3 Settembre 2021 Giudiziaria

I dettagli: Il giallo di Caronia, la cognata intercettata disse: “Viviana ha ucciso Gioele”. E il marito: “Era fissata che le togliessero il bimbo”

“Sono arrabbiata con Viviana – diceva Mariella Mondello, la sorella del marito, e non sospettava di essere intercettata al telefono – io sono arrabbiata perché lei, va… a mio nipote me lo ha ammazzato lei. Per la sua testa, per le sue cose, noi ci abbiamo messo tutto il nostro impegno, ma lei non si è voluta curare”.

“Non ha alcun fondamento valido” la tesi dei legali del marito di Viviana Parisi- la deejay scomparsa insieme al figlio il 3 agosto del 2020 e ritrovata morta insieme al piccolo nei boschi di Caronia (Messina)- che la donna e Gioele sarebbero morti asfissiati in un pozzo alto mezzo metro. Lo dice la Procura di Patti (Messina) nella richiesta di archiviazione, replicando a distanza agli avvocati di Daniele Mondello, marito della deejay, che hanno sempre negato la possibilità dell’omicidio-suicidio. “Alcuni difensori dei familiari di Viviana  Parisi hanno avanzato una suggestiva ipotesi sulla sorte della donna e del suo bambino: Viviana e Gioele sarebbero ”precipitati” in un  pozzo profondo 3 – 5 metri, con circa mezzo metro d’acqua al suo  interno, per morire entrambi in seguito a ”asfissia in acqua” – dice il Procuratore Angelo Vittorio Cavallo nella richiesta di  archiviazione- I sostenitori di questa tesi ammettevano di non poter  stabilire se Viviana e Gioele fossero precipitati accidentalmente  all’interno di tale pozzo o se, invece, fossero stati intenzionalmente lanciati da qualcuno”. “I corpi di Viviana e Gioele, successivamente, sarebbero stati  prelevati ed estratti dal pozzo, dopo la loro morte, da parte di  soggetti sconosciuti, tramite l’utilizzo di un qualche strumento  (forcipe o altro) – dice ancora – Tali soggetti, dopo avere prelevato  il corpo di Viviana dal pozzo, avrebbero collocato il suo cadavere ai  piedi del traliccio, così operando un vero e proprio ”depistaggio””. Ma per la Procura “La tesi non ha alcun fondamento valido ed è  smentita dai risultati della stessa autopsia. A questi, si aggiungono  altre osservazioni specifiche”. “In primo luogo, il sopralluogo ed i  successivi accertamenti tecnici hanno evidenziato come la mano destra  di Viviana abbia ”artigliato” alcuni arbusti presenti al suolo,  assumendo la posizione di quiete nella quale è stata poi rinvenuta:  ebbene, appare assai difficile ipotizzare che gli autori del  fantomatico depistaggio possano aver usato un accorgimento così  ”raffinato”. In secondo luogo, le due lesioni  presenti sulla superficie del cuoio capelluto, in sede tempo-parietale sinistra, sono compatibili e trovano la loro logica spiegazione in un  urto diretto del capo della donna contro la superficie libera del  sasso lì presente, parzialmente interrato, nella fase di impatto al  suolo. Non appare un caso che le indagini genetiche effettuate sul sasso abbiano dato esito positivo con riferimento alla presenza di  sangue: appare ovvio come quel sangue non potesse che appartenere a  Viviana”. “Anche in questo caso, non si spiega come i presunti ed  ipotetici autori del depistaggio possano aver ”inscenato” tale  risultato – dice la Procura- In terzo luogo, i consulenti hanno  escluso la presenza sul corpo di Viviana di lesioni o comunque segni  riconducibili all’azione violenta di soggetti terzi, così come di ogni altra tipologia di evento traumatico fra cui, in particolare, anche il prelievo del corpo con ”forcipi” o ”strumenti di altro tipo”, o il suo ”trazionamento per i capelli”.  