22 Settembre 2021 Giudiziaria

IL PROCESSO: “AIU I SODDI NTA SACCHETTA”. L’EX PRESIDENTE TERMINI CONFERMA LE ACCUSE CONTRO L’IMPRENDITORE CELESTI

Di Enrico Di Giacomo – Nuova udienza ieri del processo nato dalle rivelazioni dell’ex presidente di Amam Leonardo Termini, che durante le indagini dell’inchiesta ‘Terzo livello” decise di rivelare ai magistrati pressioni e minacce subite. Denunce che Termini ha fatto anche durante il processo di primo grado nato da questa inchiesta e che lo ha visto imputato, poi assolto con formula piena, ma che ha visto, tra gli altri, la condanna dell’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile a 8 anni e 3 mesi di carcere, poi ridotti a 4 in appello.

L’inchiesta prese forma grazie alle indagini della polizia giudiziaria della Polizia diretta allora dal questore aggiunto Fabio Ettaro, e coordinate dal sostituto procuratore Federica Rende.

GLI IMPUTATI.

I tre imputati in questo processo sono l’imprenditore Gaetano Celesti, l’ex direttore generale dell’Amam Luigi La Rosa e l’imprenditore etneo Salvatore Brischetto.

LE ACCUSE IN AULA DEL TESTE TERMINI.

Leonardo Termini, davanti ai giudici della Prima Sezione Penale, il collegio è presieduto dal presidente Adriana Sciglio e dalle colleghe Letteria Silipigni e Arianna Raffa, in un’ora di esame da parte del sostituto procuratore Piero Vinci e della difesa di Gaetano Celesti, l’avvocato Vincenzo Grosso, ha ripetuto le accuse già cristallizzate nell’informativa della Polizia Giudiziaria della Polizia che all’epoca si occupò delle indagini.

Le domande dell’accusa sono state incentrate soprattutto sulla figura dell’imprenditore Gaetano ‘Tiberio’ Celesti e sui suoi rapporti con l’ex presidente dell’Amam. “Tiberio, così si faceva chiamare, Celesti l’ho conosciuto durante la crisi idrica che da ottobre a luglio del 2015 colpì il territorio di Messina. All’inizio il rapporto era formale, poi col passare del tempo ci siamo dati del tu. Lui si occupava soprattutto di riparazioni delle condotte, avendo spesso vinto gli appalti che riguardavano quel tipo di lavori”.

Rapporti che degenerano (“erano rapporti di conoscenza e non di amicizia”) fino a diventare pesanti e, a detta di Termini, anche insopportabili. L’imprenditore rivendica dei crediti consistenti da parte dell’Amam e davanti al trascorrere dei mesi inizia, sempre secondo il racconto di Leonardo Termini, una marcatura ad uomo.

Mi sono state offerte somme di denaro in cambio di pagamenti di somme dovute a due ditte: una la Celesti Costruzioni srl e una riconducibile alla moglie (la Edil condotte di Sacco Angela e C. sas, ndr). Celesti mi sollecitò dei pagamenti. Io risposi che c’erano altre priorità. Nel pagare, come metodo davamo priorità a stipendi e contributi, poi con quello che rimaneva si pagavano i fornitori e le ditte. Il criterio per pagare le ditta era cronologico e si dava priorità alle necessità dell’Amam, motivi d’urgenza etc.”.

COME ‘MAZZETTA’ LA PERCENTUALE SUI PAGAMENTI.

Sollecitato dal sostituto Piero Vinci, Termini ha ricostruito gli incontri in cui ‘Tiberio’ Celesti gli fa la ‘proposta indecente’, in tutto tre e tutti registrati segretamente dall’ex presidente Amam.

Il Celesti mi propose un pagamento in percentuale sui pagamenti da fare. Tu guadagni poco, mi disse, invece di pagare gli interessi i soldi li do a te. La percentuale era del 20%“. Percentuale contestata dall’accusa in quanto lo stesso Termini, in fase di indagini, parlò di un 15%.

“La prima richiesta mi fu fatta durante un funerale in via del Santo. Mi disse, ‘se dovessi avere difficoltà sono disposto a darti un sostegno economico, nella vita c’è sempre bisogno’. Ma rimase una discussione generica”.

