24 Settembre 2021 Giudiziaria

L’INCHIESTA SULLE CASE DI CURA, ECCO TUTTI I NOMI DEI 32 INDAGATI

di EDG – Tre misure interdittive della durata di quattro mesi, 25 indagati, sequestri per oltre tre milioni di euro nei confronti di sette strutture convenzionate. Un’indagine della Guardia di finanza di Messina, coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia, ha svelato una maxi truffa ai danni del servizio sanitario nazionale. I titolari di alcune note case di cura avrebbero ottenuto rimborsi maggiorati grazie alle complicità all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale della città dello stretto. Tre gli imprenditori sospesi per quattro mesi (la Procura ad ottobre 2020 aveva chiesto gli arresti domiciliari per i tre imprenditori sospesi e per l’ispettrice Asp Fazio). Sono Emmanuel Miraglia (foto), rappresentante legale della Cappellani Giomi spa (avrebbe ricevuto 423.934 euro in più); Domenico Francesco Chiera, della casa di cura “C.O.T. Cure ortopediche traumatologiche” (364.415 euro in più) e Gustavo Barresi (foto), della Casa di Cura Villa Salus (655.063 euro in più). Gustavo Barresi, 51 anni, laureato in Economia aziendale alla Bocconi di Milano, è amministratore della casa di cura Villa Salus di Messina, che ha festeggiato proprio pochi giorni fa 60 anni di attività. Professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Messina e docente in diversi master in managment sanitario presso diversi atenei italiani, è componente del comitato editoriale di Mecosan, la più importante rivista del settore.

Fra i 25 indagati, ci sono anche funzionari dell’Azienda sanitaria: un ruolo centrale l’avrebbe avuto Mariagiuliana Fazio, l’ex responsabile del Nucleo operativo di controllo dell’Asp, ormai in pensione.

Il gip parla di un “articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l’entità dei rimborsi corrisposti dal sistema sanitario”, indicando nella scheda di dimissione ospedaliera un “Drg difforme rispetto alle reali attività come risultanti dalle cartelle cliniche”. Una truffa da tre milioni di euro.

Di seguito i nomi delle 25 persone (un’altra è deceduta durante l’inchiesta), tra funzionari Asp, medici, rappresentanti della sanità privata e dipendenti a vari livelli, e delle 7 società iscritte nel registro degli indagati dal giudice, la dott. Tiziana Leanza:

FAZIO Mariagiuliana, nata a Reggio Calabria il 13 gennaio 1956; MIRAGLIA Emmanuel, nato a Roma l’8 novembre 1939; CHIERA Domenico Francesco, nato a Guardavalle (CZ) il 22 aprile 1958; BARRESI Gustavo, nato a Messina il 15 gennaio 1970; FERLAZZO Marco, nato a Messina il 4 gennaio 1959; MERLINO Antonino Francesco, nato a Crotone in data 8 dicembre 1951; FACCIOLA’ Caterina,nata a Messina il 27 settembre 1960; CATENA Carmelo, nato a Ficarra il 27 maggio 1948; FILIPPONE Michele, nato a Locri (RC) il 4 novembre 1976; ALAIMO Antonio Gioacchino Luigi, nato a Gela (CL) in data 11 marzo 1977; PUGLISI Emanuele, nato a Villafranca Tirrena il 29 giugno 1971; MANGANO Santi, nato a Messina il 3 marzo 1958; PRINCIOTTO Nicola, nato a Sant’Agata di Militello (ME) il 18 aprile 1976; FRANCOLINO Aldo, nato a Messina il 7 novembre 1950; BONACCORSO Giovanna, nata a Messina il 3 aprile 1959; B. S. Deceduto; GIUFFRÈ Giovanna, nata a Reggio Calabria il 23 gennaio 1969; MAZZEO Letteria, nata a Messina il 5 novembre 1966; NASO Maria Romualda, nata a Messina il 26 marzo 1957; BIVIANO Rosa Maria, nata a Messina il 24 ottobre 1956; CICERO Roberto, nato a Messina il 26 marzo 1971; MOLICA BISCI Maria Tindara, nata a Gioiosa Marea il 10 dicembre 1964; STRACUZZI Giovanni, nato a Barcellona P.G. il 22 marzo 1972; LO PRESTI Aldo, nato a Barcellona G. il 16 ottobre 1973; BARCA Antonino, nato a Barcellona G. il 26 marzo 1963; ABATE Giuseppe, nato a Messina il 2 gennaio 1973; C.O.T. — Cure Ortopediche Traumatologiche S.p.A. (P.I. 00184810836); Cappellani Giorni S.p.A. (P.I. 11060571004); G.I.O.M.I.   S.p.A.  – Gestione Istituti Ortopedici nel  Mezzogiorno d’Italia (C.F.13162110152, P.I. 06619881003); Casa di cura Cristo Re r.l. (C.F. 001918550833); Casa di cura Villa Salus del G. Barresi di A. Barresi & C. S.a.S. (P.I. 01379750837); Provincia sicula dei chierici regolari ministri degli infermi (Casa di cura San Camillo) (P.I. 00191770833); Casa di cura Carmona r.l. (P.I. 01428290892);