In quarto luogo, il cadavere di Viviana non è stato oggetto di  ”spostamento” ad opera di terzi, così come emerso, oltre che dagli  accertamenti medico – legali, anche dagli studi condotti  dall’entomologo, prof. Vanin; ne consegue che la decomposizione del  cadavere di Viviana Parisi è avvenuta nel medesimo luogo del suo  ritrovamento, che, pertanto, coincide con quello del decesso”. “In  quinto luogo, il cadavere di Viviana, come già visto, non reca alcun  segno o riscontro tipico delle morti per asfissia da annegamento in  acqua stagnante o in acque lacustri”. Ma i legali non sono d’accordo e fino a ieri, nel corso della manifestazione per ricordare Viviana e  Gioele, hanno ribadito la loro tesi. “Sono morte asfissiate in un  pozzo”. Marito intercettato: “Era fissata che le togliessero Gioele, manie persecutorie” “Non me l’aspettavo una cosa così, che andava a finire così. Pensavo che lei se ne era scappata,  perché si spaventava che gli prendevano il bambino, aveva la  fissazione che gli prendevano questo bambino… e quindi non lo so  boh…se ne è scappata?… ora martedì vediamo nell’autopsia”. Sono le 21.42 del 9 agosto 2020. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Viviana Parisi, dopo un incidente stradale in galleria Turdi sull’Autostrada Messina-Palermo. La donna e il figlio Gioele di 4 anni, che era con lei, scompaiono. Il corpo della donna verrà ritrovato dopo cinque giorni,  la sera dell’8 agosto, quello del bambino il 19 agosto, sempre nei  boschi. Quella sera, il marito della donna, Daniele Mondello, anche  lui deejay, parla con un amico, Tonino. “Lei era malata, diceva sempre che mi sarebbe successo qualcosa a me e al bambino. A me e al bambino. Aveva sempre queste paure allucinanti,  delle paure pazzesche”, dice Daniele nelle intercettazioni. E aggiunge: “Secondo me gli è scoppiato il cuore… –  dice senza sapere di essere intercettato – gli è venuto un attacco  cardiaco… troppo caldo, troppo…”. L’amico, Tonino, gli dice: “Sì,  ma c’è qualcosa che non va, secondo me, dico…”. E Daniele: “Sì, perché non si trova il bambino, quella è una cosa strana”. E aggiunge: “Mi  stanno massacrando, per quello che mi dicono… io non leggo niente”.  E l’amico: “Tipo che la colpa è tua…”. Il marito della donna replica: “Che cattiveria. Ma che ne sanno le persone di quello che ho passato io”. “Non si è voluta fare aiutare, io ho fatto il possibile, ma…”. Quando l’amico gli prospetta l’ipotesi che qualcuno possa avere preso il bambino, che poi verrà ritrovato solo il 19  agosto, Daniele dice: “A me sembra difficile, perché lei era malata,  capito? Aveva questo problema qua, di persecuzione, hai capito? Si  spaventava che…”. “Le è venuto qualche attacco cardiaco e il bambino è rimasto là solo come un cane” Nella richiesta di archiviazione la Procura di Patti  (Messina), che ha coordinato l’inchiesta per omicidio e omissioni di  atti di ufficio, scrive che la donna avrebbe prima strangolato il  figlio e poi si sarebbe tolta la vita lanciandosi dal traliccio, ai  piedi del quale è stata trovata nel pomeriggio del 6 agosto. Per  suffragare questa ipotesi, il Procuratore capo di Patti Angelo  Vittorio Cavallo, ribadisce che la donna aveva seri problemi  psicologici, emersi anche dalle intercettazioni telefoniche a  ambientali a parenti e amici di Viviana Parisi. Come questa in cui il  marito, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere ammette all’amico  Tonino che la donna soffriva di manie di persecuzione. Daniele, sempre dalle intercettazione,  ribadiva come sua moglie soffrisse di manie di persecuzione, ritenendo di essere inseguita e pedinata, addirittura, da macchine di grossa  cilindrata (”e invece con l’incidente, là si è cacata di sotto,  chissà cosa gli è sembrato, ha pensato chissà ora cosa succede, o  magari gli sembrava di essere inseguita. Perché lei mi diceva così, il fatto di essere seguita… che la seguivano con le macchine grosse…  per esempio ti vedeva a te che avevi la macchina, che tu hai la X…  là…e a lei gli sembrava che inseguivano a lei se è  il caso. Diceva che la inseguivano macchine grosse.  