E’ nel secondo incontro che l’imprenditore propone all’ex presidente Amam l’idea della percentuale, secondo l’accusa ne tenta la corruzione.

“Un’altra volta in macchina, entrati nella sua auto dopo aver preso un caffè al bar Elisir, mi parlò della percentuale. Mi ribadì che nel pagare i mandati, visto che venivo pagato poco, anziché pagare gli interessi mi avrebbe dato una percentuale del 20%. Registrai tutta la conversazione“. Ma perchè registrare gli incontri con una persona che veniva considerata una buona conoscenza? “Portai il registratore perchè c’era un ambiente ostile, fui consigliato in questo senso”.

Ai due episodi ne seguì un terzo, forse il più grave. “Celesti era solito frequentare gli uffici dell’Amam, anche la moglie era molto presente. Fu in una di queste sue ‘visite’ che mi fermò davanti l’entrata dell’azienda, ricordandomi dei pagamenti e dicendomi che aveva del denaro in tasca. “I soldi si stanno infradicendo…’, mi disse in dialetto. Io davanti all’offerta mostrai totale disappunto. Ribadisco comunque che i soldi mi sono state offerti solo in riferimento al pagamento delle sue ditte anche se lui si interessò del pagamento dei mandati di altre ditte. ‘Li conosco, hanno difficoltà’, mi disse. Doveva riscuotere crediti da quelle ditte”.

Termini accenna anche agli incontri con l’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile.

“La Barrile e Celesti si conoscevano bene. Anche Emilia Barrile mi sollecitò il pagamento a favore dei Celesti. Io non raccontai mai alla Barrile delle ‘proposte indecenti’ di Celesti. Una volta, ad un incontro con la Barrile, lei mi consigliò di lasciare il telefono in auto. ‘Siamo tutti intercettati’, mi disse. E mi consigliò di accettare la proposta dei Celesti. ‘Se vuoi li prendo io (i soldi, ndr) e te li porto’. ‘Siete tutti pazzi’, le risposi“.

Momenti di tensioni si sono registrati quando l’avvocato di Celesti, Grosso, ha chiesto a Termini se fosse vero che si fece pagare dall’imprenditore un biglietto aereo. “Si, mi pagò il biglietto di aereo per Roma, ero in missione per Amam, come anticipazione. Glieli restituii subito dopo”. Il legale di Celesti ha poi chiesto a Termini se corrispondesse al vero che Celesti si occupò di alcuni lavori per delle infiltrazioni a casa della sua ex moglie: “Durante il mese di ottobre ci fu un problema di infiltrazioni nella stanza di mio figlio. Lavori di poco conto di cui non me ne occupai direttamente”.

Il Tribunale ha deciso di acquisire il supporto informatico contenente la registrazione dei dialoghi tra Termini e Gaetano Celesti e ha poi stabilito la data della prossima udienza che si svolgerà l’11 gennaio del 2022, quando verrà sentito l’ingegnere Francesco Cardile, funzionario Amam, prosciolto in udienza preliminare dal gup Simona Finocchiaro. Il pubblico ministero Vinci ha chiesto inoltre di modificare il capo d’imputazione contestato a Celesti inserendo, oltre a quella del 15%, anche la percentuale del 20% e di modificare la data di consumazione del reato al 9 dicembre 2016.

LO STRALCIO.

Per quanto riguarda la posizione degli imprenditori Micali, Giuseppe e Natale, inizialmente indagati assieme a Celesti, La Rosa e Brischetto, dopo l’eccezione preliminare sollevata dai difensori, gli avvocati Alberto Gullino e Alessandro Billè, il gup Finocchiaro ha disposto lo stralcio e la restituzione del fascicolo al pm.

I legali hanno eccepito il mancato interrogatorio dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e la mancanza di atti che invece vengono menzionati all’interno del fascicolo del pm.

TUTTE LE ACCUSE.

Sotto i riflettori della magistratura è finita una gara per l’appalto di controllo e manutenzione degli impianti di sollevamento Fiumefreddo, Bufardo Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte che attraversano il territorio catanese. Per la procura sarebbe stato messo in piedi un caso di abuso d’ufficio per favorire una ditta soltanto, collocando nel bando una clausola precisa.

