18 Settembre 2021 Giudiziaria

‘Ndrangheta: pentito, ci fu progetto omicidio figlio GratterI

Un progetto di attentato della ‘ndrangheta per uccidere il figlio del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. A rivelarlo alla Dda di Reggio Calabria Antonio Cataldo, esponente dell’omonima cosca di Locri, dal giugno scorso collaboratore di giustizia.

Il sostituto procuratore della Dda Giovanni Calamita, in merito alle dichiarazioni di Cataldo, ha depositato due verbali agli atti del processo “Riscatto-Mille e una notte”.

Il nuovo pentito, condannato a 8 anni di reclusione nel processo “Mandamento Jonico”, ha riferito ai magistrati ciò che ha sentito nel carcere di Reggio Calabria nel 2013, quando del procuratore Gratteri si parlava come possibile Ministro della Giustizia del Governo Renzi. Nomina che poi sfumò.

A parlare a Cataldo del progetto di attentato al figlio di Gratteri sarebbe stato un esponente della cosca Cordì, Guido Brusaferri: “Nel 2013 – ha detto Antonio Cataldo – l’unico argomento associativo di cui ho parlato con Brusaferri é stato il proposito di attentato al figlio del dottore Gratteri. Tra noi detenuti, in particolare quelli di Locri, c’era allarme per la sua nomina a ministro. Temevamo, in particolare, leggi più ferree contro la criminalità organizzata. Ma Brusaferri mi tranquillizzò dicendo ‘tanto tra poco sistemano il figlio’. Lo avrebbero investito con una macchina”.

Non è stata l’unica volta che la ‘ndrangheta tenta colpire i figli del procuratore di Catanzaro. Nel gennaio 2016, infatti, il ragazzo sventò un sequestro di persona a Messina dove studiava all’università. Era gennaio, infatti, quando due soggetti, spacciandosi per finti poliziotti, tentarono di introdursi nello stabile in cui abitava il figlio di Gratteri.

La solidarietà del collega Sebastiano Ardita.

“Il neo collaboratore Antonio Cataldo – l’ultimo pentito di Ndrangheta – ha parlato dell’odio degli ndranghetisti verso Nicola Gratteri. Ha raccontato che nel 2013 un altro detenuto di Locri, gli aveva “raccontato del progetto per compiere un attentato al figlio di Nicola Gratteri che in quel momento era stato proposto come ministro della Giustizia”.  “C’era un allarme in generale… delle persone detenute… loro temevano delle… dei processi… e leggi più ferree”, ha detto, aggiungendo poi inquietanti particolari sulle modalità con le quali doveva essere commesso il delitto: “Specifico che non volevano spararlo ma che lo avrebbero investito con una macchina”. Qualche tempo dopo il 2013, quando ero procuratore aggiunto a Messina – scrive in un post su Facebook Ardita – Nicola venne a denunciare una brutta intimidazione ai danni di suo figlio che somigliava ad un sopralluogo preattentato. La foto che pubblico risale proprio a quel giorno in cui venne a Messina ed è l’occasione per esprimere a Nicola Gratteri ed alla sua splendida famiglia la più grande forte e affettuosa solidarietà”.

Morra: “Piano contro figlio Gratteri da vigliacchi”

“Vigliacchi! Progettare l’omicidio del figlio per arginare l’azione del padre!”. Lo scrive sui social il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, commentando la notizia relativa a un piano della ‘ndrangheta per uccidere il figlio del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri. Secondo quanto riferito da un pentito, i fatti risalgono al 2013, quando il nome del magistrato era circolato come possibile ministro della Giustizia. “Fra qualche giorno – aggiunge Morra – in Calabria si voterà per le regionali. Chi dei vari candidati dovesse cercare voti in certi mondi che puzzano di ‘ndrangheta in maniera vergognosa, dovrà rispondere di rapporti con ‘ominicchi’ che non si fanno scrupolo nel progettare di ammazzare giovani ed adolescenti sol perché figli di uomini che hanno senso del dovere e dello Stato”.

Neri (Fdi): “Sconcertanti le parole del boss di ‘ndrangheta, e ora pentito, Cataldo”

“Sconcertanti le parole del boss di ‘ndrangheta, e ora pentito, Cataldo, secondo cui i clan reggini avrebbero progetto di uccidere il figlio di Nicola Gratteri. Piena solidarietà al procuratore di Catanzaro, certo che il suo impegno contro il cancro della nostra terra, non si affievolirà. Secondo le ricostruzioni degli organi di stampa il pentito Antonio Cataldo ha rivelato che doveva essere un incidente in moto l’agguato che nel 2014 era stato progettato dalle cosche di Locri contro il figlio di Gratteri. Un segnale purtroppo, tanto preoccupante quanto significativo, di un lavoro di bonifica e di ricerca di libertà per le nostre comunità, costruito in questi anni dalla squadra del dott. Gratteri. Il riscatto della nostra Calabria passa anche dal grande sforzo che in questi anni ha messo in campo la procura antimafia per riaffermare la legalità sui territori, e soprattutto per promuovere la cultura del rispetto delle e nelle istituzioni” è quanto afferma in una nota onsigliere regionale della Calabria (Fdi) Giuseppe Neri.