio prospettato. Parecchie le parti civili nel procedimento: l’imprenditore Carmelo Gulino, l’unico privato a costituirsi, il Parco dei Nebrodi, Addiopizzo Messina, l’Aciap di Patti e l’Acis di Sant’Agata Militello, la “Rete per la legalità” di Barcellona, Sos Impresa, Solidaria, la A.o.c.m., del comprensorio del Mela, la Fai Federazione antiracket italiana, e l’assessorato regionale al Territorio e ambiente. La maxi operazione “Nebrodi”, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, è scattata a gennaio con 94 arresti, 48 in carcere e 46 ai domiciliari. I reati: associazione di stampo mafioso, danneggiamento a seguito di incendio, uso di sigilli e strumenti contraffatti, falso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, truffa aggravata. Le indagini dei carabinieri del Ros hanno ricostruito il nuovo assetto del clan dei Batanesi a Tortorici. C’è poi un altro filone d’indagine condotto dalla Guardia di Finanza che si è concentrato sulla costola del clan dei Bontempo Scavo. È emersa un’associazione mafiosa molto invasiva, capace di rapportarsi, nel corso di riunioni tra affiliati, con organizzazioni mafiose di Catania, Enna, e con il mandamento delle Madonne di Cosa nostra palermitana. Gli investigatori hanno accertato, a partire dal 2013, la percezione di erogazioni pubbliche in agricoltura per oltre 10 milioni di euro.

ANTOCI: La giustizia farà il suo corso 

“Per anni – ha dichiarato Antoci – tutto rimaneva sotto traccia e mentre ciò accadeva, nel silenzio e nella paura di tutti, le famiglie mafiose introitavano milioni di euro nei loro conti correnti. Tutti incredibilmente soldi pubblici. Adesso la Giustizia farà il suo corso e il Processo restituirà, certamente, dignità e coraggio ad un territorio che non meritava di essere tenuto sotto scacco da questi personaggi”.