18 Ottobre 2021 Giudiziaria

LE AMBULANZE DEI MESSINESI CALDERONE, SEQUESTRO PREVENTIVO DI 200MILA EURO

Sequestro preventivo per la cooperativa First Aid, che opera nel settore dei trasporti sanitari, e per un importo di circa 200mila euro tra disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni e autoveicoli. La Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito all’alba di oggi, lunedì 18 ottobre, quella che è di fatto la prosecuzione dell’indagine che il 18 marzo scorso aveva decapitato il vertice dell’Asst di Pavia con l’arresto (ai domiciliari) dell’allora direttore generale, insieme al responsabile del procedimento per la gara d’appalto contestata, Davide Rigozzi, e agli amministratori di fatto della cooperative di ambulanze, i fratelli Antonio e Francesco Calderone, originari di Messina e residenti, rispettivamente, a Roma e Arese.

Le indagini svolte dai finanzieri pavesi hanno individuato diverse gare d’appalto, sempre per l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza, in varie parti del territorio nazionale (non solo Pavia ma anche Roma, Milano, Perugia, Ancona e Pescara) vinte dalla stessa cooperativa, “che sono però risultate turbate – spiega la Finanza nella nota odierna – e per le quali sono state riscontrate diverse frodi nell’esecuzione del servizio pubblico”. La cooperativa è accusata di aver vinto gli appalti con valori al ribasso garantiti dallo sfruttamento di volontari-lavoratori “costretti a turni massacranti (per oltre 12 ore continuative senza pause)”.

Le irregolarità nella gestione sarebbero proseguite anche dopo gli arresti, con la nomina di un nuovo presidente “sicuramente indipendente dagli indagati – spiega ancora la Guardia di finanza di Pavia – qualificato e in grado di assicurare una corretta esecuzione del servizio, anche se sempre e costantemente affiancato nella gestione della cooperativa da ulteriori persone legate a doppio filo con gli indagati”. Così il Gip del Tribunale di Pavia Maria Crsitina Lapi ha disposto il sequestro preventivo “dell’intero compendio aziendale della cooperativa il cui patrimonio è di circa 5 milioni di euro oltreché il sequestro per equivalente di circa 200mila euro in capo ai caporali”.

“Il pubblico servizio svolto dalla cooperativa non verrà comunque interrotto – conclude la nota della Finanza – in quanto lo stesso Tribunale ha incaricato un amministratore giudiziario per la gestione e corretta continuazione delle attività di soccorso”. Nonostante le rassicurazioini sulla continuità aziendale e anzi la maggior tutela garantita a lavoratori in precedenza sfruttati, la notizia del sequestro della cooperativa ha portato già questa mattina dei lavoratori in protesta fuori dal Tribunale di Pavia.

Il servizio – secondo i magistrati – veniva espletato, nel pieno della pandemia in corso, in condizioni igienicamente precarie e pregiudizievoli per la salute degli ammalati, violando le più elementari norme sanitarie imposte dalla normativa anti Covid-19. Il numero “esiguo” di mezzi invece “comprometteva l’efficienza dei soccorsi a disposizione della collettività”. La “qualità del servizio” richiesto dall’appalto “era molto al di sotto di quanto pattuito”, creando “numerose e continue inefficienze unite a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie”, spesso “confermate” anche dalle “segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i presidi ospedalieri”.