Aveva questa  cosa qua. Sì sì. Che la seguivano, che la guardavano, sì, manie di  persecuzione.e si si… si fissava, si fissava…”. Poi Daniele Mondello ipotizza all’amico che Viviana,  subito dopo l’incidente, potesse essersi nascosta, sottraendosi  volontariamente a chi la stava cercando, nella convinzione che le  avrebbero tolto il bambino, alla luce dei suoi ”anomali”  comportamenti (”…. martedì pomeriggio così… non lo so… non mi  ricordo bene, perché ero in giro. Mi è venuta questa cosa qua. Forse  lei, che ne sappiamo, è possibile che si sia prima nascosta e poi…  si, nascosta e non la vedevano. Magari lei passava e vedeva i  lampeggianti e quindi si è nascosta, si spaventava. Pensava, ora qua  mi prendono il bambino. Chissà cosa gli faceva dire la testa”. L’incidente in galleria, testimoni: “Prima lo schianto e poi la fuga nel bosco” L’auto che fa un sorpasso ad alta velocità, poi sbanda e dopo avere fatto zig zag in galleria si schianta contro un furgone. Ecco cosa accadde la mattina del 3 agosto del 2020 nella galleria Turdi sull’autostrada Messina-Palermo,  all’altezza di Sant’Agata di Militello, quando si persero le tracce di Viviana Parisi e del figlio Gioele. A raccontare quanto accadde quel giorno in galleria sono i numerosi testimoni ascoltati dalla Procura di  Patti, che a luglio ha chiesto l’archiviazione dell’indagine. “Testimoni oculari del sinistro hanno raccontato di aver notato la  vettura condotta da Viviana, che li precedeva nella corsia di marcia,  a circa 100 metri di distanza, iniziare una manovra di sorpasso nei  confronti di un camioncino – si legge nella richiesta di archiviazione – l’automobile, subito dopo, aveva iniziato a sbandare, come se il conducente avesse perso il controllo, andando poi ad urtare, con la propria fiancata destra, contro il furgone bianco”. “La consulenza tecnica disposta sulla dinamica del sinistro ha  accertato come la responsabilità nella causazione dell’incidente fosse da attribuirsi esclusivamente a Viviana – spiega la Procura – costei  aveva eseguito una manovra di sorpasso scorretta, non mantenendo la  dovuta distanza dal veicolo che stava superando ed invadendo la sua  corsia di marcia”. “La consulenza ha anche accertato come l’incidente, in ogni caso, non avesse provocato particolari conseguenze fisiche  sugli occupanti della Opel Corsa – dice la Procura che si basa sulle  consulenze – in altre parole, si può affermare come Viviana e Gioele  fossero comunque rimasti in buone condizioni di salute; dato peraltro  confermato da alcune deposizioni testimoniali”. Davide M. ha riferito  che, sempre in quel contesto, una ”signora vestita di blu”, gli  aveva comunicato di aver visto una donna con un bambino che si  dirigeva verso la ”montagnola” posizionata sopra la galleria (” la signora mi ha detto che aveva visto una donna con un bambino che si  dirigeva verso la montagnola che sta sopra la galleria, sempre a  destra della carreggiata” Anche Daniela G. ha ricordato che fu ”quella signora” a  riferirle di aver di aver visto una donna con un bambino in braccio  che aveva