Dopo i nomi, vanno però fatte alcune doverose precisazioni che lo stesso gip sottolinea nel siglare l’ordinanza di misura cautelare.

Scrive il gip Leanza, “…considerazioni più meditate si impongono nei confronti degli indagati Mangano Santi, Francolino Aldo, Princiotto Nicola, Bonaccorso Giovanna, B. S., Giuffrè Giovanna, Mazzeo Letteria e Naso Maria Romualda. Fermo rimanendo il giudizio di gravità indiziaria già espresso nei loro confronti nelle pagine che precedono, ritiene questo decidente che il loro ruolo “subalterno” rispetto alle pretese della Fazio (in tal senso emblematiche sono le considerazioni espresse da B. S. (deceduto) nel corso del dialogo con Mangano Santi intercettato il 14 novembre 2019: “la Villa Salus quella là che erano le contestazioni si, gliele ha riammesse ha messo a verbale… ha scritto quella cosa…che… i verbali lì che gli sono rimasti … fare un piccolo taglietto del 3% di una cosa che…non c’era (…) vabbé, lei decide… ha deciso così…non è che gli dici…di no…eh? Tanto voi non avete fatto marcia indietro… d’altronde lei è il capo…lei si prende la responsabilità…eh (…) fìgghiuoli ormai così…nelle aziende ormai così è”)’ — unitamente considerato con la mancanza di un interesse personale e diretto nella realizzazione dei falsi contestati, induce a ritenere il loro agire esclusivamente condizionato dalle direttive della principale indagata e, per tale motivo, scevro da autonomi profili di rilevanza cautelare. Tanto premesso, formulare, a maggiore ragione, un giudizio prognostico, qualificato da tratti di apprezzabile concretezza, in ordine alla possibilità (recte: probabilità) che gli stessi possano reiterare delitti della stessa specie di quelli per i quali si procede una volta venuta meno la “direzione” della Fazio, appare, all’evidenza, percorso interpretativo gravato da una manifesta forzatura. Ne consegue che la richiesta cautelare avanzata nei loro confronti non è allo stato meritevole di accoglimento“.

La firma all’insaputa della dipendente.

C’è una contestazione di falso materiale in atto pubblico fatta nei confronti di Mariagiuliana Fazio, l’ex responsabile del Nucleo operativo di controllo dell’Asp, che si fonda su una conversazione intercettata in ambientale il 19 luglio 2019 all’interno dell’ufficio in uso alla Fazio e dalla contestuale videoripresa, “dalle quali – scrive il gip – si aveva inequivocabile contezza del fatto che la stessa aveva apposto su un documento una sottoscrizione apocrifa in luogo della sua dipendente Giuffrè Giovanna. In particolare, allorquando una collaboratrice faceva rilevare all’indagata che su un documento mancava la firma della Giuffrè (“manca quella di Giovanna Giuffrè ”), ella, dopo aver verificato che le altre sottoscrizioni erano regolari e avere, al contempo, “studiato” la firma della dipendente in quel momento assente (“vediamo come fìrma…tanto fa uno scarabocchio lei…da quello che vedo…guarda come fìrma”), provvedeva ad apporre una firma sul documento in questione, sottopostole dalla collega Bonaccorso Giovanna, simulando quella della Giuffrè, confidando che la stessa non la avrebbe comunque disconosciuta (“certo non mi sconfesserà” )”.

“La condotta sopra descritta – conclude il gip Leanza – consistente nell’apporre una firma apocrifa su un documento pubblico, vero nel contenuto, in tal modo alterandolo, vale a integrare gli estremi del reato di falso materiale in atto pubblico commesso da un pubblico ufficiale, tale essendo la qualifica dell’autrice del falso”.