Le ipotesi d’accusa sono differenziate. Celesti risponde di un’ipotesi di corruzione perchè nel 2017 avrebbe promesso il pagamento di una ‘mazzetta’ in percentuale del 15% (Termini eri ha parlato del 20%) all’allora presidente del cda dell’Amam Leonardo Termini, se l’ente avesse ‘proceduto con celerità’ al pagamento di alcuni mandati in favore di alcune imprese, ovvero Parrino, Pettinato e 2G Costruzioni, che avevano eseguito lavori per l’Amam (Termini nell’udienza di ieri ha però precisato che l’ipotesi di corruzione riguarda il pagamento di alcune mandati in favore soltanto delle società di Celesti e della moglie).

Ai due Micali, Giuseppe e Natale, titolari delle ditte Ecol200 e Intercontinentale srl, viene invece contestata un’ipotesi di frode in pubbliche forniture. Dal marzo al dicembre del 2016, dopo essersi aggiudicati in tempi diversi l’appalto per il servizio di autoespurgo 24 ore su 24 del 5° e 6° Quartiere, e poi del 1° e 2°, avrebbero in pratica fatto ‘società insieme”. In concreto avrebbero eseguito “…i lavori oggetto dei due affidamenti, che prevedevano due distinte squadre di intervento per ciascuna delle due ditte aggiudicativi e per ciascuna delle aree oggetto di appalto, con la medesima squadra di operai e i medesimi mezzi”.

All’Intercontinentale Servizio Igiene S.r.l., amministratore unico l’imprenditore Natale Micali, l’Azienda Meridionale Acque Messina ha commissionato un gran numero di lavori: nel 2013 il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione comunale (impegno di spesa 11.500 euro); nel 2014 la manutenzione ordinaria delle reti fognarie della 3^ e 4^ Circoscrizione (44.819 euro), la pulizia delle vasche e dei sistemi di aspirazione del depuratore di Mili (la gara di 148.200 euro è stata vinta grazie a un ribasso record del 43,92%), con affidamento diretto ancora il servizio autoespurgo della 5^ e 6^ Circoscrizione (32.375 euro), la scerbatura e pitturazione degli impianti idrici e fognari del Comune di Messina (50.000 euro). Nel 2015 l’AMAM ha invece affidato alla società di Natale Micali i lavori di rifacimento della rete idrica di alimentazione del serbatoio Portella a servizio dei villaggi collinari della zona Nord (177.000 euro, a cui poi con perizia tecnica di variante si sono aggiunti altri 23.010 euro); i lavori per il ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione (117.325 euro); i lavori di somma urgenza per il ripristino del canale di convogliamento dei fanghi di uscita dal depuratore di Mili (50.200 euro). Nel 2016, l’Intercontinentale Servizio Igiene s.r.l. si è invece aggiudicata la gara per l’esecuzione del servizio di autoespurgo delle Circoscrizioni 1^ e 2^ con un’offerta di -33.3% rispetto alla somma impegnata nel bando (183.000 euro). Nello stesso anno, l’AMAM ha affidato alla Ecol 2000 S.r.l., nella titolarità di Giuseppe Micali, fratello di Natale Micali, i lavori di ripristino della funzionalità delle reti fognarie della 1^ e 2^ Circoscrizione comunale (importo a base d’asta 150.000 euro, offerta con un ribasso dell’11,13%).

Per la terza vicenda l’ex dg dell’Amam La Rosa e l’imprenditore Brischetto devono difendersi dall’ipotesi di abuso d’ufficio.

All’indomani della crisi idrica a Messina, a dicembre del 2015, l’Amam pubblicò un avviso di manifestazione d’interesse per individuare le imprese che avrebbero potuto occuparsi della manutenzione periodica delle strutture idriche che servivano la città, ovvero gli impianti di sollevamento Fiumefreddo, Bufardo Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte che attraversano il Catanese.

Fu una solo l’impresa che avanzò la manifestazione d’interesse, la C.M.S. di Brischetto, che si aggiudicò l’appalto da 400mila euro a gennaio del 2016.

Secondo la Procura – e qui si sarebbe concretizzato l’abuso d’ufficio con l’ingiusto vantaggio economico per l’impresa – l’inserimento di una clausola di limitazione della partecipazione alla gara alle sole imprese che disponessero di una officina nel raggio di 15km dal cantiere, di fatto escluse le altre ditte dal poter partecipare alla gara e ‘mascherava il cottimo fiduciario in affidamento diretto’.