scavalcato il guardrail, subito dopo l’uscita della  galleria, e si era diretta verso gli alberi, sul lato destro della  carreggiata (”ricordo che la signora mi ha detto di aver visto una donna con un bambino in braccio, che in un primo momento si era come  appoggiata sul guardrail, subito dopo l’uscita della galleria, sulla  destra”). Subito dopo, altri due componenti della famiglia  settentrionale, l’uomo ed il ragazzo, avevano iniziato le ricerche  della donna e del bambino, “oltrepassando a loro volta il guardrail e  seguendo le indicazioni della ”signora””. Daniela C. “ha riferito di aver notato, una volta fermatasi nella piazzola, quasi come in una  scena irreale, una donna che camminava verso di lei, con un bambino in braccio”, (”continuavo a guardare verso il tunnel preoccupata, perché non vedevo più Salvatore che era entrato all’interno. Poco dopo,  notavo una donna che camminava verso l’uscita della galleria. Aveva in braccio un bambino”). La testimone ha precisato di esserle andata incontro, arrivando a  pochi metri da lei e di averle parlato, rivolgendole frasi  rassicuranti; la donna teneva in braccio, sul suo fianco destro, un  bambino di tre o quattro anni, che aveva gli occhi aperti e la testa  appoggiata sulla spalla destra della madre (”Io mi sono avvicinata  verso di lei, arrivando a pochi metri; il bambino era tenuto in  braccio, sul fianco destro della madre. Sono certa che aveva gli  occhi aperti, poiché aveva la testa appoggiata sulla spalla destra  della madre. Non erano sporchi di sangue. Io ho parlato a questa  donna, gli ho detto: ”signora venga qua non è successo niente”. Lei  aveva lo sguardo assente. Appena uscita dal tunnel, la donna non  veniva verso di me, ma usciva dalla strada, salendo verso la cima  della galleria, sparendo in un lampo”). Un’altra testimone, sempre leggendo le carte, ha visto la donna con il bambino “in piedi, da solo, a fianco della donna”. “Mentre stavamo per fermarci nella piazzuola,  poco dopo essere usciti dalla galleria, sulla destra, appena fuori  dalla galleria, notavo la presenza di un’altra persona, in particolare una donna che teneva per mano un bambino, che era in piedi di fianco a lei. Ricordo che la signora teneva il bambino con la mano sinistra e  il bambino si trovava in piedi alla sua sinistra; entrambi erano fermi al lato della strada, appena fuori dalla galleria”). Dunque, il  piccolo Gioele era ancora vivo e stava bene dopo l’incidente. Non ha  riportato ferite visibili. “Appare dunque del tutto fondato ritenere  che Viviana, subito dopo l’incidente in galleria, una volta uscita  dall’autovettura e recuperato Gioele, si sia volontariamente  allontanata dalla sede autostradale – dice la Procura- Ella, nel giro  di pochi istanti, si nascondeva tra la fitta vegetazione esistente sul bordo autostrada e non rispondeva ai richiami delle persone che la  stavano cercando. Molto probabilmente, costei ha deliberatamente  atteso che quegli individui andassero via, per poter riprendere a  muoversi, insieme al suo bambino”. Così i familiari tentarono di nascondere ai Pm il tentato suicidio di Viviana Nessuno doveva sapere del tentato suicidio di Viviana. Neppure gli inquirenti che indagavano sulla  scomparsa e poi sulla morte di madre e figlio. “E’ appena uscita adesso, al telegiornale, che hanno trovato il secondo certificato, di quando mia sorella ha tentato il suicidio”,  dice la sorella di Viviana, Denise Parisi, al suo compagno. La donna specificava che di questa vicenda non ne aveva fatto parola con  nessuno ”che io non ho detto nulla a nessuno, ovviamente”.  “Effettivamente Denise Parisi, escussa in data 5 agosto, si era ben  guardata dal riferire tale circostanza agli inquirenti, pur se di  indubbia rilevanza – scrive il Procuratore capo Angelo Vittorio  Cavallo – Il suo compagno la rassicurava, dicendole che loro non  potevano anche non saperlo (e va beh, potevamo non saperlo no?!!).  Dall’evolversi della conversazione, si comprendeva come anche il suo  compagno fosse a conoscenza dell’intera vicenda; costui, addirittura,  suggeriva a Denise di negare di aver mai visto quel certificato o  comunque di essere a conoscenza del suo contenuto, qualora qualcuno  glielo lo avesse richiesto (”tu questo certificato lo hai visto che l’hai visto, e c’è scritto altro, quindi, hai capito?  cioè, se  chiunque ti dice ‘senti,guarda’, a me non risulta!!”. ”Eeeh… io mia sorella l’ho vista e l’ho vista sana e a me risulta anche l’altro certificato che invece ho visto, eeh, diceva tutto una  cosa diversa di quello che han detto loro!”). “Comunque, e boh tanto doveva venire fuori, Cica, lo sappiamo viene tutto fuori adesso eh e  se anche, ti faccio un esempio, tua sorella aveva uno scheletro  nell’armadio qualsiasi, verrà fuori …”, dice il compagno Emanuele.  “Se faccio un esempio se tua sorella aveva l’amante viene fuori,  Daniele aveva l’amante verrà fuori”. “Adesso verrà fuori tutto,  tutto, tutto, tutto… comunque”. Volevano portarla da un esorcista Dopo l’ennesima crisi di Viviana i familiari la volevano portare da un esorcista. Secondo gli inquirenti Viviana avrebbe strangolato il  figlio e poi si sarebbe uccisa lanciandosi da un traliccio. “Tutte  ‘ste crisi…ma senti, andiamo dal prete? La volevo portare dal prete,  quello là di Gazzi, che è un prete esorcista”, dice Mariella Mondello, cognata della deejay, parlando con un’amica il 20 agosto  2020, cioè il giorno dopo il ritrovamento del piccolo Gioele. “Poi una le pensa tutte”, dice Mariella Mondello. E l’amica Daniela  replica: “e non ci è voluta venire?”. “No, per carità, al solito suo!”. La madre al nipote: “Gioia mia, è impazzita ed è andata proprio fuori di testa” “E’ andata proprio fuori di  testa, gioia mia”. Sono le parole di Carmela Trusso Cafarello, la  madre di Viviana. Parlando con il nipote Agostino, senza sapere  di essere intercettata, la donna ricordava  le vicissitudini di Viviana, i momenti di depressione, i due ricoveri  in pronto soccorso, la ”mania” di leggere la Bibbia ad alta voce  (”é andata proprio fuori di testa, gioia mia, proprio fuori di  testa; poi, quando lei ha avuto questa crisi qua che è stata  all’ospedale anche se ha avuto un’altra ricaduta ed è finita di nuovo all’ospedale, perché poi pensava che magari il merito non le volesse  bene, che la tradisse, ogni tanto cadeva… Daniele gli aveva proibito pure di leggere la Bibbia, gli ha detto guai a te… io te la tolgo,  te la brucio, non leggere più la Bibbia”). Ricorda al nipote, tra le lacrime, che la figlia “era dimagrita, non stava tanto bene, però lei  si manifestava che stava bene gioia mia, …incomp… e poi non lo  so… (piange) omissis”.        “C’è stato ‘sto lokdown e io forse ho trasmesso anche paura, poi dopo  dalla scuola siamo rimasti tutti in casa, io sono sincera, io non mi  affacciavo nemmeno più sul balcone, sono stata in malattia… perché  pensavo che il virus fosse sopra la testa, mi mettevo nel letto, avevo paura, gioia mia, io sono sincera, forse ho trasmesso anche più ansia  di quella che …incomp… che poi ho cercato di correggere, però  molto probabilmente in quel momento era tanto fragile, che poi si è  trovata qui chiusa in casa… omissis é andata proprio fuori di  testa, gioia mia, proprio fuori di testa; poi,quando lei ha avuto  questa crisi qua che è stata all’ospedale, è stata due giorni dalla  suocera a Messina, quando poi lei ha voluto… che si sentiva meglio  rientrare a casa, la Polizia l’ha fermata e l’ha fatto un bel  verbalone omissis ma Vivianetta poi si era ripresa comunque gioia  mia… omissis anche se ha avuto un’altra ricaduta ed è finita di  nuovo all’ospedale, perché poi pensava che magari il merito non le  volesse bene, che la tradisse, e cose… ma quello magari è un momento di manie che aveva che… incomp… ogni tanto cadeva… Daniele gli  aveva proibito pure di leggere la Bibbia, gli ha detto guai a te… io te la tolgo, te la brucio, non leggere più la Bibbia”. Come emerge da  alcuni interrogatori Viviana, durante il lockdown, nonostante il  divieto di uscire, si recava davanti alla chiesa di Venetico e si  metteva a leggere ad alta voce la Bibbia. “Si è trovata in un momento veramente che il cervello in  quel momento gli è andato fuori di testa, gioia mia, ma questo Viviana stava bene, credimi Viviana stava bene… omissis…. perché lei era  depressa, era depressa, la depressione purtroppo le avevano dato delle pastiglie sostituite dal suo medico curante, va bene la sostituzione  delle pastiglie all’ospedale … incomp… la prima volta, lei è  andata lì come che predicava, ha preso la Bibbia, andava sulla  terrazza qui e leggeva ad alta voce la Bibbia come impazzita, questo  io lo dico, perché lo so, l’ho detto anche alla Polizia, era  impazzita, leggeva la Bibbia veramente… omissis”. La cognata intercettata: “Doveva portare a santificare Gioele alla piramide” Il giorno in cui è scomparsa Viviana forse era diretta alla Piramide della Luce,  un’installazione alta 30 metri in acciaio patinato, che è anche il  luogo dove ogni anno a giugno si svolge il ‘rito della luce’. E che ha trasformato quell’altura a Motta d’Affermo, tra i Nebrodi e il mare,  di fronte agli scavi dell’antica Halaesa, in una terra mistica e  simbolica che potrebbe essere stata la meta mai raggiunta da Viviana  Parisi, la dj trovata morta a pochi chilometri di distanza. A dirlo,  senza sapere di essere intercettata, il 13 agosto 2020 alle 19.29,  cioè pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Viviana, è la  cognata Maria Mondello, detta Mariella. “E’ vero che doveva andare là, alla Piramide della Luce, perché lei gliel’aveva detto anche a Carmen  che doveva andare là per… santificare suo figlio, che cazzo ne so,  lei doveva andare là, te lo dico io, poi lei ha avuto…”, dice  Mariella Mondello, sorella di Daniele Mondello, marito della deejay,  parlando con l’amica.  “E’ andata fuori di testa” dopo l’incidente in galleria, “si è  spaventata, è impazzita perché a lei bastava poco capito?”. La donna  ricorda all’amica le allarmanti frasi pronunciate da Viviana durante  le sue recenti crisi (”Mondello: lei diceva quando era… lei  diceva che quando aveva le crisi ah… io non voglio vivere in questa vita, non mi piace, questa vita non voglio vivere più in questa  vita… capito? perché lei stava male, cose…”). L’amica le dice:  “cioè, purtroppo la depressione è così…”. E la cognata di Viviana  replica: “Io ho fatto tutto il possibile, è stata lei che non si è  fatta aiutare…”. “Ha ucciso mio nipote e poi si è ammazzata” “Sono arrabbiata con Viviana … io sono arrabbiata perché lei, va… a mio nipote me lo ha ammazzato  lei! Per la sua testa, per le sue cose, noi ci abbiamo messo tutto il  nostro impegno, ma lei non si è voluta curare!” dice ancora Mariella Mondello. Se agli inquirenti il marito e la cognata dicevano che la donna era una  madre amorevole e una moglie devota, la realtà, ascoltando le intercettazioni, sembra essere diversa.  Parlando con l’amica Vincenza, il 10 agosto, cioè all’indomani del  ritrovamento del cadavere, la donna ricordava anche come i genitori di Viviana avessero fatto ben poco per aiutare la figlia (”i suoi  genitori, non abbiamo avuto il supporto, glielo ‘avevamo detto noi  ‘scendete, curiamola…”), da tempo in preda ad una forte  depressione”. Il 20 agosto, parlando con un’altra amica, Mariella  rincara la dose. “Sempre con il senno del poi… questo bambino non  doveva essere lasciato solo con sua madre”, le dice Enza, l’amica. E  Mariella Mondello risponde: “Quella un bastarda era, mio fratello,  quella mattina, gli aveva”. E l’amica: “Perché era una pazza… era una pazza;”. Maria: “Una  mattina… quella mattina gli ha detto: vengo anche io… lui… no  no (gne.. gneeee), e dice gli aveva attaccato… poi gli ha detto che voleva venire perché mi sento un poco male e non voleva restare da  solo e lei se ne è “fottuta” , no, doveva andare da sola, dice che lui stanotte se l’è sognata e lei gli ha detto che dice che lei stava  andando la’”. In un’altra conversazione telefonica intercettata la cognata della  deejay si sfoga: “Lei (Viviana ndr) ogni tanto diceva: io non voglio  vivere in questo mondo lei l’ha detto ah! Lei l’ha detto durante il  lockdown, a me questo mondo… e piangeva non mi piace!”. Maria,  come emerge dalle intercettazioni della Procura di Patti, inserite  nella richiesta di archiviazione, rimproverava al fratello di essere  stato sempre troppo accondiscendente con la moglie e di averle  permesso di uscire in auto da sola, la mattina del 3 agosto, portando  con sé il figlio Gioele, nonostante conoscesse le sue condizioni di  salute. “Mio fratello, per evitare… dice lei si stava alterando, per evitare che si alterasse, come sempre, perché mio fratello evitava,  dice: va bene, va, vai da sola, ma portati il telefono… portati il  telefono… e lui dice: lei gli ha detto: si, si l’ho preso invece il telefono lei, ho pensava di averlo in borsa, perché lei lo lasciava  dentro questo telefono, o non lo ha preso apposta non lo so. Dopo di  che se n’e andata.”. Secondo la Procura di Patti Maria Mondello “non escludeva  che Viviana si fosse suicidata, proprio a causa delle sue precarie  condizioni di salute e della convinzione che qualcuno le potesse  togliere il bambino (”lei è scesa dalla macchina in preda al  panico, alla fusione totale, non ha capito più un cazzo, e la cosa che pensava… ora questo bambino? ora mi seguono? ora mi prendono? ora mi levano il bambino, perché giustamente lei, in quelle condizioni,  chissà che cazzo gli è passato nella testa, è andata e si è ammazzata! Ma non lo so come è, va… ha ammazzato prima il bambino, boh…”.        Poi racconta le continue liti tra il fratello e Viviana: “Doveva stare sempre con lei, sempre con lei, va, pazza va’… è inutile che si  dica…”. “Mio fratello è pure già arrabbiato, questa mattina mi ha  detto: da quando l’ho conosciuta mi ha fatto sempre l’inferno! Così mi ha detto! Ci ha rovinato… a mio fratello gli ha rovinato la vita,  perché mio fratello ora…”. L’amica: “Ha rovinato la vita a tutti, è  una famiglia distrutta…”. E Mariella: “a tutti, a…”. “Se avessi  saputo… io gli ho detto a mio fratello: se avessi saputo che lei gli faceva fare questa fine al bambino, io glielo scippavo dalle braccia  il bambino, glielo scippavo, glielo scippavo, neanche glielo facevo  vedere più… me l’ha ammazzato… me l’ha ammazzato con questa…”.        