La Sezione della Polizia Giudiziaria della P.S. di Messina aveva rilevato alcune sospette anomalie nella gestione dei bandi di gara AMAM e nelle modalità di affidamento dei lavori a imprese esterne. “I lavori o servizi commissionati sotto forma di affidamento diretto rappresentano nella quasi totalità dei casi proroghe di appalti già aggiudicati ad una determinata ditta per il tempo necessario all’espletamento delle nuove gare”, si legge nel rapporto presentato il 4 maggio 2017 in Procura, a firma del vicequestore aggiunto Fabio Ettaro. “A tal riguardo si ritiene che la prassi dell’AMAM di indire la nuova gara solamente allo scadere della precedente possa costituire un’anomalia nella gestione degli appalti. Infatti la maggior parte dei lavori o servizi prorogati prevedendo una durata variabile tra i 6 e i 12 mesi, avrebbero consentito una tempestiva programmazione e reso evitabile il continuo ricorso a proroghe con affidamento diretto nelle more dell’espletamento di nuove gare”.

Sempre secondo gli inquirenti, queste criticità si sarebbero evidenziate particolarmente nelle procedure di gara aggiudicate alla C.M.S. S.r.l., importante azienda che ha sede nella zona industriale di Fiumefreddo di Sicilia e che opera nella realizzazione, riparazione e manutenzione di acquedotti, gasdotti, oleodotti ed opere di irrigazione. Nel periodo 2013-2016, l’AMAM ha aggiudicato alla C.M.S. tre cottimi, uno per annualità, aventi tutti il medesimo oggetto ovvero il servizio di gestione, controllo e presidio degli impianti di sollevamento dell’acquedotto del Fiumefreddo, Bufardo-Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte ricadenti nella provincia di Catania. “Sono queste tra le gare AMAM di maggiore importo, con un valore di oltre 400.000 euro”, annota la Sezione della Polizia Giudiziaria di Messina. “Nell’avviso di manifestazione d’interesse per la gara 2015, l’AMAM richiedeva alle aziende alcuni requisiti minimi di partecipazione (esperienze pregresse, espletamento negli ultimi tre anni precedenti identici servizi, ecc.). Sebbene la procedura in questione si caratterizzi per la pubblicità che dovrebbe consentire la più ampia partecipazione possibile, in realtà sembrerebbe una procedura finalizzata all’affidamento del servizio proprio alla ditta C.M.S.. La combinazione di due requisiti sopra evidenziati, ovvero la precedente esperienza e la disponibilità di un’adeguata officina nelle immediate vicinanze degli impianti da gestire, di fatto riducono drasticamente qualunque forma di concorrenza. Tale ipotesi sembrerebbe provata proprio dal fatto che a differenza delle precedenti gare ove si erano presentate anche altre ditte, nella procedura in questione la C.M.S. è stata l’unica a manifestare l’interesse a parteciparvi”.

“Per ogni annualità esaminata dal 2013 al 2016 si è visto che il Direttore Generale Luigi La Rosa, nella fase di indizione della gara, ha puntualmente prorogato il servizio in corso per i tempi strettamente necessari all’espletamento delle procedure di gara per periodi variabili dai 30 ai 90 giorni”, aggiungono gli inquirenti. “Per tali proroghe sono stati impegnati gli importi corrispondenti ai ribassi d’asta offerti dalla ditta aggiudicatrice della gara prorogata, cioè sempre la C.M.S.. Ciò che desta maggiore perplessità è poi il ripetersi di disfunzioni correlate alla programmazione degli affidamenti del servizio di gestione, controllo e presidio dell’impianto acquedottistico, trattandosi di un servizio di primaria importanza e assoluta necessità ed avendo durata annuale potrebbe esser indetto con maggior tempestività. E’ accaduto invece che per quanto riguarda le procedure esaminate i primi atti necessari allo svolgimento delle gare, ovvero le richieste autorizzazione al legale rappresentante siano state protocollate e quindi fino a prova contraria inoltrate proprio nei periodi coincidenti con la fine del servizio in corso”.