E racconta cosa accadde quella mattina del 3 agosto, quando la donna  andò in autostrada con il figlio Gioele. “Hanno fatto colazione  insieme, poi lei gli ha detto… aspetta, poi lei gli ha detto che  voleva uscire, e lui gli ha detto: vengo anch’io a Milazzo con voi,  ah… no, no, ma perché non ti fidi? perché c’è… c’è il bambino  …incomp… non ti fidi, tipo gliel’ha buttata cosi… e lui gli ha  detto: no, ma sai, io mi sento pure, non voglio rimanere a casa sola  perché ho… ho avuto un attacco di panico, da sola …incomp…”.  “Mio fratello per evitare… dice, lei si stava alterando, per evitare che si alterasse, come sempre, perché mio fratello evitava, dice: va  bene, va, vai da sola, ma portati il telefono… portati il  telefono… e lui dice: lei gli ha detto: si, si l’ho preso invece il telefono lei, ho pensava di averlo in borsa, perché lei lo lasciava  dentro questo telefono, o non lo ha preso apposta non lo so. Dopo di  che se ne andata”. “Io glielo dicevo sempre a mio fratello Daniele,  stai attento al bambino, stai attento al bambino, ti raccomando, ah… Gioele che fa? Gioele che dice? omissis”. “Gli davo due schiaffi e gli dicevo: io vengo con te, se tu non vuoi venire mi lasci il bambino,  invece no! Doveva vincere sempre lei, doveva vincere, ha fatto vincere sempre lei, e lui per fare vincere sempre lei… ha perso pure il  bambino!”. L’amica le dice: “era cattiva Maria, era cattiva…”. E la Mondello replica: “Va bene Enza, questo lo so, io l’ho sempre detto a  loro… lei era solo buona e dolce con mio padre, perché mio papà,  quando andava, gli dava i soldi, mio padre ancora tutt’ora, ma poi con il resto della famiglia è stata sempre una …incomp… nonostante  questo noi l’abbiamo… per amore di mio fratello facevamo finta di  non sentire, non vedere, di non sentire di non vedere e ci ha  ammazzato anche il nipote!!”. A un’altra amica, Annamaria, dice: “Il  bambino è morto, te lo dico io, lei sa che cazzo gli ha fatto! Ho  parlato con quella sensitiva, te l’avevo detto?… ”). La Procura di  Patti ritiene: “Maria Mondello ipotizzava che la cognata potesse aver  fatto un gesto estremo nella convinzione che il bambino le sarebbe  stato tolto, dopo l’incidente causato in galleria ed anche alla luce  dei certificati medici che attestavano i precedenti ricoveri ed il suo precario stato di salute”. E Mariella Mondello la definisce “malata e cattiva”. Il marito si oppone all’archiviazione Daniele Mondello farà opposizione alla richiesta di archiviazione depositata a luglio dal Procuratore di Patti Angelo Vittorio Cavallo.  “Al momento stiamo studiando le carte – dice l’avvocato Pietro Venuti, legale del marito, all’Adnkronos – ma è certo che faremo opposizione”. La famiglia di Viviana contesta la tesi della Procura secondo cui  Viviana sarebbe prima scappata nel bosco e poi avrebbe ucciso il figlio Giole prima di suicidarsi lanciandosi da un traliccio. “Il fascicolo è composto da migliaia di pagine – spiega il legale – e  non le abbiamo ancora lette tutte. Ci sono tante stranezze in questa  vicenda che vengono riportate anche dai consulenti del pm. Ad esempio, il luogo in cui è stato trovato il corpo della signora Viviana è una  zona boschiva abbastanza silenziosa. Perché sono stati fatti  sopralluoghi, sia di giorno che di notte, ed era possibile udire il  rumore di persone e animali che stavano a distanza anche di 100 metri. Siccome in quel contesto c’erano operai di sugheri che stavano  lavorando, hanno udito qualcosa? Se fosse stato compiuto un gesto  estremo, si sarebbero sentite delle grida. Invece non è stato sentito  nulla”.